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Trasporto pubblico locale, «I lavoratori non si trovano e i neoassunti se ne vanno appena possono»

Fit Cisl: « Per cercare di risolvere queste problematiche  le associazioni datoriali, in sede negoziale, continuano a chiedere maggiori flessibilità e produttività ai lavoratori, non rendendosi conto di quanto sia già stressante, pericoloso, pieno di responsabilità e usurante fisicamente questo lavoro. Così facendo nessuno avrà desiderio di venire a lavorare nel TPL. La strada da intraprendere è proprio l'opposto di questo».

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FIRENZE — Il trasporto pubblico locale è in crisi: mancano gli autisti sia perché difficilmente reperibili, sia perché i nuovi assunti preferiscono lasciare l’occupazione nel breve periodo. Sul banco d’accusa finiscono nuovamente precarietà e livello salariale. Il problema esiste su scala nazionale e regionale e la Toscana non fa eccezione. Lo spiega in un comunicato Fit Cisl Tpl Toscana rivolgendo un appello ai sindaci e a chi appartiene al settore.

«Tanti i problemi che affliggono il trasporto pubblico – si legge nella nota stampa della sigla sindacale – tra questi la difficoltà a reperire personale e nuovi autisti, causata principalmente dai bassi stipendi di ingresso per questi lavoratori, problemi che non affliggono solamente il nostro territorio, ma si riverberano anche su scala nazionale e su altre importanti società del paese. Nelle grandi città i costi della vita rendono lo stipendio degli autoferrotranvieri poco appetibile, anche in relazione alla pesantezza e alle responsabilità intrinseche di questo particolare lavoro. Nelle zone più periferiche con costi di vita più bassi, sono le incertezze di lavoro a non essere appaganti (vedi i lotti deboli del TPL). In questo scenario le prospettive future sono incerte, ed è necessario un intervento coordinato e deciso su una serie di fattori determinanti per il TPL».

Fit Cisl Tpl evidenzia poi quello che ritiene essere la radice del problema e analizza: « Le innumerevoli denunce sulla stampa servono a rendere il problema pubblico, ma adesso con buonsenso, responsabilità e pragmatismo servono interventi ad ampio raggio, immediati e concreti per imprimere una vera svolta al settore. Sul livello nazionale, il TPL soffre una eccessiva frammentazione di aziende, scarsa programmazione e integrazione dei servizi, poca lungimiranza o progettazione a medio-lungo termine, investimenti vicini allo zero se non per l’acquisto di nuove vetture (però con finanziamenti pubblici), manutenzione minima».

Passando poi a esaminare la situazione regionale, il sindacato dei trasporti fa il punto: « In Toscana, la gara a lotto unico regionale doveva evitare proprio alcune delle problematiche sopra elencate, affidando il servizio a una sola azienda e garantendo le risorse per 11 anni in modo da programmare sul lungo periodo, migliorando così efficienza e servizi. Ad oggi, a causa di motivi che gli addetti ai lavori conoscono sin troppo bene, non ultimo il tribolato passaggio gestionale ad una sola Azienda, non è stato possibile apprezzare gli auspicati benefici, né di servizio, né di organizzazione, né di consistenza del personale. Varie le soluzioni pensate, fra queste l’accademia, un bacino dove attingere per le nuove assunzioni, e al contempo per dare ai giovani la possibilità di ottenere senza dover sborsare cifre esorbitanti, che non tutti possono permettersi, la patente CQC, indispensabile alla guida dei mezzi. Sicuramente una buona iniziativa, ma non risolutiva dei problemi. Come non possono essere soluzioni le integrazioni salariali una tantum, che per loro natura, tamponano la situazione ma senza risolverla strutturalmente. Poi assistiamo ad un fenomeno impensabile fino a poco tempo fa: i neo assunti in un’azienda di TPL, qualsiasi essa sia, continuano a cercare lavoro, e si dimettono alla prima occasione utile. Prima fare l’autista era un’ambizione, un punto di arrivo, una soddisfazione. Oggi è un passaggio in attesa di meglio. Bisogna avere ben chiaro perché accade questo. Bisogna capire come arginare il problema, perché, decine e decine di dimissioni volontarie ogni anno, in aggiunta al turnover dei pensionamenti, saranno un danno che le società non si potranno più permettere».

Quali allora le soluzioni possibili? Per il sindacato, le associazioni datoriali sembrerebbero aver imboccato la strada opposta alla via maestra. La Cisl,scrive infatti nella nota (anche sottolineando la crescente domanda dei servizi di trasporti in questo periodo post covid): « Per cercare di risolvere queste problematiche  le associazioni datoriali, in sede negoziale, continuano a chiedere maggiori flessibilità e produttività ai lavoratori, non rendendosi conto di quanto sia già stressante, pericoloso, pieno di responsabilità e usurante fisicamente questo lavoro. Così facendo nessuno avrà desiderio di venire a lavorare nel TPL. La strada da intraprendere è proprio l’opposto di questo; da tempo proponiamo per questi lavoratori maggiori garanzie e tutele soprattutto economiche e di conciliazione vita-lavoro. Ma per questo servono nuove e maggiori risorse economiche, come ad esempio dagli enti locali relativamente ai lotti deboli, o maggiori entrate da bigliettazione (abbattimento dell’evasione tariffaria). Il paradosso è che questo scenario si sviluppa in un contesto storico favorevole per il trasporto pubblico.  Dopo gli anni bui del covid che hanno causato una perdita strutturale di circa il 30% dei passeggeri, la guerra e gli aumenti spropositati dei carburanti e dell’energia in generale, la domanda di trasporto collettivo è in costante aumento, i cittadini chiedono un trasporto pubblico sempre più efficiente e puntuale. Pertanto, bisogna prendere coscienza che gli argomenti non sono scollegati, che le scelte non più rinviabili, e che devono essere coordinate e ben studiate a sostegno della domanda. Occorre intervenire con soluzioni strutturali (non a spot) per rilanciare il settore, e questo meglio farlo prima che si entri nella fase di discussione/attivazione dei T2 (lotti deboli) della gara regionale, che porteranno ulteriori criticità. Oggi dobbiamo recuperare quel 30% di passeggeri e posizionare l’asticella ancora più in alto. Dobbiamo fare in modo che il TPL diventi un settore sostenibile economicamente, socialmente e ambientalmente, sia per chi ci lavora e per chi ne usufruisce. Altrimenti lo stallo non finirà mai».

Si tratta, secondo la sigla sindacale, di avviare una riforma strutturale dei trasporti pubblici locali e per questo rivolge un appello alla collaborazione e alla sinergia a tutte le autorità e ai protagonisti del settore, in primis ai sindaci del territorio toscano:” Sindaci, città metropolitana, province, regione Toscana, Autolinee Toscane, Cispel Toscana insieme alle OO.SS. devono confrontarsi adesso, senza interessi di bandiera o di gradimento, senza fughe in avanti. Perché dopo uno stallo c’è il forte rischio di una picchiata incontrollabile.

Perché ognuno degli attori ha responsabilità precise nello svolgimento del servizio, siano queste una corsia preferenziale, il tempo di un semaforo, una manovra tariffaria piuttosto che un’altra, un accorgimento organizzativo, un’informazione o lo stanziamento di ulteriori risorse. L’azione congiunta e responsabile è fondamentale per il raggiungimento del risultato. Non servono solamente le barricate, serve una riforma strutturale del TPL che può essere possibile solo con fatica, serietà, competenza e coinvolgendo tutti i soggetti responsabili. Senza slogan, senza pregiudizi o ideologie fantascientifiche che servono solo a illudere lavoratori e cittadini che il problema sia risolvibile con un tocco magico. Oggi non è così. Il confronto sul TPL parta da subito, perché settembre sarà un severo banco d’esame. Lavoratori e cittadini chiedono di assumerci queste responsabilità”.

 

 

 

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