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Plasma iperimmune al Noa, terapia efficace contro il covid ma interrotta. «Adesso ci sono i vaccini» foto

La Voce Apuana ha sentito la dottoressa Anna Baldi, direttrice del centro trasfusionale: «Negli ultimi mesi abbiamo trattato un centinaio di pazienti covid con polmonite»

MASSA-CARRARA – È stato interrotto poco più di un mese fa il progetto “Plasmapuane Sars-Cov-2” attivato a maggio 2020 all’ospedale delle Apuane di Massa per il trattamento dei pazienti covid con plasma iperimmune. Negli ultimi giorni una ricerca pubblicata dalla prestigiosa rivista scientifica Science ha riattivato il dibattito sull’efficacia di questo trattamento: «Il plasma iperimmune – ha scritto la rivista – di 22 pazienti infettati durante la prima ondata di Covid-19 contiene 4 anticorpi che sono estremamente potenti contro 23 varianti del Sars-Cov-2».

Quello attivato al Noa è stato un trattamento che ha raggiunto gli obiettivi di sicurezza ed efficacia, a detta della dottoressa Anna Baldi, direttrice del Servizio trasfusionale di Massa-Carrara. «Lo studio – spiega il medico alla Voce Apuana – è stato effettuato tramite la somministrazione di plasma di paziente convalescente a paziente con polmonite Covid-19 ospedalizzato ma non in terapia intensiva. Lo sperimentatore principale è stata la dottoressa Antonella Vincenti».

Il progetto si è concluso il 30 giugno 2021 e ha visto il coinvolgimento di un centinaio di pazienti a partire dagli ultimi tre mesi del 2020. «A questi – spiega la dottoressa – è stato somministrato plasma immune raccolto da donatori convalescenti dal Covid-19, a titolo noto di anticorpi neutralizzanti il virus, secondo gli standard previsti dal Centro Nazionale Sangue (Cns). È stato infuso in prevalenza a pazienti ricoverati presso la Medicina e a seguire Pneumologia e Malattie Infettive».

«È stato un grande lavoro – prosegue Baldi – che ha coinvolto molti attori, a partire dal Centro Trasfusionale, i reparti ospedalieri, l’Officina Trasfusionale e le associazioni di volontariato che hanno contribuito al reclutamento dei donatori. A loro devo dire grazie. Gli obiettivi prefissati sono stati principalmente: di sicurezza, questo raggiunto, infatti non risultano effetti indesiderati alla somministrazione di plasma immune; di efficacia del trattamento (rispetto alla riduzione progressiva del supporto di ossigeno e ventilatorio e di evitare il trasferimento alla terapia intensiva) i cui dati saranno resi noti dopo l’elaborazione degli stessi, tenendo conto anche delle patologie concomitanti, dell’età, sesso, terapie eseguite prima e dopo il ricovero».

I dati specifici di questo studio saranno resi noti dopo la loro elaborazione, «tenendo conto anche delle patologie concomitanti, dell’età, sesso, terapie eseguite prima e dopo il ricovero» sottolinea la direttrice del centro trasfusionale. «Il plasma immune – specifica – è stata una terapia approvata in Usa dall’Fda, autorità regolatoria americana, per l’utilizzo nei pazienti affetti da covid, e utilizzata in molti protocolli Italiani (Mantova, Pavia, Bergamo, Pisa per protocollo Tsunami e in altri policlinici italiani), in una fase cosiddetta emergenziale dell’epidemia, quando non c’erano i vaccini, per cui gli anticorpi prodotti dai pazienti convalescenti sono stati impiegati per la cura della malattia, attraverso l’immunizzazione passiva. Per la valutazione di efficacia del trattamento con plasma immune, nel Protocollo Plasma Apuane – sottolinea ancora il medico – stiamo ancora raccogliendo i dati scientifici per la successiva elaborazione, tenendo conto di alcune variabili come patologie concomitanti, età, sesso, terapie eseguite prima e dopo il ricovero. Esclusivamente per i dati di sicurezza della terapia, abbiamo dati certi, cioè non risultano effetti indesiderati o avversi sui pazienti dopo la somministrazione di plasma immune. Il  “successo” dello studio sarà valutato alla fine dell’elaborazione dei dati».

Ma come mai – chiediamo alla dottoressa – come mai il programma è stato interrotto nonostante sia stata rilevata l’efficacia nel trattare i pazienti ospedalizzati? «Si è utilizzata – risponde Baldi – in una fase emergenziale, come immunità passiva, ora con le vaccinazioni siamo passati all’immunità attiva e di memoria immunologica. Inoltre sono subentrati altri farmaci come gli anticorpi monoclonali, fortunatamente non abbiamo più quei quadri di malattia devastanti come un anno fa. Poi c’era un limite, legato alla reperibilità del plasma immune distribuito per gruppo sanguigno. Diciamo che è un presidio terapeutico da usare al momento opportuno, poi la evoluzione delle scoperte scientifiche ci sta aiutando. Non credo – aggiunge – ci siano retropensieri sull’uso del plasma immune, ma tutto al tempo giusto. Per concludere, siamo in una pandemia, a valenza mondiale, la risposta sanitaria prioritaria è la vaccinazione, tutto il resto di interventi terapeutici si applicano in relazione alle necessità».

Chiarissima la posizione della dottoressa e, a questo punto, le chiediamo: perché, nonostante i benefici che portano i vaccini per rendere il Covid meno “aggressivo” e nonostante l’obbligo per gli operatori sanitari, ci sono ancora molti medici e infermieri (quindi uomini e donne di scienza) che non si vogliono vaccinare, rischiando sanzioni pesanti? Se l’è data una risposta? «Non ho risposte semplici – conclude – da una parte c’è la libertà di scelta e dall’altra etica, professionale e il benessere della collettività. L’importante è avere il coraggio di dichiararlo. È un obbligo verso il paziente, così come assumersi le responsabilità delle conseguenze».

Integrazione della dottoressa Baldi
«Il plasma immune utilizzato per la cura dei pazienti affetti da Covid, nei vari protocolli internazionali e nazionali ha avuto risultati di efficacia diversificata in relazione a numerose variabili, per esempio gravi patologie preesistenti dei pazienti, precocità di infusione del plasma rispetto al manifestarsi del Covid, titolo di anticorpi neutralizzanti presente nel plasma ecc… Attualmente riguardo al Protocollo Plasma Apuane, stiamo ancora elaborando i dati, tenendo conto di alcune variabili come per esempio quelle sopra elencate».