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Al duomo di Massa il Caravaggio perduto di Huiming Hu

La pittrice, diplomata a Carrara, racconta come ha ricostruito il dipinto leggendario

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Oggi al duomo di Massa si può ammirare un Caravaggio perduto. L’autrice del miracolo si chiama Huiming Hu (in arte “Coco”), classe 1990, pittrice cinese formatasi dapprima nel suo Paese natale e poi presso l’Accademia di belle arti di Carrara. Il suo progetto di tesi triennale consiste appunto nella ricostruzione di un dipinto del Caravaggio, “San Matteo e l’angelo”, realizzato nel corso di un anno a partire dal 2013 e recentemente acquistato dal duomo di Massa, dov’è stato inaugurato lo scorso 20 dicembre. L’opera risale al 1602 ed è andata irrimediabilmente perduta durante la Seconda Guerra Mondiale. Era destinata alla cappella del cardinale Mathieu Conitrel nella chiesa di san Luigi dei Francesi; fu commissionata a Caravaggio dai suoi eredi. Lo racconta Huiming stessa: “Questo dipinto di Caravaggio era destinato alla chiesa romana di San Luigi dei Francesi – spiega – ma fu rifiutato dai committenti. Caravaggio dovette realizzarne una seconda versione.” Gli eredi del cardinale furono turbati dallo spietato realismo dell’opera: “All’epoca era considerato inaccettabile che san Matteo esibisse quel paio di grandi piedi sporchi mentre un angelo gli insegnava a leggere, come fosse analfabeta. Come poteva un santo essere così umile? Così Caravaggio ricominciò il lavoro daccapo. Il suo amico Rubens lo aiutò però a piazzare la prima versione dell’opera sul mercato tedesco, e in Germania rimase.” Ricomparirà secoli dopo nella collezione del Kaiser Friederich Museum, a Berlino. “Durante la Seconda Guerra Mondiale San Matteo e l’angelo fu completamente distrutta dai bombardamenti. Nel 2013 intrapresi l’avventura della ricostruzione come progetto di tesi triennale. Mi sono affidata a una foto del dipinto che ci è rimasta che è però in bianco e nero e misura 20×30 centimetri. Il dipinto raggiunge i 2 metri per 3: ha richiesto un anno di preparazione. Sono stata per tre volte a Roma a osservare i dipinti coevi di Caravaggio, che naturalmente ha cambiato il suo stile nel corso del tempo. Ho cercato i suoi colori: in questo periodo si serviva molto dei toni della carne e accentuava decisamente il contrasto tra luci e ombre. Ho preparato anche la tela secondo l’uso rinascimentale, a partire dal telaio, con l’ausilio dei miei docenti presso l’Accademia di Carrara tra cui il professor Giovanni Chiapello. Ho bollito la tela, creato la colla a partire dai cascami di coniglio. Si è trattato di un lavoro monumentale. Eppure quest’opera mi è rimasta nel cuore.”

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