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Ristoratori e baristi: "Troppe ‘lucciole’ nei nostri locali"

Malcontento tra i locali notturni di Marina di Massa che vengono visitati ogni notte dalle prostitute. Dulvi Corcione (polizia): "Le multe risolvono il problema a metà"

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Continuano le lamentele dei ristoratori e dei locali notturni del lungomare per la presenza di prostitute, che non sono gradite all’interno degli esercizi.

Le segnalazioni sono arrivate ancora alla questura di Massa-Carrara che ha messo da tempo a disposizione il pattugliamento notturno del litorale massese in maniera efficace. “Abbiamo rilevato – ha detto il capo della squadra mobile Antonio Dulvi Corcione – una serie di prostitute che risultano un tabù per gli stabilimenti e i ristoranti della riviera massese. I controlli per la sicurezza avvengono una sera sì e una no – ha aggiunto – e il monitoraggio del territorio è sempre attivo come previsto dopo che è stato deciso da parte del Comune di rendere sicuro il litorale in vista della stagione estiva. In questi casi le signorine sono controllate e noi stiamo attuando l’articolo 56 della legislazione comunale, che prevede una multa salata”. Grazie al progetto Mercurio, infatti, gli agenti hanno la capacità di identificare l’identità delle persone fermate, risolvendo in pochi istanti i casi dubbi sulla identità, soprattutto di chi è sprovvisto di documenti e di emettere multe.

Se da un lato è funzionante l’aspetto ‘sicurezza’, è rimasta aperta, però, la questione sul decoro urbano: “Una volta identificate – ha proseguito il capo della mobile – si deve effettuare la multa che ammonta a cifre cospicue, che se non pagate arrivano anche a 10mila euro, ma non possiamo continuare così per risolvere il fenomeno”. Quello che manca, dunque, alle forze dell’ordine è uno strumento legislativo idoneo per un’incisione profonda al fenomeno.

Per quanto riguarda il punto di vista dei ristoratori il problema è stato allontanare le ragazze dall’interno dei locali, ma applicando la legge, si tratterebbe di rifiuto ingiustificato della prestazione. “Se entra nel locale un ubriaco – ha infatti spiegato Corcione – il proprietario può rifiutarlo, in quanto molesto, ma la prostituta che entra nel locale non ‘svolge le sue attività'”.

Lo strumento governativo è risultato, dunque, carente, tanto che si può arrivare a multare le donne fino a 7-8 mila euro, cifre che ovviamente non sono in grado di pagare e che non incide sulla loro attività, ottenendo a quel punto un mezzo successo.

La lotta alla prostituzione ha messo in luce il dialogo tra attività locali e forze dell’ordine, ma finora si sono ottenuti risultati solo per quel che riguarda la sicurezza, poco soddisfacenti dalla prospettiva dei lavoratori del litorale. In definitiva è emerso che le squadre di polizia sono presenti sul territorio e non hanno intenzione di limitare la loro attività, tuttavia la legislazione in atto, che non considera la prostituzione un reato, ha rischiato di mettere a dura prova la pazienza dei gestori dei locali.

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