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Caso ErreErre, la Corte d’Appello ribalta il primo grado: Cermec non dovrà versare 15 milioni foto

La fideiussione prestata nel 2008 dall'azienda all’istituto di credito non era legittima. Soddisfatto l'amministratore unico Ciacci: «Abbiamo fatto valere le nostre tesi e questa decisione ha un effetto estremamente positivo per la società»

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MASSA-CARRARA – «La Corte d’Appello dichiara l’inefficacia nei confronti di Cermec spa della lettera di fideiussione rilasciata in data 29.12.2008 dall’allora direttore generale e per l’effetto dichiara che, in relazione al contratto di finanziamento del 29.12.2008, non sussiste alcuna obbligazione di garanzia a titolo fideiussorio per le obbligazione assunte da ErreErre spa, oggi fallita, e che quindi nulla è dovuto da Cermec spa a titolo di garanzia fideiussoria». Così i giudici della Corte d’Appello di Venezia hanno rovesciato la decisione del primo grado, che invece aveva dichiarato efficace la fideiussione firmata dall’allora direttore generale, condannando Cermec a versare la somma di 15.296.248,29 euro, anche se aveva riconosciuto all’istituto di credito il pagamento in moneta concordataria di tale garanzia, e quindi per circa tre milioni e ottocentomila euro.

Decisamente una buona notizia per la società, salutata con viva soddisfazione dall’amministratore unico che l’ha subito condivisa con i soci, i Comuni di Carrara e di Massa. «Questa sentenza – commenta Alessio Ciacci – premia il grande lavoro che con impegno, assieme ai legali (gli avvocati Silvio Crapolicchio e Sergio Menchini e i rispettivi colleghi di studio), ai consulenti, al collegio e a tutta la struttura, abbiamo fatto per far valere le nostre tesi e sicuramente ha un effetto estremamente positivo per la società».

La fideiussione, oggi ritenuta “illegittima” dai giudici veneziani, era stata prestata senza che l’allora consiglio di amministrazione l’avesse espressamente autorizzata e avrebbe dovuto garantire il finanziamento che la banca aveva concesso alla partecipata ErreErre – oggi fallita – per la costruzione dell’impianto di produzione di cdr (combustibile derivato da rifiuti). Dalle vicende di ErreErre erano poi scaturite inchieste penali e, per le opache relazioni fra Cermec e il socio privato Delca spa, si era anche creata la crisi aziendale poi risolta con l’ammissione di Cermec alla procedura di concordato preventivo.

«Certo – spiega Ciacci – la “partita” non è ancora definitivamente conclusa perché la sentenza potrà ancora essere impugnata in Cassazione: ma la Corte d’Appello ha pronunciato una sentenza netta, oltretutto condannando la parte avversaria al pagamento delle nostre spese legali per entrambi i gradi di giudizio, per oltre 100.000 euro». La decisione dei giudici veneziani è quindi, allo stato, tale da liberare Cermec dal peso di un impegno finanziario così “pesante”: una circostanza decisiva sia per chiudere definitivamente il concordato, sia per facilitare il percorso di ingresso di Cermec nel nuovo gestore unico del ciclo dei rifiuti dell’ATO Toscana, RetiAmbiente, in previsione della scadenza al 31 dicembre 2022 del contratto transitorio,

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