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Con-Vivere 2020, giù il sipario sull’edizione più difficile. Isoppi: «La città e il pubblico hanno risposto bene» foto

La curatrice Chiara Saraceno: «È stato un Festival che ha offerto una riflessione alta e, al contempo, stimoli all'azione per ognuno di noi»

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CARRARA – Si è chiusa l’edizione numero XV del Festival Con-vivere. Tra emergenza in corso e norme anticontagio la manifestazione ha tenuto: quattro giorni di conferenze con una media di sette al giorno. Una dopo l’altra e alcune in contemporanea, sul palco del Festival si sono alternati giornalisti e scrittori, sociologi e costituzionalisti, professori ed economisti per parlare di diritti, tema dell’edizione 2020.

“Siamo felici di aver vinto la sfida – commenta Enrico Isoppi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara – Organizzare un Festival non è mai facile, ma farlo quest’anno, tra i numerosi obblighi anticontagio, norme stringenti e una situazione in continua evoluzione, è stato ancora più complicato. Voglio ringraziare continua Isoppi – tutti quelli che ci hanno creduto fin dall’inizio, pur sapendo che non sarebbe stata una scommessa scontata. Grazie alla professoressa Chiara Sareceno, al comitato per il festival, ai media e a tutto lo staff di Con-vivere che ha lavorato con abnegazione e passione. Quando abbiamo deciso di confermare l’edizione numero XV – ricorda Isoppi – sapevamo che sarebbe stata una sfida impegnativa sotto molti punti di vista. Sapevamo che non sarebbe stato il festival a cui eravamo abituati negli anni passati e che, prima di tutto, avremmo dovuto garantire la sicurezza, rinunciando a molti eventi, a partire dai concerti e dalle proiezioni cinematografiche. Sapevamo che  avremmo dovuto fare tutti noi alcuni sacrifici per non rinunciare a questa edizione:  prenotazione obbligatoria,  mascherina, igiene delle mani ad ogni ingresso, contingentamento dei tempi delle conferenze, distanziamento dei posti a sedere. Il nostro primo obiettivo è stato garantire il festival in completa sicurezza. Per questo abbiamo dovuto far rispettare una serie di regole che hanno rallentato e reso un pò più ingessato un evento che, per sua natura, ha l’obiettivo di portare la gente in piazza, a contatto del sapere, farla incontrare, e contribuire a far condividere pensieri ed emozioni. Ma del resto, questa pandemia ci ha costretto a ricalibrare le nostre abitudini. E così è stato anche per il Festival. Orgogliosamente, possiamo dire che la città, i nostri concittadini e tutto il pubblico hanno risposto bene. Hanno capito, collaborato e, tutti insieme, abbiamo vinto la sfida. Ci scusiamo se qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto, ma era una situazione nuova, in evoluzione e, speriamo, irripetibile. Grazie e arrivederci alla prossima edizione”.

“È stato un Festival che ha offerto una riflessione alta e, al contempo, stimoli all’azione per ognuno di noi. Mi preme ringraziare tutti i relatori intervenuti per il contributo non solo conoscitivo, ma anche per averci fornito spunti per tradurre concretamente il pensiero nel nostro presente e nel nostro quotidiano – dichiara la professoressa Chiara Saraceno, consulente scientifica di questa edizione. Mi preme ringraziare anche Carrara – ha aggiunto la professoressa – per aver accolto la sfida di un Festival in presenza, che non era affatto scontata. Ho trovato un pubblico interessato e coinvolto, che è venuto alle conferenze e ha avuto fiducia. Infine, un ringraziamento all’organizzazione dell’evento e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara per il regalo che ha fatto alla città. E un grazie – ha aggiunto – per avermi affidato una manifestazione che è stata così mirabilmente condotta fino a qui dal professor Remo Bodei”.

L’edizione 2020 ha introdotto il servizio dello streaming per le conferenze, che si è reso necessario per permettere a tutti coloro che non potevano assistere agli eventi a causa delle norme sul distanziamento. Un servizio che ha funzionato molto bene: bastava collegarsi al sito del Festival e scegliere la conferenza a cui si intendeva partecipare. Una novità introdotta dalla necessità, che il Festival ha deciso comunque di mantenere anche in futuro, anche quando, questa è la speranza, torneranno ad essere possibili il contatto e la vicinanza fisica.

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