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Affronta i bulli ogni giorno a scuola, il padre: «È diventata la normalità»

La storia. Le violenze sono cominciate con un paio di jeans buttati nel water. Divenendo quotidiane

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Il bullo non è certo un vincente. È un soggetto debole, che sfoga la sua frustrazione sugli altri. Secondo il rapporto Censis del 2016, il 52,7% degli studenti italiani dagli 11 ai 17 anni è vittima di bullismo. Di fronte all’emergenza, non siamo ancora in grado di mettere in campo serie strategie di prevenzione e contrasto. A dircelo sono i dati, ma soprattutto le storie dei nostri ragazzi, che troppo spesso fanno i conti con coetanei crudeli. Anche nella nostra provincia.

Jeans nel water, furti, pallonate

Davide (il nome è di fantasia) frequenta le scuole medie. È un ragazzo vivace, allegro, sportivo. Il suo calvario comincia nello spogliatoio, dopo l’ora di ginnastica; al momento di togliere la tuta e rivestirsi, Davide non trova più i suoi jeans. Sembrano scomparsi nel nulla. Poi la scoperta: sono stati gettati nel water. Li recupera zuppi e coperti di urina. «Vuoi che li facciamo asciugare sul termosifone?» gli suggerisce il preside. Davide rifiuta. Preferisce tornare a casa coi calzoncini corti. Il papà lo accoglie sgomento: «Con questo freddo?» Quando ascolta ciò che è successo, lo stupore cede il passo alla rabbia.

Dalle bravate si passa ai furti. Gli rubano un libro. Non bastano le note, i richiami, le punizioni, la lezione sul bullismo tenuta a scuola: le violenze non si fermano, vanno avanti. Diventano quotidiane. Si trasformano in routine. In banalità. Un giorno Davide torna a casa con gli occhiali rotti. Lui e i compagni hanno giocato a calcio; i soliti noti gli hanno tirato una pallonata in viso tanto violenta da sfasciarglieli.

«È diventata la normalità»

Un chewing-gum appiccicato alla camicia. È il papà ad accorgersene, Davide di queste cose non parla più. «Le prime volte Davide era molto triste – dichiara – adesso sembra che ci abbia fatto l’abitudine, è diventata la normalità».

Davide è un ragazzo coraggioso, non si perde d’animo. Reagisce anche: quando prendono il suo astuccio per lanciarselo tra di loro, lui lo intercetta per rispedirglielo indietro. Sopporta ogni giorno. La sua è una storia a cui non si può rimanere indifferenti.

Due ragazzi su tre assistono a episodi del genere

Secondo i dati Istat relativi al 2014, al Nord due ragazzi su tre hanno assistito a episodi di prepotenza tra coetanei. Dal settembre 2015 al giugno 2016 l’associazione “Telefono Azzurro” ha gestito circa un caso al giorno di bullismo e cyberbullismo.

Tra le conseguenze, per chi subisce, troviamo ansia diffusa, con possibili conseguenze di abbandono o dispersione scolastica, atti autolesivi, ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio. Il 30% delle vittime mette in atto comportamenti di autolesionismo; il 10% avrebbe pensato o addirittura tentato il suicidio. È storia recente quella della piccola Ammy “Dolly” Everett, la quattordicenne australiana che si è tolta la vita l’11 gennaio scorso dopo gli insulti ricevuti in rete.

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