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Dèi benevoli e invasioni nemiche: la storia del Monte Sagro. Le Apuane tra misteri e segreti

Fin dai tempi delle popolazioni neolitiche, la montagna di Carrara è stata al centro di superstizioni e religioni, tramandate prima ai Liguri Apuani e poi ai romani. Oggi, nel nuovo episodio della rubrica in collaborazione con il fotografo Mauro Simoncini, vi portiamo in vetta a una delle montagne più battute, passando per un viaggio nel tempo

CARRARA – Per molti si tratta della prima ed unica vetta apuana mai raggiunta. Per altri si tratta solo della prima, di una scintilla che fa scoppiare una passione incontenibile per i monti della luna. In ogni caso, il Monte Sagro ha rappresentato e continua a rappresentare qualcosa di speciale nella vita di tutti gli abitanti della zona, in particolare per quelli di Carrara, sovrastata dalla possente montagna, tanto da rinominarla “montagna dei carrarini”.

I 1749 metri di altezza del Sagro sono facilmente raggiungibili da tutti attraverso il sentiero 172 del Club Alpino Italiano prima di raggiungere il bivio con il blu di vetta. Due ore, circa, di cammino alla portata di tutti, grandi e piccini, che rendono l’escursione sul Sagro una delle più battute. Noi, oggi, vogliamo accompagnarvi in un viaggio che non vi porterà solo in cima alla montagna di Carrara, ma anche indietro nel tempo, a quando i Liguri Apuani vivevano le sue grotte, dentro le quali trovavano riparo anche dagli invasori. Un viaggio anche visivo, grazie al bellissimo scatto di Mauro Simoncini che inquadra e lascia senza tempo il gruppo innevato.

Monte Sagro e gruppo del Monte Sagro innevato

ISO 200 1/500s f7.1 80mm
Le nuvole in fotografia sono preziosissime. Creano atmosfere uniche e irripetibili, come in questo caso. Il gruppo del Sagro, in veste invernale, è scolpito nelle sue luci ed ombre da nuvole veloci e leggere che cambiano forma rapidamente. Di Mauro Simoncini.

Per iniziare il nostro viaggio, è fondamentale spiegare fin da subito l’origine del nome di questa maestosa montagna. Secondo alcune fonti, il termine “sagro” è da ricondurre alle popolazioni romane che abitavano Luni ai tempi delle invasioni barbariche. Queste, spaventate dai saccheggi e dalle violenze barbariche, scapparono fino ai piedi della montagna che donò a loro rifugio. Siccome fra essi si trovavano i primi cristiani, in molti pregarono per la loro salvezza, tanto da dare l’appellativo di sacro al monte che li stava ospitando.

Ma il cristianesimo non fu la prima religione a popolare il folklore della zona legato al monte. In generale, fin dai tempi dell’eneolitico, popolazioni di pastori arrivavano ai piedi delle Alpi Apuane nelle torride estati. Sono tante le grotte, ai piedi del Sagro e nelle zone circostanti (come vi abbiamo raccontato qui), che testimoniano la presenza di queste popolazioni primitive. La ragione che spingeva queste popolazioni a spostarsi dalla costa alle montagne era la pioggia. In estate, infatti, le montagne prossime al mare favoriscono la formazione di nubi e rovesci. Oggi questo fenomeno ha una spiegazione scientifica, ma per gli eneolitici apuani tale pioggia era da ricondurre a un dio benevolo che abitava sulla vetta del Monte, appunto, Sagro, e che elargiva piogge. Un culto che sembra sia stato tramandato anche ai Liguri Apuani, come confermato da Plinio il Vecchio, prima che i romani li cacciassero nel 180 a.C. e li deportassero nel Sannio, l’attuale provincia di Benevento.

Anche i romani, però, fecero tesoro di questi miti. Secondo le leggende, infatti, Giove, il padre degli dei romani, abitava sulla vetta del Sagro. E proprio Giove, adirato, scese dalla montagna per difendere il suo amico Aronte (di cui abbiamo raccontato qui) quando la giovane sirena di cui si era innamorato stava per abbandonarlo per via della sua ormai età avanzata. Fu Giove, secondo la leggenda, a trasformare questa Sirena, che stava tornando a mare percorrendo il Carriona, in una statua di marmo che è ancora presente nella città di Carrara.

Insomma, il Monte Sagro ha da sempre rappresentato un punto focale della vita di chi ai suoi piedi abitava. Oggi, per molti rappresenta l’opportunità di una giornata sulle Apuane e la possibilità di godere dello splendido panorama che si apre sulla sua cima: dalla catena apuana, al mare e alla Corsica e, nelle giornate più terse, al Monviso. Il tutto segnalato nella rosa dei venti istallata in vetta, di fianco alla croce. Un’escursione per tutti, magari passando prima dal rifugio di Campocecina, per la perfetta gita in famiglia.