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Peste suina africana, la Toscana adotta il piano di interventi urgenti

La regione attualmente è ancora zona indenne. Le aree più prossime alla zona infetta sono situate nel settore nord occidentale nelle province di Massa-Carrara, Pisa e Lucca. Ecco che cos'è

TOSCANA – Via libera dalla giunta regionale della Toscana all’adozione del “Piano regionale di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l’eradicazione della peste suina africana nei suini da allevamento e nella specie cinghiale (sus scrofa)”. Il Piano, che è in linea con quanto indicato nel decreto legge 9 del 2022 “Misure urgenti di prevenzione e contenimento della diffusione della peste suina africana”, è stato redatto tenendo conto delle indicazioni dell’Unione europea e dei Ministeri competenti in materia di Psa, e in particolare di due documenti tecnici specifici: quello del 21 aprile 2021 sulla «Gestione del cinghiale e peste suina africana», redatto dai Ministeri della salute, delle politiche agricole alimentari e forestali e della transizione ecologica, e quello del 15 marzo 2022, il cosiddetto Ispra.

Il Piano in questione (in acronimo Priu) contiene i dati sulla presenza e diffusione del cinghiale in Toscana, gli obiettivi di riduzione del rischio Psa, l’analisi delle aree e situazioni particolari di rischio e le azioni necessarie per la riduzione delle consistenze della specie nei diversi ambiti di competenza: territorio cacciabile, aree protette e aree soggette al controllo/contenimento faunistico. Il piano di prelievo annuale è ripartito a livello provinciale e prevede annualmente un momento di monitoraggio degli incrementi della specie.

Riguardo alla diffusione delle peste suina africana, la Toscana risulta attualmente zona indenne. Le aree più prossime alla zona infetta sono situate nel settore nord occidentale (nelle province di Massa-Carrara, Pisa, Lucca) e, più di recente, nel settore sud (province di Grosseto, Livorno e Siena). Il cinghiale oltre a essere veicolo possibile dell’infezione Psa e di altre patologie, negli ultimi anni ha rappresentato per la Toscana un elemento faunistico di grande problematicità. La Regione, quindi, soprattutto per altre motivazioni (riduzione danni all’agricoltura, impatto su attività antropiche), ha iniziato dal 2016, un percorso di gestione del cinghiale di particolare attenzione. Attraverso modifiche normative e regolamentari si è cercato di agevolare il prelievo, la gestione della filiera carni e il controllo della specie, centralizzando le attività di pianificazione e controllo degli interventi e dei risultati.

“L’attenzione per la peste suina è massima. Da tempo abbiamo attivato le procedure e i protocolli necessari nelle zone limitrofe a quelle a rischio, costituendo anche l’unità di crisi sanitaria per le emergenze epidemiche, che riunisce Asl, Istituto zooprofilattico e Regione, sia a livello regionale che locale – commenta la vicepresidente della Regione Toscana e assessora all’agricoltura e alla caccia Stefania Saccardi -. Abbiamo anche avviato interventi di sorveglianza passiva: gli operatori, coordinati dalle locali Atc e dalle Asl direttamente interessate, dotati di apposito kit per operare in biosicurezza, hanno il compito di cercare e segnalare sul territorio carcasse di cinghiale e analizzarle, con l’obiettivo di garantire un tempestivo riscontro dell’eventuale infezione”.

“Abbiamo messo al primo posto la biosicurezza sia nelle attività legate al prelievo e controllo venatorio sia negli allevamenti semibradi – sottolinea l’assessore al diritto alla salute Simone Bezzini – con un nuovo approccio multidisciplinare che integra competenze e ruoli di tutti gli enti , grazie anche a una task force, che coinvolge gli uffici delle direzioni sanità, agricoltura, ambiente e protezione civile e che si riunisce in forma permanente, confrontandosi con le forze dell’ordine, gli enti parco e le associazioni di categoria agricole e venatorie. L’adozione del Piano è un ulteriore passo avanti per rafforzare tutte le strategie che abbiamo messo in campo in termini di prevenzione e rapidità di intervento, non solo per prevenire, ma nel caso anche per gestire, controllare ed eradicare, nel miglior modo possibile, la peste suina africana sia nei cinghiali selvatici che nei suini di allevamento”.

Alla peste suina africana la Regione Toscana ha dedicato un’apposita pagina web all’indirizzo https://www.regione.toscana.it/-/peste-suina-africana, che contiene approfondimenti, report settimanale e brochure informativa scaricabile.

Cos’è la peste suina africana (Psa)

La peste suina africana è una malattia virale dei suidi (suini e cinghiali), solitamente letale in pochi giorni. Questa malattia pur non colpendo l’uomo, ha gravi ripercussioni socio-economiche nei Paesi in cui è diffusa, decimando rapidamente le popolazioni dei cinghiali e dei suini di allevamento, precludendo le esportazioni di carni suine e prodotti a base di carne dai territori colpiti. Essendo una malattia di difficile contenimento/eradicazione (non esistono vaccini né cure) la Psa si diffonde principalmente attraverso movimentazioni, contatti con popolazioni di cinghiali infetti e con carni o prodotti a base di carne di animali infetti (compresi prosciutti e insaccati ancorché stagionati).