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Con-vivere 2020 promosso dai commercianti nonostante le restrizioni: «Carrara ha bisogno del suo festival» foto

Niente strade affollate e turismo praticamente nullo ma un'organizzazione impeccabile tra mille difficoltà

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CARRARA – Per quattro giorni si è respirato aria di cultura in una Carrara sicuramente più viva del solito. Succede ogni anno, a settembre, nel periodo del festival Con-vivere. Quest’anno, però, non c’è stato posto per tutti. La battaglia contro il Covid-19 è ancora viva, anche se in questo caso la cultura ha contribuito a sferrare un colpo importante. Quello di un segnale di ripresa e di adattamento a una quotidianità che non è più quella di prima, ma che ormai la maggior parte degli italiani sta accettando. Una quotidianità fatta di compromessi, perché questo significa vivere oggi al tempo del Covid: lasciare un posto vuoto accanto al proprio, assistere in streaming all’evento attesissimo che però è sold out, indossare la mascherina, identificarsi e igienizzarsi all’ingresso.

Non è stato di certo il festival degli altri anni, con le piazze gremite e le strade piene di turisti, ma tutto sommato non ci si può lamentare. Il sistema di prenotazioni ha funzionato perfettamente, così come è stato gestito bene l’accesso agli eventi, con una doppia fila: una riservata alle prenotazioni ed una seconda per chi attendeva che si liberasse un posto. Insomma, Carrara ha potuto godersi il suo festival nonostante le perplessità, a fine primavera, fossero molte. Chi ne ha risentito più, probabilmente, è stato il commercio, che rispetto agli altri anni non ha potuto godere della straordinaria affluenza di pubblico che Con-vivere era capace di garantire.

“E’ un Con-vivere diverso, per ovvi motivi – ha detto Emanuela Vanelli, commessa del negozio di calzature Proposta in Piazza Alberica – ho notato che le persone si concentrano nei luoghi in cui si mangia e si beve, mentre il commercio di abbigliamento o scarpe ha sofferto un po’ di più la mancanza di quella folla per le strade tipica del festival”.

“Un festival organizzato in modo impeccabile, ma che da un punto di vista commerciale non ha funzionato – ha confessato poi Cristina Bencivinni del Bar Crema in via Roma – E’ mancata la classica passeggiata tra una conferenza e l’altra oppure l’avventore che, per caso, si era liberato la sera e veniva per assistere a qualche evento, o ancora il turista che si fermava a parlare di ciò che aveva appena ascoltato. Ecco, il sistema di prenotazioni obbligatorie ha impedito tutto questo. La nostra attività ha avuto un grosso calo, forse del 50%, rispetto agli altri anni. Ma dobbiamo saper accettare questa situazione”.

Più soddisfatto, invece, Andrea Dell’Amico, titolare dello showroombar Cibart, in piazza Alberica. “Quando vengono organizzati eventi di questo genere Carrara torna viva. La nostra è una città che per popolarsi ha sempre bisogno che venga organizzato qualche evento. E quando questo accade, le persone si muovono. La scorsa settimana, ad esempio, la performance “Armonia dai balconi” ha avuto molto successo. Mi viene da pensare che servano formule e stimoli nuovi soprattutto alle nuove generazioni, perché a volte basta anche solo una piccola spinta per riaccendere una città come Carrara, che è unica in tutto il mondo”.

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