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Sciopero del pubblico impiego, il presidio in piazza Aranci: «Più sicurezza, rinnovo contratti e assunzioni» foto

Voce al malessere dei lavoratori e delle lavoratrici della pa. «Offensivo dire che stiamo facendo una battaglia per i garantiti, la nostra battaglia è garantire il servizio pubblico»

MASSA-CARRARA – Sicurezza sul posto di lavoro, rinnovo dei contratti e assunzioni dei lavoratori precari. Queste le ragioni dello sciopero nazionale di oggi, 9 dicembre 2020, proclamato da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa per rivendicare investimenti per il rafforzamento e l’innovazione della pubblica amministrazione. A scendere in piazza ed incrociare le braccia anche Massa: in piazza Aranci dalle 10,30 alle 12,30 le sigle sindacali apuane hanno riportato la voce degli impiegati pubblici del comparto sanitario, dei lavoratori delle funzioni centrali (Ministeri, Inps, Inail, Agenzie fiscali, ecc.) e di quelli dei nidi e delle scuole materne.

«Lo scopo del presidio di questa mattina è dare visibilità e voce al malessere dei lavoratori e delle lavoratrici della pubblica amministrazione – ci spiega Patrizia Bernieri, segretaria provinciale Cgil – E’ offensivo dire che stiamo facendo una battaglia per i garantiti, la nostra battaglia è garantire il servizio pubblico, che è ben diverso, a partire dalla sanità e non ci vergogniamo di rivendicare un adeguato rinnovo contrattuale poiché ne vale della dignità stessa dei lavoratori. Noi – aggiunge parlando a nome di tutte le sigle sindacali – avremmo preferito confrontarci con il Governo senza che ci fosse il bisogno di uno sciopero generale, ma non ci ha ascoltato. Abbiamo una ministra che preferisce mandare le lettere alla stampa anziché confrontarsi sul contenuto dello sciopero».

«A coloro che ci danno degli irresponsabili, voglio dire che gli irresponsabili sono loro che in 10 anni di destra e sinistra hanno distrutto la sanità pubblica a beneficio del privato – tuona Claudio Salvadori di Uil – Il pubblico è il primo e unico ammortizzatore sociale di tutte le altre categorie, sopratutto in questo contesto sanitario. E’ pretestuoso dire che siamo degli irresponsabili, non lo siamo, lo sono quelli che non hanno convocato i sindacati per discutere. Il nostro sciopero in ambito sanitario è poco più che simbolico perché il 70-80% del personale è comunque a lavoro oggi e che gli altri che fanno sciopero perdono la giornata di lavoro per solidarietà anche di quelli che sono in ospedale e di quelli che sono morti e sono stati infettati. Noi non siamo per distruggere, chiediamo di sederci tutti ad un tavolo per cercare di ricostruire questa situazione devastante» rilancia l’appello rimasto inascoltato da troppo tempo.

Lo slogan che i sindacati hanno scelto per questo sit-in è “rinnoviamo la pa”, chiedendo così al Governo un piano industriale della pubblica amministrazione con nuove tecnologie, nuove risorse umane, nuove idee e nuovi servizi. «La pa non vuole essere un problema per lo sviluppo o le industrie – specifica Enzo Mastorci della Cisl – Bisogno puntare sull’innovazione. Alcune associazioni di categoria hanno criticato lo smartworking ma è bene chiarire che la media nella pa è di 53 anni e nei ministeri è molto più alta, sfiora addirittura i 60 anni, e le recenti normative sulle pensioni hanno frenato il ricambio generazionale sfavorendo così i giovani».

Poi c’è sempre la lotta al precariato. L’ultimo contratto è stato rinnovato dopo 10 anni nel 2016 ed è scaduto dal 2018. “È necessario stabilizzare il tantissimo personale precario della Asl. Solo nella Asl Toscana Nord Ovest abbiamo tre 500 persone precarie – afferma Mastorci – I servizi pubblici hanno bisogno di stabilità, professionalità ed esperienza. Il precariato non dà un servizio adeguato a quello che è un servizio pubblico universale come la sanità». «Il rinnovo del contratto per noi vuol dire un adeguamento economico equo e anche una nuova classificazione del personale, che è fermo ai primi anni 2000» chiarisce Bernieri.

I lavoratori delle Asl che prima erano gli eroi del momento nella prima ondata, «ora lavorano in condizioni disagiate – spiega Paolo Gozzani di Cgil – Hanno lavorato anche mettendo a repentaglio la loro vita. Questo è uno sciopero che ci deve far dire “ma che paese vogliamo? vogliamo un paese dove anche la sanità la privatizziamo e la lasciamo in mano al mercato o voglio un paese dove lo stato ha a cuore la cura della propria comunità?”». Negli ultimi 12/13 anni sono stati  tagliati 37 miliardi di euro al comparto sanitario «e questo ha significato minor servizio, minor occupazione e rischio di minor qualità sopperito sempre dalla buona volontà dei lavoratori – ha concluso Valerio Musetti – hanno pensato che spostando i servizi dal pubblico al privato ci siano miglior risposte, ma non è cosi. C’è la necessità di fare assunzioni, garantire un nuovo contratto poiché ci sono lavoratori e lavoratrici che svolgono attività altamente professionali che non sono riconosciuti contrattualmente, avere sicurezza sul posto di lavoro».