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Case Carpano: il rifugio dei partigiani e la strage di Forno. Le Apuane tra misteri e segreti

Nel 77esimo anniversario dell'eccidio nazifascista che tolse la vita a 68 persone, insieme al fotografo Mauro Simoncini, andiamo alla scoperta del luogo in cui i partigiani massesi trovarono rifugio prima e dopo quel 13 giugno del 1944

MASSA – Le Alpi Apuane sono conosciute anche per le loro inospitali pareti, che le rendono una vera e propria sfida per gli escursionisti che tentano di raggiungere le magnifiche vette della catena, per godere dell’unico panorama che offrono. L’inospitalità delle Apuane è stata una costante nel tempo e si è sempre ritrovata nelle leggende (che anche noi vi abbiamo raccontato) tra mostri e demoni, nascosti tra le rocce e le grotte dei monti della luna, ma anche tra le preghiere che fin dai tempi dei Liguri-Apuani sono state rivolte al “Dio della Montagna“. Ma nei periodi di maggiore difficoltà, proprio quelle pareti inospitali e difficili da scalare si sono rivelate amiche.

Ai tempi delle guerre tra i romani e i Liguri-Apuani, i nativi delle montagne si riunivano nei “conciliabulum” per difendersi dalle invasioni nemiche e trovavano rifugio proprio nelle montagne più alte, come, per esempio, il Monte Altissimo, montagna sacra per loro. Ma questa pratica di difesa è sopravvissuta nei millenni: noi vi abbiamo già raccontato della via della Libertà (vedi qui) che, durante la Resistenza, ha permesso a centinaia di civili di raggiungere l’Italia liberata sfuggendo alla violenze nazi-fasciste. Oggi, invece, vogliamo riportavi a quell’epoca buia e, più in particolare, grazie al bellissimo scatto di Mauro Simoncini, vogliamo portarvi all’ombra del Monte Cavallo e del Monte Contrario, sopra la Valle degli Alberghi, alle Case Carpano.

Case Carpano

ISO200 1/400s f10 8mm
Le Alpi Apuane trasudano di storia. Sentieri, lizze, bivacchi e vecchi casolari sono protagonisti della vita dei nostri antenati. La fotografia deve servire per ritrarre questi ambienti e per far si che possano raccontarci le loro storie. Di Mauro Simoncini.

Protetti da quelle case, a circa 1000 metri sul livello del mare, vivevano i pastori di una volta. Loro usavano fermarsi lì, durante la transumanza o per portare gli animali al pascolo, anzi che tornare al paese di Forno, visibile dalle case. Poco più sotto, invece, troviamo la Valle degli Alberghi, con il suo casone destinato ai cavatori che ogni giorno percorrevano la via di lizza che da Biforco, poco sopra Forno, li avrebbe portati al duro lavoro che caratterizza le Apuane.

Ma le Case Carpano, così come il vallone degli Alberghi, erano anche la base dei partigiani massesi che dopo l’8 settembre del 1943 operavano nelle Apuane. Le brigate dei partigiani, comandate da Marcello Garosi detto “Tito“, scesero proprio dalla Valle degli Alberghi il 9 giugno del 1944 prima di andare ad occupare il paese di Forno. E proprio alle Case Carpano ritrovarono rifugio il 13 giugno, il giorno della terribile strage che per mano dei nazifascisti arrivati a Forno tolse la vita a 68 persone. Uno, ma purtroppo non l’unico, eccidio a cui le Apuane hanno dovuto assistere.

Esattamente 77 anni fa, il paese di Forno veniva devastato dalla violenza senz’anima degli invasori nazi-fascisti. Le Apuane, quel giorno, si sono tinte di rosso, come il sangue innocente che è stato versato. Le Apuane, da quel giorno e da sempre, sono diventate sinonimo di libertà: quella dei pastori liguri-apuani, quella dei viandanti della via Vandelli e quella di chi crede in un mondo senza discriminazioni, davanti all’infinita grandezza della natura.