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«Mio padre con grave polmonite lasciato ore in attesa al pronto soccorso del Noa»

Il racconto della figlia di un villeggiante del Nord Italia. La replica dell'Asl: «I parametri dell’uomo erano normali, non risultavano né febbre né affanno»

MASSA – Un caso di malasanità all’ospedale delle Apuane di Massa? Così sembrerebbe stando al racconto della figlia di un paziente anziano in villeggiatura in questi giorni nella nostra zona. «Mi permetto di segnalarvi – ha scritto alla Voce Apuana – la mia personale e pessima esperienza all’ospedale Noa di Massa, confidando nello spirito di servizio che anima da sempre il vostro giornale. È bene che la stampa pungoli laddove la malasanità, o quantomeno il lassismo di taluni professionisti, può recare grave danno ai cittadini».

Poi inizia il racconto: «In breve, mio papà, uomo di 82 anni in villeggiatura ai Ronchi con mia figlia minore, improvvisamente si è sentito molto male: febbre alta, impossibilità a reggersi letteralmente in piedi. Prima di allertare i sanitari, accompagnato da mia mamma, si è recato a fare un tampone (negativo), uscito dalla farmacia è caduto ripetutamente a terra. Con l’ambulanza del 118 è stato portato al Noa, in stato di transitoria mancanza di lucidità. Per ore, a parte un altro tampone, non è stato nemmeno considerato, tant’è che non potendo reggersi sulle sue gambe né muoversi dalla barella e non essendo assistito da nessuno, si è urinato più volte addosso».

«In evidente stato di agitazione – prosegue il racconto – ha chiesto di poter tornare a casa, ha firmato per l’uscita e l’hanno lasciato andare. Hanno lasciato andare via a piedi – evidenzia la figlia – un uomo di 82 anni, sporco, con  febbre e impossibilità motoria, in transitorio stato di agitazione, senza cellulare, senza auto e soprattutto senza avvisare la moglie che aveva chiesto gentilmente di essere chiamata per andarlo a riprendere. È così uscito e dopo pochi passi l’hanno ritrovato di nuovo a terra. Un’ambulanza l’ha raccolto e portato, non in ospedale, ma alla sua macchina parcheggiata ai Ronchi, permettendogli così, eventualmente, di guidare, facendo correre un pericolo oltre e che a se stesso, anche agli altri. La mattina seguente è stato portato a Milano con mezzi privati e all’ospedale Sacco gli è stata diagnosticata un grave polmonite. Non sono io a dover dire che alcune caratteristiche devono essere proprie di chi svolge il lavoro di medico e il Noa si è dimostrato molto al di sotto degli standard di un Paese civile. Spero che disavventure del genere non capitino ad altri esseri umani».

La replica dell’Asl: «Ecco com’è andata veramente»

Per capire di più della vicenda abbiamo voluto sentire l’Asl Toscana nord ovest che ha dato un’altra versione della vicenda. La riportiamo di seguito.

In merito alla segnalazione della figlia dell’82enne in vacanza a Ronchi, l’Azienda Usl Toscana nord ovest spiega il reale svolgimento dei fatti. Tutti i dati sono ovviamente registrati e consultabili nella cartella clinica e nella documentazione 118.
L’uomo è arrivato all’ospedale Apuane alle ore 17.27, accompagnato da un’ambulanza senza medico. Dal Triage, effettuato secondo i codici regionali (ricordiamo che chi si occupa di questa procedura è un professionista esperto in grado di valutare rapidamente la condizione clinica dei pazienti e del loro rischio evolutivo), è emerso che i parametri dell’uomo erano normali, non risultavano né febbre né affanno e sull’anziano – che appariva lucido e negava lui stesso di avere problemi seri – sono state riscontrate solo due escoriazioni, che hanno spinto il triagista a attribuirgli un codice 4 (bassa priorità di trattamento).
Non corrisponde al vero che dopo l’accesso l’uomo non sia stato “considerato”, perché questa valutazione presuppone una vera presa in carico e la misurazione di tutti i parametri vitali, che forniscono indicazioni chiare sullo stato di salute. Alle 18.02 è stato inoltre eseguito il tampone anti-Covid.
I codici 4 e 5, considerata la presenza in Pronto Soccorso di molti casi più gravi, da codifica regionale devono essere visitati entro 4-5 ore. Prima di questo limite l’anziano, senza confronto con i sanitari o “firme” di alcun tipo, è uscito per proprio conto e si è allontanato. Al momento della chiamata da parte del medico dell’area a bassa intensità, il paziente non era quindi presente in attesa e i sanitari dell’ospedale Apuane non hanno avuto la possibilità di visitarlo e di riscontrare eventuali problematiche.
In quel giorno, tra l’altro, è stato raggiunto uno dei picchi massimi di afflusso al Pronto Soccorso nelle 24 ore: 214, di cui 146 con codici di priorità superiori a quello dell’utente.
Intorno alle ore 21, oltre mezz’ora dopo che era stato scoperto il suo allontanamento volontario dal Pronto Soccorso, l’82enne è stato raggiunto da un’ambulanza in via Pontremoli. Per ulteriore approfondimento, è stata chiamata sul posto anche l’automedica: il medico l’ha visitato e gli ha proposto il ritorno in ospedale per ulteriori approfondimenti. L’uomo, com’era nelle sue facoltà, ha rifiutato il ricovero.
La successione dei fatti conferma che il sistema di Emergenza Urgenza dell’Azienda Usl Toscana nord ovest ha fatto, a più riprese, tutto quanto nelle sue possibilità per approfondire le condizioni del paziente ma – di fronte a un allontanamento volontario e a un rifiuto di ricovero – non ha proprio potuto farlo.
Infatti il sistema, seppur tra mille difficoltà, garantisce servizi adeguati e tempestivi, ovviamente modulati sulla base delle necessità di cura delle persone, sia in ospedale che sul territorio.