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«Cava Fornace, per il Tar stop ai conferimenti oltre quota 43. E forse è già stata raggiunta»

Il Comitato punta il dito contro il Comune di Montignoso: «Non ha fatto ancora nulla con incomprensibili scuse e presunti ostacoli»

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MONTIGNOSO – «Il Tar ha respinto il ricorso, presentato da Programma Ambiente Apuane gestore della discarica di ex Cava Fornace, contro la decisione della Regione Toscana che impedisce il conferimento dei rifiuti oltre quota 43 metri, senza concedere quindi in automatico la possibilità di proseguire fino alla quota massima di 98 metri slm con le vecchie autorizzazioni rilasciate dalle Province. Per il Tar, quindi, raggiunta quota 43 metri devono terminare i conferimenti che potrebbero riprendere solo dopo nuove autorizzazioni eventualmente rilasciate dalla Regione con l’avvio di un nuovo procedimento autorizzativo». È il comitato dei Cittadini per la chiusura di Ex Cava Fornace a intervenire ancora una volta sul caso della discarica di Montignoso (Massa-Carrara).

«Nel corso degli anni, però, non c’è stato un vero interesse nel verificare la quota raggiunta nei conferimenti: solo il Comitato ha continuato a chiedere che fossero effettuate le misurazioni. Nel 2018 e nel 2020 dopo le nostre proteste, furono eseguite le opportune verifiche, che stabilirono in ultima analisi che si era prossimi a quota 43 metri slm. I conferimenti sono continuati, per altri due anni, trascorsi nell’indifferenza di molti politici e decisori. E ancora una volta noi abbiamo sollecitato perché si facesse una nuova misurazione e alcuni mesi fa il Comune di Pietrasanta ha assegnato l’incarico per rilevare i livelli raggiunti».

«Le misurazioni eseguite però – prosegue il comitato – hanno riguardato, per motivi attribuiti a disguidi tecnici, solo la parte ricadente su Pietrasanta, e non Montignoso e nonostante le nostre proteste, a distanza di tempo pare che su Montignoso ancora non sia stato fatto nulla, con incomprensibili scuse e presunti ostacoli. Sicuramente questi traccheggiamenti su un elemento sostanziale come la quota di coltivazione favoriscono la sensazione che si voglia mantenere poca trasparenza per non dover assumere provvedimenti radicali. E ancora una volta troviamo insopportabile l’atteggiamento di indifferenza nella politica locale e non, che dovrebbe prioritariamente assicurare il rispetto della legalità e gli interessi dei cittadini e dell’ambiente».

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