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«Cava Fornace, basta prese in giro dalla politica. La discarica va chiusa subito»

Sono le parole del comitato di cittadini per la chiusura della discarica di Cava Fornace che questa mattina, lunedì, ha convocato una conferenza stampa a cui hanno preso parte anche il Comitato Strettoia e Italia Nostr

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MONTIGNOSO – «Siamo qui perché siamo stanchi di essere presi in giro dalla politica. Siamo in un luogo particolare, a ridosso del Lago di Porta, area tutelata dalla Regione e dalla Comunità Europea, dove sopravvive, agli errori della politica, un ecosistema unico». Sono le parole del comitato di cittadini per la chiusura della discarica di Cava Fornace che questa mattina, lunedì, ha convocato una conferenza stampa a cui hanno preso parte anche il Comitato Strettoia e Italia Nostra. «Un’area da proteggere e che invece ha visto nascere e autorizzare a pochi passi  una discarica di rifiuti speciali, tra cui l’amianto».

«Dopo anni di promesse, il comitato sembrava aver ottenuto un’audizione online con l’assessora all’Ambiente della Regione Toscana, Monia Monni. L’incontro previsto per venerdì 29 luglio nei giorni scorsi è saltato all’improvviso, a causa di un impegno istituzionale e rimandato a settembre. L’assessora Monni, avvistata anche recentemente al Caffè della Versiliana, forse avrebbe potuto trovare del tempo anche per noi in queste settimane tra fine luglio e inizio agosto e non rimandarci, ad un incontro a ridosso delle elezioni, con il rischio, visto gli impegni istituzionali della campagna elettorale, di veder sfumare anche questa ulteriore concessione. L’incontro è per noi fondamentale in quanto, dopo la sentenza del Tar e le scadenze dell’autorizzazione, in previsione dell’avvio del Paur, come Comitato avevamo la necessità di un confronto lucido, franco e trasparente sul futuro della discarica e del nostro territorio».

«La discarica con tutte le  sue molteplici criticità, piu’ volte rimarcate anche dai rapporti Arpat, produce
notevoli impatti in quest’area, area che sarà oggetto delle azioni previste dal Contratto di Lago e dal Piano
di Gestione delle zone umide, che mirano ad ottenere finanziamenti statali e comunitari, per la salvaguardia e la tutele del Lago, del suo habitat straordinario e a sostegno della sua biodiversità. Decisioni sbagliate hanno permesso di arrivare a quota 43 metri di coltivazione, nonostante che 5 Consigli comunali e ben 2 mozioni del consiglio regionale, abbiano votato all’ unanimità per la chiusura di questo impianto, che si trova in una zona non idonea ad accogliere una discarica, vista la conformità geofisica del suolo e la prossimità delle falde acquifere. Peraltro siamo di fronte ad un gestore che tergiversa sulla richiesta di accesso al sito fatta dal Comune di Pietrasanta per poter effettuare le misurazioni necessarie a stabilire l’effettivo raggiungimento della quota 43 metri sul versante montignosino, lo stesso gestore che per anni ha parlato di accesso libero, di non avere nulla da nascondere, di volere trasparenza e massima collaborazione con i cittadini e il territorio».

«E pensare che ci sono politici illuminati che considerano questo gestore una controparte collaborativa e la discarica una risorsa per questo territorio. Lo stesso presidente della Regione Giani, in campagna elettorale, aveva preso impegni per la chiusura di Cava Fornace, impegni al momento non mantenuti. Purtroppo la politica ha abituato i cittadini a promesse vacue, valide solo per prendere voti e dimenticate completamente fino alla successiva tornata elettorale. Tutti i politici della zona, dai consiglieri agli assessori comunali, ai sindaci, ai presidenti di provincia, ai consiglieri regionali, ai  parlamentari dovrebbero vergognarsi per essere stati muti e inattivi per anni. Qualcuno ancora una volta userà  il tema per la prossima campagna elettorale, e ancora una volta, subito dopo il 25 settembre i cittadini saranno presto messi da parte e le loro istanze ignorate. Gli eletti del comprensorio nonostante i loro ruoli e il loro peso non hanno di certo contribuito a favorire la chiusura di questa discarica realizzata sopra un lago e a ridosso di centri abitati. Questi comportamenti allontanano i cittadini e i risultati si vedono nelle urne con l’aumento dell’astensione».

«Ci aspettavamo inoltre che l’assessora all’ambiente Monni volesse calendarizzare con noi anche un incontro sul nostro territorio, a Montignoso o Pietrasanta, nell’ambito del percorso partecipativo per il Piano regionale di economia circolare e bonifiche,  già piano regionale di gestione de rifiuti, visto che i tempi previsti per  riunioni, contributi e relazioni sono veramente ristretti. E ancora una volta dobbiamo decisamente denunciare come a parole si parla di partecipazione e nei fatti le decisioni passano sopra la testa della gente e dei territori. Peraltro un incontro sul tema  per le province di Massa-Carrara e Lucca è già avvenuto il 14 luglio a Lucca e nessun amministratore locale ci ha avvisato. Siamo assolutamente delusi e amareggiati dal comportamento dell’assessore Francesconi, del sindaco Lorenzetti, dell’assessora Gliori, del sindaco Giovannetti, di tutta l’amministrazione di Montignoso e Pietrasanta visto che oltre a non aver ritenuto necessario informarci non hanno nemmeno partecipato».

«Questi amministratori hanno una discarica attiva sul loro territorio e ritengono che non sia importante partecipare ad una discussione in merito al suo futuro arrogandosi oltretutto il diritto di decidere che neppure i cittadini, il Comitato, le associazioni non dovessero esserne informati per potervi partecipare. Di fronte a tanta superficialità e indifferenza non possiamo che essere indignati. All’assessore Monni, anche alla luce delle continue dichiarazioni del sindaco Lorenzetti su accordi presi con lei stessa per chiudere la discarica, avremmo chiesto quali strategie sono state messe in atto, quali sono i provvedimenti che la Regione intende adottare per chiudere ora Cava Fornace. Ora e non a quota 98, ora e non tra un anno. Ora e per sempre. Avremmo finito qua. Ma è notizia di questi giorni che il 26 luglio è stato chiuso lo scarico del percolato in fognatura, autorizzato nel 2016 e attivo dal dicembre 2021. Noi sosteniamo da sempre che quel percolato non avrebbe dovuto essere convogliato nella pubblica fognatura, visto che proviene da un’industria insalubre di primo grado e che in ogni caso l’immissione del percolato in fognatura è una variante sostanziale dell’autorizzazione della discarica e come tale avrebbe dovuto essere sottoposta alle valutazioni previste in quei casi. Tante domande fatte. Fin da subito abbiamo evidenziato alla Regione, a Gaia (il regolamento di Gaia sugli scarichi industriali in questo caso è stato rispettato?), ad Arpat, ai Comuni le diverse problematiche che questo scarico avrebbe potuto provocare. Abbiamo chiesto in ogni sede interventi in merito, cercando di capire quali controlli dovessero essere fatti, quali debbano essere gli enti deputati a farli e se l’iter autorizzativo fosse stato correttamente seguito. Fatto sta, che a seguito di un verbale di prescrizione emesso dal dipartimento provinciale di Massa-Carrara di Arpat, finalmente lo scarico è stato chiuso».

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