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Maltrattamenti e stalking, 300 denunce l’anno a Massa-Carrara

Un centinaio di nuovi accessi l'anno al centro antiviolenza carrarese. La tavola rotonda in biblioteca

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300 denunce all’anno per maltrattamento e stalking nella Provincia di Massa-Carrara. 20 per violenze sessuali. 25 denunce e 4 esposti solo a Carrara. Questi sono solo alcuni dei numeri emersi in occasione del forum “Donne, Salute e Violenza”, la tavola rotonda tenutasi oggi presso la Biblioteca di Carrara cui hanno preso parte l’assessora al sociale del Comune di Carrara Anna Galleni, il sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Massa Alessandro Conforti, la psicologa e psicoterapeuta Azzurra Galvani, la referente del codice rosa per NOA e PS Lunigiana Patrizia Vannucci e la psicologa e psicoterapeuta dell’associazione ACCA per i disturbi alimentari Marina Lenzoni. L’incontro è stato moderato da Francesca Menconi, presidente del CIF (Centro italiano Femminile) comunale di Carrara. Presenti il vicesindaco Matteo Martinelli, la presidente della commissione sociale Tiziana Guerra, il maggiore Cristiano Marella, comandante della compagnia dei Carabinieri di Carrara. I numeri relativi alla nostra città sono stati illustrati dall’assessora Galleni: “Al 20 novembre del 2019 abbiamo avuto al centro antiviolenza gestito dal CIF 163 accessi (90 nuovi primi accessi e 73 donne dagli anni precedenti). I contatti telefonici sono stati molto alti. Abbiamo avuto 809 colloqui, 157 consulenze legali, 9 consulenze psicologiche, 4 esposti, 25 denunce.” I dati della provincia spettano invece al procuratore Conforti: “Le denunce di violenza contro le donne si attestano nell’ordine di qualche centinaio all’anno. In particolare sono 300 all’anno le denunce per maltrattamento e stalking, tra le quali vanno però distinti i cosiddetti falsi positivi. Quelle per violenze sessuali sono circa 20 annue. Parliamo di denunce, ma il sommerso è ancora maggiore: è su questo che bisogna lavorare.” La maggior parte delle donne non denuncia: “Molte non si rivolgono nemmeno al pronto soccorso. Io ho avuto una denuncia, che sto trattando, di una donna che siamo riusciti a inserire in un centro antiviolenza solo molto tardi perché, nonostante la famiglia si fosse accorta della violenza che subiva, la madre infermiera curava le sue ferite e il padre evitava l’argomento.” Questa paura di denunciare deriva spesso dal timore delle donne di subire il processo in modalità traumatiche, di non essere credute, di perdere la custodia dei bambini. “La mia parola contro la sua è una frase che ho sentito troppe volte. Sfatiamo alcuni miti: innanzitutto la donna che vuol essere difesa ha diritto al patrocinio gratuito, poi viene sentita in forme protette. La corte di cassazione ci dice che anche solo la parola di una donna può consentire l’applicazione di misure cautelari nei confronti di un uomo. I tempi del processo possono essere molto brevi: di recente ho chiesto almeno quattro immediati dopo l’applicazione della misure cautelari. C’è stato un processo che abbiamo gestito in un anno preciso, dalla denuncia alla sentenza. Il processo è una fonte di benessere per la donna, che riacquista dignità facendo giustizia a se stessa.” Ci sono casi in cui la vittima non capisce nemmeno di essere maltrattata: “Penso a una donna con cui ci siamo trovati in difficoltà perché difendeva il marito violento: lui aveva perso il lavoro ed era caduto nella dipendenza da alcool. Ho dovuto registrare le sue testimonianze. Questo ci fa capire quanto sia difficile capire a una donna l’importanza dell’essere difesa. Una ragazza si è schermata dicendomi tante volte: “Non posso denunciarlo”. Poi è morta, anche se non per questa ragione, ma io ho continuato a pensare a come avremmo potuto aiutarla.” Il primo passo, secondo il procuratore, è implementare le leggi dello Stato: “Mi sono resa conto dopo 22 anni che faccio questo lavoro che non bastano le leggi che abbiamo. Il codice rosso approvato a Luglio? Non ne sono felicissima, è una legge che non dice nulla più di quanto non facessimo già. Soprattutto, dei suoi 21 articoli l’ultimo è la clausola di invarianza finanziaria: ovvero, tutto va fatto a costo zero. Senza risorse non andiamo da nessuna parte.”

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