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Eutanasia, Cappato e Welby: «Lo rifaremmo». Processo rinviato foto

La prima udienza si svolgerà a Massa il prossimo 12 novembre. Cappato: «Disobbedienza civile, abbiamo fatto il nostro dovere»

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«La speranza è che nel nostro paese le persone in condizioni di sofferenza insopportabile e di malattia irreversibile possano essere aiutate anche a interrompere la propria sofferenza e la propria vita senza che chi li aiuta venga esposto al rischio di una condanna fino a 12 anni di carcere». È quanto ha dichiarato questa mattina Marco Cappato al suo arrivo al tribunale di Massa dove si sarebbe dovuta tenere la prima udienza del processo che riguarda il processo in corte d’assise a Massa a Marco Cappato e Mina Welby per la morte di Davide Trentini, 53 anni, malato di Sla, avvenuta il 13 aprile 2017 in Svizzera col suicidio assistito.

“Si sarebbe dovuta tenere” perché il processo è stato aperto e subito rinviato al 12 novembre. «La nostra è una azione di disobbedienza civile – ha commentato Cappato, presente al processo insieme a Mina Welby -, crediamo di aver fatto il nostro dovere, su richiesta di Davide e Fabiano».

«Sono serena – ha detto Welby all’uscita dal palazzo di giustizia -, quello che ho fatto l’ho fatto per coscienza e lo rifarei ancora». Cappato e Welby sono imputati di istigazione e aiuto al suicidio. L’inchiesta ha portato al giudizio immediato su richiesta degli stessi imputati.

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