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«Emergenza caldo nelle Rsa di Massa-Carrara: insostenibile per anziani e operatori»

Alessio Menconi (Fp-Cgil): «Riceviamo continue richieste di aiuto da parte dei dipendenti che ci chiedono se sia normale che delle persone con problemi di salute e spesso ultranovantenni debbano vivere in stanze con temperature di 28/30 gradi»

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MASSA-CARRARA – «L’emergenza caldo non dà tregua. Ma non si respira a fatica solo sulle strade arroventate della città e dei paesi. Ci sono posti insospettabili, nei quali un clima stabile tutto l’anno dovrebbe essere perlomeno la norma, e che invece in questi giorni devono affrontare difficoltà impreviste. E ad andarci di mezzo sono le persone più deboli, cioè gli anziani e i malati». Inizia così la denuncia di Alessio Menconi, segretario provinciale della Fp-Cgil.

«La condizione della stragrande maggioranza delle Rsa della provincia – afferma il sindacalista – sta diventando insostenibile sia per le lavoratrici e i lavoratori, già provati dalle situazioni lavorative legate all’emergenza Covid, sia per le persone anziane che vi risiedono. In questi giorni riceviamo continue richieste di aiuto da parte dei dipendenti che ci chiedono se sia normale che delle persone anziane, con problemi di salute e spesso ultranovantenni debbano vivere in stanze con temperature di 28/30 gradi centigradi. Loro stessi ci dicono inoltre che è impossibile garantire l’assistenza necessaria con temperature simili utilizzando anche i dpi covid».

«Da un punto di vista prettamente lavorativo abbiamo pochi margini, spesso gli Rls presenti ci informano che il Documento sulla valutazione del rischio poco aiuta in termini di analisi del rischio da microclima, per cui è difficile per noi intervenire. Il testo unico sulla sicurezza prevede però che la temperatura nei locali di lavoro deve essere adeguata all’organismo umano durante il tempo di lavoro, tenendo conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori. Provate a pensare di dover praticare l’igene personale a un allettato in una stanza con 30 gradi centigradi bardati con i dispositivi di protezione: il rischio è che non venga garantita l’assistenza di base».

«Siamo soltanto all’inizio della stagione estiva – evidenzia Menconi – ma la qualità vita di operatrici e operatori all’interno delle Rsa della provincia è a livelli inaccettabili: facciamo appello alla politica, alla società civile, all’azienda sanitaria affinché il problema, che non è soltanto circoscritto alla nostra provincia, venga affrontato con coscienza e senso civico. La Regione Toscana, a nostro avviso, non può esimersi da una riforma normativa che obblighi i gestori privati delle Rsa a dotarsi di impianti di climatizzazione, in maniera tale da rendere gli spazi di vita e di lavoro perlomeno accettabili».

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