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Cave fermate e 58 bis, il Tar respinge il ricorso degli industriali

Il Tribunale amministrativo della Toscana si è espresso evidenziando la correttezza della tesi sostenuta dalle amministrazioni pubbliche. Soddisfazione dell'assessore regionale Ceccarelli

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Il Tribunale amministrativo della Toscana si è espresso, respingendo il ricorso promosso da Confindustria di Massa-Carrara e da varie imprese del settore contro la Regione Toscana e il Comune di Carrara contestando l’interpretazione della legislazione regionale in materia di cave.

L’assessore regionale alle cave e al territorio, Vincenzo Ceccarelli, ha espresso quindi soddisfazione, prendendo atto che il Tar si è espresso nel merito evidenziando la correttezza della tesi sostenuta dalle amministrazioni pubbliche e confermando che l’oggetto dell’autorizzazione allo scavo non può essere l’area in disponibilità ma il progetto di coltivazione.

Il Tar ricorda nella sentenza che il marmo delle Alpi Apuane, come la Regione ha sempre sostenuto, costituisce un unicum a livello internazionale e il suo utilizzo non può avvenire in modo incontrollato. Allo stesso tempo si conferma che le varianti sono preventive e non è possibile ogni ipotesi di variante in sanatoria postuma.

I ricorsi vengono quindi respinti confermando le interpretazioni fornite dalla Regione Toscana nel luglio scorso in merito alle autorizzazioni dei progetti di coltivazione. La Regione ricorda che, a seguito dell’interpretazione data, la stessa Regione aveva promosso la modifica della Legge regionale 35/2015 attraverso l’inserimento dell’articolo 58 bis, che prevede un periodo transitorio di adeguamento da parte comunale. Durante tale periodo viene esclusa la più grave sanzione della immediata decadenza dell’autorizzazione data alle imprese, al fine di garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali.

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