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Pestaggi a sangue e furti, non solo prostituzione. «Litorale "militarizzato"» foto

Emergono i dettagli della maxi operazione dei carabinieri di Massa contro lo sfruttamento e il favoreggiamento del meretricio che ha messo in manette 13 cittadini rumeni, 5 ricercati

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Favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ma anche furti e pestaggi. In sintesi sono queste le accuse per 18 cittadini rumeni, tutti legati da rapporti familiari. Tredici membri di questo clan sono stati arrestati dai carabinieri di Massa all’alba di venerdì 25 maggio tra Marina di Massa e le frazioni di Casette e Gronda nel corso della maxi operazione denonominata “Craiova Clan”. I dettagli dell’intervento degli uomini dell’Arma, coordinati dalla Procura di Massa (titolare dell’indagine il sostituto procuratore Roberta Moramarco), sono stati resi pubblici nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato il procuratore capo Aldo Giubilaro, il comandante provinciale dei carabinieri Massimo Rosati e il maggiore Tiziano Marchi.

Gli arrestati del "Craiova Clan"

«Si è trattato di una missione molto difficile e complessa che ha impegnato cinquanta militari e venti automezzi con l’ausilio di un elicottero dei carabinieri di Pisa e reparti speciali come l’unità cinofila» ha spiegato in avvio il comandante Rosati.

«Le indagini sono state molto articolate e sono stati necessari numerosi accertamenti – ha dichiarato il procuratore capo Giubilaro – Le misure cautelari sono state emesse per 18 soggetti, ma gli indagati sono molti di più. I miei ringraziamenti più sentiti vanno quindi ai carabinieri per il lavoro svolto. Il gioco di squadra paga sempre».

I reati contestati ai membri del clan sono compresi nel periodo tra maggio 2017 e maggio 2018. Tutto è partito da un esame richiesto dal procuratore capo sui reati contro il patrimonio. Da qui è emerso come i soggetti indagati, arrestati venerdì, fossero membri di un sodalizio criminale dedito principalmente al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. «Avevano militarizzato il litorale – ha spiegato il maggiore Marchi – Ogni ragazza lavorava in una piazzola all’interno della quale non potevano starci altre prostitute. In caso di interferenze di donne ‘esterne’, le ragazze erano pronte a chiamare gli uomini del clan che intervenivano prontamente con minacce e pestaggi». Rispetto ai pestaggi, un episodio di particolare gravità ha riguardato un turista bergamasco che aveva usato un linguaggio poco consono nei confronti di una lucciola. Questa ha richiesto un intervento in sua difesa, avvenuto dopo pochi minuti. Il turista è stato pestato a sangue: per lui 180 giorni di referto. Questo succedeva un anno fa. Come lo scorso anno, il 6 ottobre, il gruppo d’azione di questo clan svaligiava una sala slot. Si tratta solo di uno dei molti furti che hanno interessato altri esercizi pubblici. Erano riusciti anche a rubare un’auto.

Il lavoro del clan si svolgeva, quindi, di notte. «Cambiavano spesso abitazione – ha detto Marchi – ma dove risiedevano non davano problemi agli abitanti del luogo, erano molto discreti, anche perché non facevano vita di paese. Di giorno dormivano e di notte imperversavano sul litorale. Non avevano un vero e proprio lavoro: erano sconosciuti all’Inps».

Fondamentali per concludere l’operazione sono state le intercettazioni ambientali e telefoniche e le testimonianze dei clienti, in qualche caso facoltosi, delle prostitute. Clienti che arrivavano anche dalle province limitrofe come Lucca e La Spezia. Questo perché i “servizi” non venivano forniti solo sul lungomare, ma anche in casa attraverso vari siti web.

Questi le accuse nei confronti dei membri del clan: numerosi reati contro il patrimonio; reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione; reati contro la persona mediante violenti pestaggi di clienti delle lucciole; numerose aggressioni in danno di prostitute concorrenti al fine di allontanare te stesse dai luoghi di esercizio delle giovani donne controllate dal clan.

Insomma la rete del clan era molto estesa e negli ultimi 5 anni era riuscita a ricavarsi un ruolo di primo piano nel favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

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