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Le lacrime bianche del Monte Croce: giunchiglie o narcisi? Le Apuane tra misteri e segreti

Di bianco, sulle Apuane, non abbiamo solo il marmo. Nel nuovo episodio della rubrica in collaborazione con il fotografo Mauro Simoncini, vi portiamo alla scoperta dei fiori che ogni anno attirano centinaia di escursionisti a Stazzemma, per raccontarvi della loro leggenda e porre fine al dilemma che pervade su internet

APUANE – È quasi un’ossessione, una delle ricorrenze più attese. Se vi trovaste in qualche gruppo o pagina social dedicata alle Alpi Apuane, da aprile in poi non fareste altro che leggere: “a che punto è la fioritura delle giunchiglie sul Monte Croce?”. Anche se, tecnicamente, i bellissimi fiori bianchi che riempiono le pendici del Croce si chiamerebbero narcisi, per tutta la popolazione dell’alta versilia e della Garfagnana la fioritura delle giunchiglie rappresenta quasi un pellegrinaggio. Ogni maggio, infatti, centinaia di persone popolano i sentieri che portano sulla vetta del monte nel comune di Stazzema. Tutti giunti fino lì per ammirare il panorama floreale unico delle Alpi Apuane e godere del profumo inebriante dei narcisi. O giunchiglie, come preferite.

Ma, per fare chiarezza, i fiori di cui parliamo e che vedete immortalati dalla foto di Mauro Simoncini sono dei narcissus poëticus, un fiore comune sopra i 600 metri di altezza. I loro 20-30 cm sono culminati con 6 bellissimi petali bianchi e una corona gialla. Il loro irresistibile profumo gli ha dato il nome con cui sono conosciuti in dialetto carrarese: “gir la testa“. Per maggiori informazioni sulla flora apuana, in ogni caso, c’è sempre il magnifico Orto Botanico delle Alpi Apuane (noi vi abbiamo fatto visita e potete trovare il video qui).

Le giunchiglie (narcisi) sul Monte Croce

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Le Apuane regalano sempre panorami unici. I narcisi sul monte Croce sono un appuntamento immancabile e, nonostante il cielo poco interessante, questi dolci pendii imbiancati creano un’atmosfera da sogno. Di Mauro Simoncini.

Come ogni cosa sulle Alpi Apuane, le origini delle giunchiglie sono legate ad una leggenda, molto simile a quella che racconta dell’Omo Morto, nel vicino gruppo delle Panie (ve l’abbiamo raccontata qui). Secondo la leggenda, infatti, ai piedi del Monte Croce erano soliti trovarsi due pastori, un ragazzo e una ragazza. Innamorati, sulla cima del monte, i due ragazzi si promisero in matrimonio, ma quando delle navi barbare minacciarono i pescatori della costa, il giovane pastore venne chiamato e combattere. Durante la battaglia, il pastore venne ucciso a tradimento lasciando la sua promessa sposa affranta dal dolore. La giovane, disperata, raggiunse la vetta del Monte Croce e si lasciò andare in un pianto infinito. Le sue lacrime bagnorono i pendii sottostanti e da ogni lacrima nacque un fiore bianco: il narciso. O meglio, la giunchiglia. Qualche mese più tardi, la giovane morì senza riuscire a superare quel dolore e da quel giorno, si racconta, ogni 2 novembre due bellissime fiammelle danzano sulla vetta del monte, mentre a maggio le pendici lasciano riaffiorare quelle bianche lacrime di un dolore indescrivibile.

Per molti anni le giunchiglie sono state legate anche alle feste dedicate ai santi della lucchesia. Era infatti tradizione recarsi sul Monte Croce per cogliere i bellissimi fiori per celebrare la festa di Santa Zita, patrona di Lucca, che si tiene ogni anno per onorare il miracolo della trasformazione dei pani in fiori. Fortunatamente, col passare degli anni, gli escursionisti e i visitatori sono diventati sempre più educati in merito al cogliere i fiori dalle montagne, pratica che rischiava di negarci quel bellissimo panorama, e oggi sempre più persone fanno attenzione che nessuno provi a togliere da madre natura i suoi frutti.

Per quanto riguarda, invece, la montagna che ospita i bellissimi narcisi, deve il suo nome al fatto che i 4 crinali principali che la formano si intersecano perpendicolarmente, quasi a formare una croce. Situato nel comune di Stazzema e alto 1314 metri sul livello del mare, il Monte Croce fa parte delle Apuane meridionali e, dalla sua vetta, offre una splendida vista sul gruppo delle Panie. Visto nell’arco di un anno il monte sembra cambiare colore a seconda della stagione per via della vegetazione che lo ricopre e che gli dona un aspetto quasi collinare.