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«Una tragedia annunciata». Rabbia per l’ennesima morte sul lavoro

Ciavarella (Filt-Cgil): «Si continua a lavorare in una certa maniera». Cub Trasporti: «Alessandro è vittima di una strage silenziosa. Non si tratta di fatalità»

«Una tragedia annunciata» così Domenico Ciavarella, segretario provinciale della Filt-Cgil di Massa-Carrara nonché dipendente dell’Autorità di Sistema Portuale, definisce la morte di Alessandro Lorenzani, l’operaio 41enne deceduto ieri pomeriggio sulla banchina Fiorillo del porto di Carrara dopo essere stato investito da un carrello elevatore da 50 tonnellate.

«C’era il carrello che arrivava – racconta sconvolto – non l’ha sentito ed è finito sotto. È una tragedia annunciata, basti vedere come lavorano in porto: non ci sono spazi e si continua a lavorare in una certa maniera.

«La persona che manovrava il carrello stava finendo di lavorare e lo stava portando a posto il mezzo. Il carrello era scarico. L’operaio stava attraversando la banchina e il carrello l’ha preso nonostante uno gli avesse gridato dietro: “Fermati! Fermati! Dove vai?! Occhio al carrello!”».

E sulla morte del lavoratore portuale interviene anche il sindacato Cub Trasporti: «Le morti sul lavoro non sono mai una fatalità. Anche ieri, a Carrara, un operaio è morto in porto durante le operazioni di scarico di una nave. I nostri pensieri e la nostra vicinanza alla famiglia, agli amici e ai colleghi di Alessandro, vittima di una strage silenziosa che vede l’Italia tra i paesi con più morti e infortuni sul lavoro. L’aumento dei carichi di lavoro, i ritmi forsennati, i contratti a termine, il mancato rispetto di norme sulla sicurezza sono tra le cause questa strage senza precedenti. Quanto accaduto in porto a Carrara ci ricorda che le privatizzazioni dei decenni scorsi e il sistema di subappalti al ribasso conducono ad un inevitabile peggioramento delle condizioni di lavoro e al mancato rispetto delle norme sulla sicurezza del lavoro. In Toscana non possiamo quindi parlare di fatalità, visto il costante aumento di incidenti mortali e non. Questo modello di sviluppo, basato su uno sfruttamento indiscriminato e senza rispetto per alcuna norma che intralci i profitti, produce morte e infortuni. Non dobbiamo inoltre dimenticare che il numero di malattie professionali è in costante crescita, anche se molte non sono ancora riconosciute come tali».