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«Importanti reperti archeologici giacciono ancora alle cave, a rischio la loro conservazione»

CARRARA – In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia (18-19-20 Giugno 2021), Italia Nostra, sezione
Apuo-Lunense “Luigi Biso”,  sostiene disinteresse da parte del Comune di Carrara (Massa-Carrara) per l’eccezionale patrimonio archeologico di cui la città dispone e, ancora una volta, richiama gli enti interessati  ad interventi urgenti di tutela: numerosissimi, infatti, sono i reperti marmorei d’epoca romana abbandonati presso molte cave attive nei bacini marmiferi.

«Come molti cittadini sanno, – spiega Italia Nostra – nonostante l’enorme espansione delle attività estrattive, in particolare negli ultimi dieci anni, e, in certo senso, “grazie” a questa, sono emersi, e continuano a emergere, manufatti semilavorati d’epoca romana, agevolmente riconoscibili per le iscrizioni apposte a scalpello (notae lapicidinarum) e per il tipo di semilavorazione propria degli antichi romani. Sono capitelli e basi di colonne di varie dimensioni, colonne, vasche, bacini, blocchi riquadrati predisposti per il taglio nei cantieri di utilizzo, e altro ancora. La semilavorazione in cava aveva lo scopo di alleggerire il peso delle operazioni di trasporto, sia per la lizzatura dei materiali al piano sia per il trasporto con carri al porto industriale di Luni (situato ad occidente della città) dal quale le cave apuane distavano circa 12 chilometri».

«Al momento dell’inaugurazione (1982), – prosegue – il Museo Civico del Marmo esponeva un’imponente massa di documentazione relativa alle cave romane individuate a Carrara, con relativa campionatura dei marmi lì estratti in epoca romana: non disponeva ancora, però, di semilavorati marmorei originali. Questi hanno iniziato ad affluire al museo negli anni successivi grazie alla collaborazione tra l’Ufficio Marmo e l’ufficio Cultura del Comune, attività che si ampliò ulteriormente in virtù dell’Ordinanza del sindaco Fausto Marchetti, tutt’oggi vigente, che impegna gli uffici comunali al recupero dei reperti ed alla loro sistemazione presso il museo. Purtroppo, negli ultimi anni, come abbiamo più volte denunciato inascoltati, questa attività di recupero e di tutela è venuta meno con il risultato che molti e importanti reperti giacciono ancora presso i siti di rinvenimento, con grave pregiudizio per la loro conservazione».

«Eppure, come risulta negli Atti ufficiali, – conclude Italia Nostra – il Museo del Marmo fu creato proprio con la finalità di raccogliere, studiare e valorizzare le testimonianze originali della storia del marmo di Carrara, il cui settore archeologico è un’eccellenza nazionale ed europea. Da anni l’assessorato alla cultura del Comune di Carrara ha cessato l’attività di incremento dei materiali e, peggio ancora, ha soppresso alcune sezioni (artigianato storico del marmo), con un conseguente impoverimento del percorso espositivo, spogliato di componenti fondamentali, come documenta chiaramente il catalogo-guida del Museo stesso. Di fronte a quotidiani proclami di promozione di attività culturali, suona davvero stonato (e incomprensibili) che si trascuri una specificità storica, artistica e culturale non reperibile altrove».