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Cava Romana, il Parco alla Leverotti: «Abusi sì ma non così tanti»

«Errori da matita blu» per la professoressa rappresentante del Grig

«Sono interpretazioni sballate e numeri assurdi quelli denunciati da Franca Leverotti riguardo a Cava Romana. Alla Leverotti non è bastato consultare tonnellate di documenti e neppure ricevere per ore la paziente spiegazione dei funzionari del Parco. L’errore grave della professoressa – da matita blu – è nell’aver voluto mescolare e confondere due procedimenti amministrativi che viaggiano su piani differenti e hanno avuto luogo in tempi diversi». È quanto afferma il Parco delle Apuane relativamente agli abusi a Cava Romana compiuti, specifica il Parco, «prima del 2015».

«Il Parco – prosegue – ha rilevato queste difformità rispetto alle previsioni del progetto estrattivo legittimamente approvato nel 2010. Pertanto, gli abusi erano e abusi rimangono in modo del tutto indipendente dal confine del Parco, la cui eventuale modifica non produce alcuna sanatoria o ridimensionamento quantitativo delle difformità prodotte. Non a caso, siamo arrivati alla terza ordinanza di sospensione e riduzione in pristino, per inerzia ad operare da parte del conduttore dell’attività estrattiva. Nella confusione di numeri buttati là senza cognizione, la Leverotti afferma che a Cava Romana le difformità avrebbero raggiunto il valore complessivo di 25.950 metri cubi, di cui 4.950 in area estrattiva e 21.000 in area parco. Anche qui c’è un difetto evidente di uso dei dati numerici consultati, poiché l’entità totale effettiva degli abusi compiuti, rispetto al progetto estrattivo approvato, ammonta in realtà a 15.990 metri cubi, con discreta parte di questo volume difforme realizzato in cantieri ben distanti dal limite dell’area parco. A titolo di cronaca ed informazione pubblica – e non per sminuire la gravità di questi abusi – la cifra corretta sopra riportata non corrisponde tout court ad un incremento di escavazione rispetto a quanto consentito, poiché 30.364 metri cubi di gallerie previste nel progetto sono rimaste ancora irrealizzate».

«Quanto alla questione della rettifica dei confini del Parco – continuano dal Parco Apuane – utilizzata a pretesto per descrivere un clima opaco di parzialità e favori, la Leverotti non dice che il caso di Cava Romana è il risultato riconosciuto, insieme ad altri, di una ricognizione a 360 gradi su tutte le attività estrattive del Parco, dopo l’approvazione del nuovo Piano nel 2016. Una verifica puntuale dei nuovi perimetri si è resa necessaria con il passaggio dalle mappe cartacee di scala inadeguata a quelle digitali di grande dettaglio. Questa ricognizione ha individuato alcune porzioni di cave attive che, per effetto dei nuovi limiti del Piano, si sono così trovate, seppur di poco, all’interno dell’area protetta, benché regolarmente autorizzate prima dell’entrata in vigore dello stesso strumento di pianificazione».

«Non dice infine che – conclude – per rimediare a questa situazione imprevista, era pronta una proposta di legge d’iniziativa della Giunta Regionale, non portata a termine soltanto dopo aver riscontrato il numero limitatissimo dei casi effettivi (appena 4) e l’entità ristrettissima delle superfici da modificare (alcuni ettari complessivi). La via della correzione cartografica di questi microscopici errori materiali è sembrata la più idonea ed immediata, con motivazioni e ragioni tecniche tutte contenute nella deliberazione del Consiglio direttivo n. 31 dello scorso 18 luglio. Provvedimento che ha soltanto verificato l’esistenza dei 4 casi detti e ha riconosciuto la necessità di modificare i confini in loro corrispondenza, non producendo però alcuna variazione effettiva dei perimetri dell’area parco e delle aree estrattive. Anche quest’ultimo è un fatto che contraddice la teoria lobbistica della professoressa Leverotti».

[immagine di repertorio]