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Massa, acqua vietata per un batterio. I comitati: «Erogazione non sicura. Chiederemo un accesso agli atti» foto

Gaia Spa: «Le analisi di Usl hanno individuato un parametro batteriologico alterato, il clostridium perfigens, che per legge non richiederebbe l'emissione di ordinanza di non potabilità»

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MASSA – «In relazione all’ordinanza di non potabilità del Comune di Massa per l’area tra viale Roma-autostrada-comune di Montignoso, località Volpigliano e località Canevara, è fatto divieto di utilizzo dell’acqua erogata dall’acquedotto comunale, salvo previa bollitura di 15 minuti». Gaia Spa interviene con un post social per fornire alcuni dettagli in più rispetto all’ordinanza del sindaco Francesco Persiani.

«Le analisi di Usl – spiega il gestore – hanno individuato nell’acqua un parametro batteriologico alterato, il clostridium perfigens, che per legge non richiederebbe l’emissione di ordinanza di non potabilità, essendo tra i parametri che la legge individua come parametri indicatori che richiedono un approfondimento di indagine ma non un divieto di utilizzo. Applicando il principio di massima precauzione la Usl ha richiesto al Comune l’emissione dell’ordinanza, anche se questa non è prevista dalla normativa».

«Il clostridium perfrigens è un batterio ubiquitario in natura, probabilmente proveniente da vegetali in decomposizione che si presenta nelle acque superficiali o di sorgente carsica dopo eventi meteorologici intensi. Il laboratorio di Gaia, non appena saputo dell’evento ha subito provveduto a eseguire nuove analisi al serbatoio di Ischignano e in più punti della rete». I risultati saranno disponibili giornata. Gaia specifica che «i propri impianti di potabilizzazione sono correttamente funzionanti».

Intanto sul caso interviene il Coordinamento dei Comitati delle Associazioni per la depurazione, le bonifiche e la ripubbicizzazione del servizio idrico. Riportiamo di seguito.

L’ordinanza a decorrenza immediata n. 31 dell’ 11 febbraio 2021 del sindaco Francesco Persiani ha per oggetto “Divieto di utilizzo per il consumo umano dell’acqua erogata dall’acquedotto comunale in parte del territorio salvo previa bollitura”. L’acquedotto in questione è gestito da Gaia Spa. “Nell’esprimere sconcerto per questo ennesimo problema legato alla gestione di questo servizio – dichiara il CCA dbr – ci si chiede perché mai i cittadini dovrebbero pagare con i propri soldi un ulteriore laboratorio di analisi in cui Gaia controlla se stessa (quando esiste già un laboratorio pubblico che è quello dell’ASL), per arrivare ad erogare alla popolazione un’acqua inquinata da batteri”.
Ci si domanda anche perché, la presenza di batteri nell’acquedotto, sia stata segnalata nel sito di Gaia solo l’11 febbraio 2021 alle ore 22.50, ossia dopo che l’ASL” aveva trasmesso gli esiti del campionamento di vigilanza, effettuato l’8 febbraio 2021 sulle acque destinate al consumo umano…” e dopo che il sindaco aveva emesso la suddetta ordinanza.  
Si sottolinea che per almeno tre giorni i cittadini massesi hanno utilizzato, ignari, l’acqua inquinata che scaturiva dai propri rubinetti.
Com’è possibile che si arrivi a queste gravi conseguenze quando nel proprio sito web Gaia dichiara testualmente che “…da sempre è molto attenta a garantire la qualità dell’acqua che distribuisce attraverso un costante e continuo monitoraggio su tutto il percorso delle acque utilizzate, dalle fonti fino alla consegna all’utenza… Il laboratorio analisi interno all’azienda esegue le determinazioni chimico-fisiche e microbiologiche nel rispetto delle metodiche ufficiali, al fine di verificare la conformità dei servizi erogati (acque potabili, acque reflue) ai requisiti stabiliti dalla normativa in materia e di garantire i massimi livelli di sicurezza, qualità ed efficienza”.
È per questi ennesimi contraddizioni e paradossi che oggi stesso il CCA dbr inoltrerà  un accesso agli atti urgente agli organi competenti per avere – se possibile – ulteriori chiarimenti.
Il coordinamento CCA dbr, richiama ancora i sindaci dei comuni soci di Gaia Spa, ad esprimersi chiaramente riguardo alla forma di gestione del servizio e chiede che mettano mano, senza indugi, alla trasformazione della Spa in Azienda Speciale Consortile pubblica.

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