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In mille in corteo dalla Sanac a piazza Aranci: «Abbandonati dalla politica, ora si cambia strategia» foto

Paralizzata mezza città per lo sciopero generale dell’industria indetto da Cgil, Cisl e Uil. E’ l’immagine simbolo di un territorio reduce da anni di battaglie, stanco, deluso, ma non ancora rassegnato

MASSA – È un corteo che non ammette divisioni politiche né campanilismi. E’ l’immagine simbolo di un territorio  reduce da anni di battaglie, stanco, deluso, ma non ancora rassegnato. In mille questa mattina sono partiti in corteo dalla sede Sanac, in via Dorsale, per arrivare in piazza Aranci bloccando l’Aurelia e paralizzando mezza città, per il primo atto di quella che sarà un percorso di mobilitazione diverso rispetto a quello avviato cinque mesi fa. “Il dialogo con le istituzioni non ha funzionato, la politica ci ha abbandonato”, gridano a gran voce lavoratori e sindacalisti. La politica però, è lì in piazza insieme a loro. Allo sciopero generale dell’industria indetto da Cgil, Cisl e Uil ci sono tutti, da destra a sinistra, dai comuni alla Provincia e alla Regione. Qualcuno è arrivato anche da Roma. Il corteo parte dalla Sanac, perché quella legata all’azienda massese è la vertenza simbolo di una crisi del territorio sempre più radicata, e sempre più preoccupante. Il destino di lavoratori e lavoratrici è ancora tutto da decidersi. Dopo l’accordo saltato con Arcelor Mittal per l’acquisizione dovrà essere indetta una nuova gara. E a questo punto ogni scenario è possibile: può accadere che quello che era il solo acquirente si ripresenti per pagare molto meno, che al contrario disinteressi e arrivino altre aziende, o che – nel peggiore dei casi – non si interessi nessuno.

Lo stallo e l’incertezza fanno male, al territorio e a chi lo tiene in moto. Ai lavoratori, molti dei quali sono padri di famiglia che sentono il peso addosso di un futuro che non conoscono ancora. “Purtroppo viviamo alla giornata – dice Simone Fruzzetti, operaio Sanac – senza alcuna certezza sul domani, perché non ce le danno. Ci sentiamo presi in giro da un governo che prima ci ha messo in ginocchio, e adesso non ci considera più”. Il messaggio dei lavoratori, scesi in piazza in un gesto quasi disperato, è diretto soprattutto alla politica. “Dal 2012 ad oggi c’è stato solo un rimbalzo di responsabilità con una politica solo di facciata – afferma un altro dipendente dell’azienda massese, Daniele Baldini -. Siamo al colmo di una politica industriale in cui lo Stato aiuta le multinazionali, e poi per assurdo abbandona un’azienda come la nostra la cui vertenza doveva rimanere legata a quella dell’Ilva, che lo Stato ha aiutato con l’acquisizione da parte di Acciaierie d’Italia. Dovevamo essere un grande carrozzone, dicevano. Oggi siamo qui a rischiare comprino i materiali all’estero. C’è da dire che l’azienda non ci ha mai fatto mancare uno stipendio, ma l’incertezza del futuro rimane. Ilva ha dichiarato che da gennaio non ordinerà più materiali da noi, ma si appoggeranno ad esteri. Un altro carico da undici per noi”.

La politica è ammessa – avevano chiarito alla vigilia della manifestazione i sindacati – a patto che non si piazzi in testa al corteo, che dovrà essere guidato da lavoratori e sindacalisti. La protesta è degli operai e di chi li rappresenta, e in gran parte si rivolge proprio alle istituzioni, ree di essere rimaste inerte e silenti per troppo tempo. “Chiediamo che chi rappresenta il territorio ai vari livelli ci metta la testa – dice il segretario di Cisl Toscana Nord Andrea Figaia -. La vicenda Sanac può certamente essere gestita meglio. Le nostre aziende non possono rimanere fuori a vantaggio di quelle polacche. Non lo accetteremo mai”. La vertenza ha avuto una grossa eco anche fuori dai confini provinciali e regionali. La presenza del segretario nazionale di Femca Cisl Luciano Tramannoni lo testimonia: “Una vertenza complicata e difficilissima da gestire, soprattutto perché non abbiano una controparte politica che ci ascolti. La situazione sta peggiorando, presto ci sarà una nuova gara ma la preoccupazione è che si arrivi da qui alla definizione del bando, tra circa 7-8 mesi, ad una situazione critica con un depauperamento dell’azienda”. “La cosa triste – sostiene Paolo Gozzani, segretario generale di Cgil Massa-Carrara – è che c’erano degli impegni politici. L’essersi sentiti abbandonati e isolati a questa maniera è una ferita per i lavoratori che in questi anni hanno fatto di tutto per rimanere a galla. Continueremo a lottare, vogliamo portare tutto il territorio a rialzare la testa”. Per Franco Borghini, segretario Uil Area Nord Toscana, alla politica deve arrivare il segnale di un territorio stanco, che non ha più intenzione di cercare il dialogo. “La discussione con le istituzioni ha portato a poco, adesso diamo il via a un tipo di mobilitazione diverso e partiamo dalla Sanac perché rappresenta alla perfezione la situazione del territorio. Un territorio abbandonato da tutti”.