Quantcast
LiguriaNews Genova24 Levante News Città della Spezia Voce Apuana

La via della libertà, la Resistenza e la leggenda del Monte Altissimo. Le Apuane tra misteri e segreti

Prosegue la rubrica in collaborazione con il fotografo Mauro Simoncini. Questa volta, in occasione del settantaseiesimo anniversario della liberazione delle città di Massa e Carrara, percorriamo i sentieri che portarono alla salvezza delle centinaia di civili nascosti ai piedi delle nostre montagne

MASSA – L’8 aprile del 1945, le truppe alleate liberarono Montignoso dall’occupazione nazi-fascista. Due giorni più tardi, il 10 aprile, fu il turno di Massa, mentre Carrara dovette attendere altre ventiquattro ore, l’11 aprile. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, la popolazione e il territorio della provincia era distrutto, martoriato da mesi e mesi di bombardamenti, rastrellamenti e terrore. Mentre a metà del 1944, buona parte dell’Italia era già stata liberata dalle truppe alleate e dai partigiani, sulle Apuane passava l’ultima linea di difesa ideata dal federmaresciallo Kesserling: la Linea Gotica, oltre 300 chilometri di trincee e bunker che dalle vette Apuane percorrevano l’Appennino fino ad arrivare alla costa adriatica.

Massa, Carrara, Montignoso e la Lunigiana vennero tagliate fuori dall’Italia libera e, subito, nelle città e sui monti iniziarono a formarsi dei gruppi di partigiani, che poi confluirono, in maggioranza, nel Gruppo Patrioti Apuani. Proprio i partigiani avevano il compito di scortare la popolazione oltre il fronte, per raggiungere l’Italia liberata, attraverso quella che venne poi ribattezzata Via della Libertà. Un percorso che partiva da Antona, per attraversare parte delle Apuane, dal passo della Focoraccia, il passo del Pitone e il Monte Carchio, fino ad arrivare ad Azzano, paese libero della lucchesia. Un varco scovato dai coraggiosi che ogni notte lo percorrevano, con l’obiettivo di mantenere una linea di contatto con le forze alleate che li aspettavano dall’altra parte del fronte e che, a volte, tornavano a Massa insieme a loro. Fu un ordine del comandante dei Patrioti Apuani, Pietro Del Giudice, ad imporre che, giornalmente, una pattuglia di partigiani accompagnasse e prelevasse a Vinca coloro che avevano intenzione di passare il fronte, costretti prima dell’ordine ad affidarsi a costose guide, per non rischiare di perdersi nei boschi e nei sentieri delle Apuane.

Monte Focoraccia

ISO 200 1/500 s f/11 218mm
Era una giornata di neve invernale, cielo coperto e nuvole dense. Ero su un sentiero nei pressi di Pian della Fioba alla ricerca di qualche scatto morbido e soffuso. Il cielo ha però lasciato trapelare dei raggi di luce che sono andati ad illuminare la parete del monte creando questa linea di demarcazione molto forte tra luce ed ombra. Di Mauro Simoncini.

Ogni notte, coraggiosi partigiani e spaventati civili passavano sotto il Monte Focoraccia, più massiccia cresta tra il Monte Carchio (di cui abbiamo parlato qui) e il Passo della Greppia a quota 1147 metri, immortalato magistralmente dall’obiettivo di Mauro Simoncini, e attraverso il passo omonimo, da non confondere con il passo della Focolaccia (di cui abbiamo parlato qui). Proprio nei pressi della Focoraccia, al cospetto del Monte Altissimo, nel 1977 venne posta una stele di marmo per ricordare i caduti di quella via delle libertà che permise, soprattutto nel momento di maggiore afflusso nel febbraio del 1945, di salvare la vita a centinaia di persone. In particolare, la stele ricorda Andrea Marchini, giovane carabiniere che dopo l’armistizio rifiutò di arruolarsi nella Repubblica Sociale di Salò, per unirsi ai Patrioti Apuani e combattere in entrambi i lati del fronte. Nella notte del 15 dicembre del 1944, mentre la squadra di Marchini è di ritorno da una missione oltre il fronte, una pattuglia di nazi-fascisti li intercetta. In inferiorità numerica e circondati da un campo minato, Marchini e i suoi uomini si impegnano in un conflitto a fuoco durato circa due ore, prima che Marchini stesso finisse su una mina anti-uomo. Gravemente ferito, continua a sparare per coprire la fuga dei compagni, prima di spirare. Il suo atto eroico fece sì che gli venisse insignito il riconoscimento della medaglia d’oro al valor militare. Oltre a Marchini, quella sera, sorpresi dal fuoco nemico, morirono anche Flavio Cortesini e Ireneo Mignani. Purtroppo, nei giorni successivi, per recuperare i corpi dei caduti, Antolini Giuseppe morì, sempre nei pressi del passo della Focoraccia, a differenza di quanto recita la stele che parla di Passo del Pitone.

Le Apuane hanno svolto un ruolo fondamentale nella liberazione della provincia. Le loro inospitali pareti e impervi sentieri hanno regalato rifugio e soccorso ai partigiani e ai civili che tentavano di sfuggire ai rastrellamenti tedeschi. Molti partigiani, infatti, trovarono rifugio nella Valle degli Alberghi, sotto il Monte Contrario, quando i tedeschi invasero Forno per compiere il purtroppo noto eccidio, mentre le donne partigiane e civili, molto impegnate nella Resistenza, ogni giorno, eroicamente, percorrevano la via Vandelli e la via del Sale (ne abbiamo parlato qui) per portare a Massa e Carrara farina e grano.

Da un punto di vista folkloristico, interessante è notare come la radice latina faux, faucis (fauce, gola di animale; foce, passo montano) si ripresenti molto spesso nei nomi delle creste e delle cime delle Alpi. Da quella radice, infatti, derivano sia il nome del Monte Focoraccia che il nome del Passo della Focolaccia, variato, quest’ultimo, dal rotacismo della lettera l di influenza dialettale lucchese.

Leggende a racconti legati alla zona, invece, sono dominati dalla presenza del Monte Altissimo, frequentato e utilizzato per estrarre il prezioso marmo fin dall’antichità. Lo stesso Michelangelo, infatti, parlò del pregiato marmo dell’Altissimo nel realizzare le sue storiche opere. Ma, nonostante il nome, l’Altissimo con i suoi 1589 metri sul livello del mare è una delle cime più basse della catena. La prospettiva e la sua posizione rispetto alle altre montagne rendono la vista del Monte, dal mare, impressionante. Da qui il nome. Ma la leggenda vuole che, una volta, il Monte Altissimo non fosse altro che un basso alto piano da cui era impossibile vedere il mare. Il Monte, triste per questo motivo, un giorno fu raggiunto da un bambino che, nel giocare, cadde da un dirupo. Il Monte si accorse della tragedia che stava per avvenire e decise di salvare il bambino, spostando le sue rocce. Il padre del bambino, riconoscente, decise di fare al Monte il regalo più bello che potesse sperare: la vista sul mare.