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Coca, minacce e pizzini: il dominio dello spaccio nel carcere di Massa foto

Quattro arrestati e quattro denunciati. I risultati dell’operazione “Inside prison” sono stati presentati dal procuratore capo Giubilaro insieme ai carabinieri e alla polizia penitenziaria

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Avevano messo in piedi un vero e proprio traffico di droga all’interno della casa di reclusione di Massa, dove tra estorsioni e violenze avevano dato segnali di predominio nel carcere tra ottobre 2018 e febbraio 2019. Per questo quattro persone (tre uomini e una donna) sono state arrestate e altre quattro (anche in questo caso tre uomini e una donna) sono state denunciate a piede libero. Tra gli arrestati figurano dei personaggi già noti alle cronache locali visto che furono accusati di tentato omicidio nell’autunno del 2017.

Sgominato giro di droga all'interno del carcere di Massa

L’operazione denominata “Inside prison”, coordinata dal pubblico ministero Alessandra Conforti e condotta dai carabinieri con l’ausilio della polizia penitenziaria, è stata presentata dal procuratore capo Aldo Giubilaro, il comandante dei carabinieri di Massa-Carrara Massimo Rosati, il colonnello Tiziano Marchi e la comandante del reparto di polizia penitenziaria Amalia Cucca.

«Non è stato facile accertare le responsabilità – ha spiegato Marchi – visto l’ambiente così controllato come quello della casa di reclusione. Gli stupefacenti venivano introdotti con metodi complicati attraverso un infermiere professionale (dipendente dell’Asl, ndr) che operava all’interno del carcere». Si trattava di un soggetto insospettabile, o quasi, dal momento che per lavorare in quegli ambienti si è sottoposti a valutazioni approfondite. Lo scorso 23 febbraio l’infermiere, sottoposto a un controllo, è stato trovato in possesso di un quantitativo di droga e dei “pizzini” con indicazioni precise. «I soggetti riuscivano – ha continuato Marchi – ad avere una corrispondenza con l’esterno con tanto di messaggi subliminali e indicazioni precise su cosa serviva e chi contattare. Ogni volta l’infermiere riusciva a portare ai due detenuti coinvolti dai 5 ai 10 grammi di droga il cui valore all’interno del carcere triplicava, vista la sua scarsità».

Ma come facevano i detenuti ad acquistare la droga? Da chiarire, ha specificato la dottoressa Cucca, che i detenuti essendo all’interno di un carcere cosiddetto “aperto”, lavorano nello stabilimento industriale interno e per questo ricevono un minimo di stipendio. «Le misure cautelari – ha proseguito il colonnello Marchi – sono state disposte nei confronti di quattro soggetti, due carcerati, un familiare di questi e l’infermiere. Nel corso delle indagini abbiamo poi scoperto un altro fatto inquietante: non solo era stato minacciato un detenuto che non aveva onorato un debito per l’acquisto della droga, ma l’estorsione era stata estesa anche ai suoi familiari. Per questo abbiamo attivato delle procedure interne per sottrarlo dal controllo di questi due soggetti che imperversavano e che avevano creato un clima intimidatorio. Fortunatamente siamo riusciti a ristabilire l’ordine e la situazione critica è stata disinnescata». L’attività di ieri mattina è stato l’ultimo atto dell’indagine a cui hanno preso parte trenta carabinieri, il personale della polizia penitenziaria e una unità cinofila antidroga del Nucleo cinofili carabinieri di Firenze.

Qui gli ulteriori dettagli dell’operazione

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