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Commemorato l’eroe paracadutista Stefano Paolicchi. «Un esempio per tutti noi massesi» foto

La cerimonia a 29 anni dall'uccisione in guerra avvenuta in Somalia. Il sindaco Persiani elogia il caduto

MASSA – Come ogni prima domenica di luglio da ventinove anni a questa parte, anche ieri tutti sull’attenti nella piazza che Massa ha intitolato a un suo valoroso caduto, per la commemorazione di un eroe insignito con la medaglia d’oro al valor militare alla memoria. A ricordare Stefano Paolicchi, il sergente maggiore incursore paracadutista, che il 2 luglio 1993 prima di cadere a terra e non rialzarsi più, ferito dai colpi dell’imboscata tesa dai miliziani somali, continuò a combattere per liberare gli altri militari italiani accerchiati, c’erano le autorità locali in rappresentanza di Provincia e Comune, quelle militari e delle associazioni combattentistiche e d’arma.

Dopo la celebrazione della messa nella chiesa di San Giuseppe Vecchio a Marina di Massa, officiata da don Danilo Vita, la cerimonia è proseguita con la deposizione di una corona di fiori al cippo in memoria di Paolicchi, nell’omonima piazza a lato di via Pisa. Oltre ai familiari del defunto basco amaranto, la madre Vincenzina Nicodemi e la sorella Nicoletta Paolicchiagli, agli amici più cari e agli ex commilitoni, erano presenti come sempre anche i rappresentanti nazionali e locali dell’Associazione nazionale paracadutisti d’Italia, quelli della brigata paracadutisti Folgore e del 9º reggimento d’assalto paracadutisti “Col. Moschin”, tra cui il presidente nazionale Anpd’I generale Marco Bertolini, il colonnello Yuri Grossi e il colonnello Angelo Passafiume.

«Stefano Paolicchi era un giovane servitore della  patria in missione di pace – come ha ricordato il parroco – che nel tentativo di aiutare le popolazioni bisognose non fece più ritorno a casa dai suoi cari». Il sindaco di Massa Francesco Persiani presente insieme al consigliere comunale Massimo Evangelisti, durante, e dopo la cerimonia, anche attraverso il suo profilo facebook ha sottolineato: «E’ davvero un onore essere qui anche quest’anno, ad omaggiare come sindaco ma soprattutto come uomo Stefano Paolicchi, un simbolo di cui tutta la nostra città va fiera.  La lingua italiana è nota per avere una grande varietà di parole, ma è impossibile trovarne una che rappresenti il senso più profondo del sacrificio di Stefano durante quella battaglia. Dove non arrivano le parole, chiedo che risuoni forte il silenzio che si riserva agli eroi, quel silenzio che si dedica a chi ha incarnato fino all’estremo sacrificio, quegli ideali che oggi in larga parte sono stati accantonati in questa nostra società.

Onore, lealtà, fratellanza e amor di patria». Persiani dopo aver ricordato quel 2 luglio del 1993, ha ricordato che «quando è morto il Paolicchi uomo, è nato in maniera immortale il Paolicchi esempio, ed è da questo esempio che noi dobbiamo quotidianamente trarre spunto. Dedizione alle nostre mansioni, aiuto nei confronti di chi ha veramente bisogno e soprattutto dobbiamo imparare a non avere paura, mai. Combattere per un mondo migliore, combattere “con la morte a paro paro”, senza viltà e senza infamia, come i paracadutisti hanno sempre fatto». Sulla medaglia d’oro al valor militare attribuita al sergente maggiore, «così come la sua storia, secondo me – è la proposta del primo cittadino – andrebbe mostrata nelle scuole, perché i nostri giovani spesso inseguono vani e futili falsi miti, non sapendo che noi un eroe vero ce lo abbiamo. La città di Massa non può che essere orgogliosa di avere avuto tra i suoi cittadini, un uomo che ha anteposto il bene della sua nazione alla sua stessa vita».

E rifacendosi alle ultime parole pronunciate da Paolicchi prima di morire: «non pensate a me, continuate a combattere», Persiani conclude affermando che «è la sintesi dell’arditismo inteso come necessità di compiere il proprio dovere, di non fermarsi davanti a nulla e di spronare anche i propri fratelli in armi a fare altrettanto. Guardiamo negli occhi chi sta di fianco a noi, facciamolo proprio adesso – esorta il sindaco – riconoscendo nel nostro vicino una persona che, come noi, deve combattere le proprie battaglie quotidiane e che deve sapere che in noi troverà una persona pronta ad essergli vicino e a spronarla a non arrendersi mai. Compiamo questo semplice atto nel nome di Stefano Paolicchi, che non si è arreso davanti a nulla».