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Confcommercio proclama lo sciopero fiscale: imprese apuane, stop al pagamento di tasse e imposte

Il presidente provinciale Rodolfo Pasquini: «Non hanno concesso neanche la sospensione della contribuzione, non considerando che non lavorando, e quindi non incassando, non abbiamo risorse per far fronte a questi impegni». Il direttore Sara Giovannini: «I nostri legali hanno elencato i tributi da non pagare»

MASSA-CARRARA – Confcommercio Toscana lancia lo sciopero fiscale per 50mila imprese della nostra regione. E Confcommercio Province di Lucca e Massa-Carrara si allinea, rilanciando con forza questo messaggio anche sul territorio di propria competenza. Nella mattinata odierna (venerdì) la presidente della confederazione a livello regionale Anna Lapini ha scritto al presidente nazionale Carlo Sangalli per comunicare che 50mila imprese toscane non pagheranno più tasse e imposte.

“Una forma di protesta – spiega il presidente di Confcommercio Lucca e Massa-Carrara Rodolfo Pasquini – alla quale la categoria si sente costretta da mille validissimi motivi, ultimo dei quali uno che supera e comprende tutti gli altri: le nostre aziende non hanno più risorse e preferiamo continuare a pagare prioritariamente dipendenti e fornitori rispetto ad uno Stato che non comprende, anzi calpesta, le nostre ragioni di esistere”. Nulla a che fare con l’evasione o l’elusione fiscale, dunque – fenomeni che l’associazione di categoria condanna – ma una ribellione pacifica e silenziosa contro un sistema statale che continua a trattare le imprese e i professionisti come “bancomat”, senza tutela né rispetto. Soprattutto, senza riconoscerne l’importanza: prima dell’era covid, solo in Toscana le imprese di commercio, turismo e servizi (214 mila sul totale di oltre 410 mila) garantivano il 75% del Pil (77 miliardi di euro) e il 64% dell’occupazione con 718 mila lavoratori impiegati. In dieci anni, dal 2010 al 2019, erano cresciute nel complesso del +4%, contro le performance negative di agricoltura e industria. Poi, nel 2020, il brusco stop imposto dalla pandemia, che già ha portato i consumi indietro di trenta anni (in Toscana si sono perduti 2.700 euro a testa, secondo le stime Confcommercio) e che ora rischia di compromettere l’esistenza di un intero sistema imprenditoriale.

“Le nostre aziende – prosegue Pasquini – sono attonite, atterrite e disorientate da una situazione mai vista prima, che sta producendo effetti disastrosi ben al di là di ogni peggiore previsione. E noi che abbiamo chiesto sempre e soltanto di poter lavorare al servizio dei nostri clienti e delle nostre città, ci troviamo oggi nell’impossibilità di farlo per motivi non certo imputabili a nostre responsabilità. Ma mentre ci è di fatto impedito, per legge, di lavorare e quindi di fatturare e di incassare, chi ci governa non si è preoccupato di fermare i costi delle nostre aziende, che invece continuano a correre”.

La situazione ha evidenti risvolti paradossali, come già rimarcato nei giorni scorsi da Confcommercio Lucca e Massa Carrara: “Mentre si prospettano ristori spesso irrisori – insiste Pasquini -, non si è ritenuto neanche di concederci la sospensione della contribuzione fiscale, non considerando che non lavorando, e quindi non incassando, non abbiamo risorse per far fronte a questi impegni. Ma non è finita qui: in base a criteri che ci appaiono incomprensibili, il sacrificio che ci viene chiesto ricade sulle spalle di alcuni e non di tutti. Col rischio di vanificare il sacrificio e, soprattutto, di spostare arbitrariamente i consumi da un settore all’altro. Perché è evidente che se un negozio di abbigliamento o di articoli per la casa non potrà stare aperto in questo periodo, gli acquisti di Natale saranno concentrati su altri settori ai quali invece è concesso di lavorare. È mai possibile che, solo per fare alcuni esempi, i centri commerciali e la grande distribuzione possano trattare la vendita di prodotti che a noi non è consentito vendere, i commercianti su aree pubbliche non siano autorizzati a vendere, per esempio, fiori o calzature per bambini, mentre invece lo sia concesso alle analoghe attività a posto fisso? Una disparità di trattamento che causa incredulità, rabbia e sconforto. Per questo abbiamo deciso di alzare la voce e fare di tutto per impedire il progetto di liquidazione di un intero settore economico, quello del commercio al dettaglio.

“Chi protesta contro l’iniquità dello Stato adottando uno strumento legittimo come lo sciopero fiscale – dice invece il direttore di Confcommercio Lucca e Massa Carrara Sara Giovannini – compie un atto ben diverso e ben più condivisibile anche da un punto di vista sociale, rispetto a un evasore fiscale che, come tale, va condannato. Si tratta di una azione di protesta collettiva che rientra nell’ambito dei diritti sanciti dalla Costituzione”. “I legali ai quali si è rivolta Confcommercio Toscana – conclude Giovannini – hanno così elencato le tasse e imposte che possono essere oggetto di “sciopero fiscale”, avvertendo però che l’ente creditore del tributo non riscosso potrà comunque pretenderne il pagamento e comminare le relative sanzioni”.

Ecco l’elenco.

·      Imposta regionale sulle attività produttive (Irap),
·      Imposte sul reddito delle società (Ires)
·      Maggiorazione IRES Società di comodo
·      Imposta per l’adeguamento dei principi contabili (Ias)
·      Imposta sostitutiva per la rivalutazione dei beni d’impresa
·      Tassa annuale sui registri contabili
·      Imposta sostitutiva imprenditori e lavoratori autonomi regime di vantaggio e regime forfetario agevolato
·      Contributo Ambientale Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi)
·      Imposte e dazi doganali
·      Tassa di iscrizione agli Albi professionali o all’abilitazione dell’esercizio professionali
·      Addizionale comunale sui diritti d’imbarco di passeggeri sulle aeromobili Imposta sulle riserve matematiche di assicurazione
·      Tasse sulle persone fisiche
·      Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef)
·      Tasse sull’istruzione Canoni su telecomunicazioni e Rai Tv
·      Imposte su giochi e lotterie
·      Imposte sui consumi di prodotti particolari
·      Tasse su auto e trasporti
·      Bollo auto
·      Imposte sui premi RC auto
·      Tasse e accise sulla benzina
·      Imposta provinciale di trascrizione (IPT)
·      Addizionale erariale tassa automobilistica per auto di potenza sup 185 kw
·      Tasse sulla casa e immobili
·      Imposta municipale propria (Imu)
·      Tributo per i servizi indivisibili (TASI)
·      Tassa smaltimento rifiuti (TARI)
·      Tasse sul consumo energetico.

«Se sul fronte dei tributi il governo nazionale non ha fatto molto finora, una mano alle imprese potrebbe arrivare dalle amministrazioni comunali – spiega l’associazione di categoria – in virtù dell’Art. 1 Commi 796 e 797 della Legge 27.12.2019 n. 160 (Legge di bilancio 2020), infatti, i Comuni in quanto esattori dei tributi locali possono, su richiesta del debitore, applicare una dilazione di pagamento fino ad un massimo di 72 rate mensili. Dilazione che può essere poi ulteriormente rateizzata per altri 72 mesi, per un totale quindi di 144 mesi. Abbastanza per dare un po’ di respiro a chi versa in condizioni economiche precarie».