Quantcast
LiguriaNews Genova24 Voce del Tigullio Città della Spezia Voce Apuana

«Porto ancora i segni di quel giorno». Andrea, il conducente del furgone rosso, torna sul luogo del crollo

Angelotti, un anno dopo: «Ho vissuto quel momento al rallentatore: tutto sarà durato due-tre secondi. Mi sono visto un pezzo di asfalto impennarsi davanti e poi mi sono sentito cadere, non sentivo più il sedile sotto di me»

ALBIANO MAGRA – Non c’erano solo amministratori, attività economiche e cittadini a fianco delle macerie del ponte di Albiano Magra (Aulla, Massa-Carrara) crollato un anno fa (qui la notizia). A scendere in alveo vicino al “relitto” del ponte, ieri mattina, a un certo punto c’era anche Andrea Angelotti, il conducente del furgone rosso del corriere Brt, diventato simbolo di quel crollo. Andrea è venuto a vedere le macerie insieme alla moglie Sara Manin, e oggi porta ancora sul suo fisico le conseguenze di quel disastro.

andrea angelottiAndrea Angelotti di fronte alle macerie del ponte di Albiano

Andrea, dopo un anno sei tornato qui. Intanto come stai?
«Sto abbastanza bene. Da quel giorno abbiamo fatto passi da gigante. Adesso stiamo valutando coi medici dell’ospedale di Cisanello, dove mi hanno operato l’anno scorso, se levare o meno i perni che mi hanno messo per stabilizzare la frattura vertebrale».

Tu stai portando sul tuo fisico le conseguenze di quell’8 aprile 2020. Quanto tempo hai impiegato per rimetterti in piedi?
«In ospedale sono stato dimesso l’11 di aprile, poi sono venuto a casa e grazie a mia moglie, mi ha aiutato, spronato, e dopo un paio di mesi ho riniziato a un minimo di mobilità. Mi muovevo sempre con un busto e le stampelle quando necessario. Insomma ci sono voluti circa due-tre mesi per tornare a una mobilità più o meno normale».

Cosa ti ricordi di quella giornata?
«Mi ricordo ogni dettaglio: da quando sono partito dal magazzino, alle fermate che ho fatto a Ceparana e ad Albiano e al momento in cui sono arrivato qua. Il crollo l’ho vissuto al rallentatore: tutto sarà durato due-tre secondi. Mi sono visto questo pezzo di asfalto impennarsi davanti e poi mi sono sentito cadere, non sentivo più il sedile sotto di me».

Oggi, dopo un anno, non hai ancora ripreso a lavorare…
«No, non ancora. Dovrò prima attendere le decisioni dell’ospedale di Cisanello, se dovrò operarmi o meno».

Il furgone rosso che guidavi e che è rimasto sulle macerie per mesi è rimasto un simbolo di questo disastro…
«Dico sempre che il furgone mi ha salvato. Ha permesso che sopravvivessi anche se con danni, e che portassi la pelle a casa. Lo ringrazierò per sempre».