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Stabilimenti balneari: paura per le concessioni, una famiglia di Massa scrive a Draghi

«Vorrei spiegarle che esistono molte situazioni famigliari tipo la nostra che nulla hanno a che vedere con i grandi stabilimenti che guadagnano cifre ben diverse dalle nostre e che vengono gestite da persone che non hanno altro interesse nel loro lavoro se non quello economico»

MASSA – Riceviamo e pubblichiamo la lettera di due balneari inviata al presidente del consiglio Mario Draghi sulla situazione che, da mesi, sta interessando il settore.

“Buonasera Signor Presidente,

mi chiamo Giuditta Sborgi e sono concessionaria insieme a mio marito Matteo Campatelli di un piccolo stabilimento balneare a Marina di Massa in Toscana dall’anno 2000.

Abbiamo acquisito la concessione dal vecchio titolare, subentrando nello stabilimento dopo aver pagato la cifra di 2 miliardi delle vecchie lire (abbiamo fatto l’acquisto subito prima dell’entrata in vigore dell’euro).

La cifra era notevole ma mio marito aveva appena venduto la casa di famiglia e io la gestione di una piccola pensioncina a Marina di Pietrasanta e abbiamo deciso di investire quello che avevamo, supportati anche dall’aiuto di una banca, in uno stabilimento balneare in cui lavorare con passione e per poter mettere su famiglia garantendo comunque un futuro ai nostri figli. Nell’anno 2000 infatti era ancora previsto il rinnovo automatico delle concessioni e non c’era minimamente nell’aria la direttiva Bolkestein. Tant’è che la stessa banca ci ha concesso un mutuo ventennale.

Da allora io ho sempre lavorato nella cucina del punto ristoro, e mio marito sulla spiaggia e nel punto ristoro. Nessuno di noi due ha altro reddito da lavoro ma riusciamo comunque a tirare avanti la famiglia che comprende tre figli (il maggiore studia e lavora con noi e gli altri due stanno ancora studiando). Non viviamo nel lusso, non abbiamo seconde case, non viaggiamo ma viviamo dignitosamente e riusciamo a coprire le spese di una famiglia comunque numerosa.

Abbiamo una clientela formata per lo più da persone che vivono nella zona e che frequentano lo stabilimento anche da più di 20 anni. Siamo quasi una grande famiglia che tutti i giorni della stagione estiva convive dalla mattina alla sera. Siamo particolarmente attenti all’ambiente e abbiamo anche avuto un riconoscimento da Legambiente. Siamo molto legati al territorio e cerchiamo di rifornirci soprattutto da produttori della zona. Abbiamo 5 dipendenti che ci aiutano in tutta la stagione, tutti ragazzi che hanno lavorato con noi per diverse estati.

Alla fine siamo soddisfatti del progetto che abbiamo costruito e siamo ripagati dalla soddisfazione dei nostri clienti. Ma ovviamente in tutte le belle storie, deve far capolino anche il lupo nero: la direttiva Bolkestein.

Comprendo il fatto che le spiagge siano un bene demaniale e quindi non una proprietà privata. Ma a suo tempo quando io e mio marito abbiamo fatto una scelta di vita, lo Stato ci ha promesso altro: abbiamo creduto di poter lavorare e vivere nello stesso luogo fino a quando ne avessimo avuto le forze e comunque di aver investito del denaro che poi avremmo potuto restituire ai nostri figli. Ma non sembra che questo sia il destino. Possiamo capire la necessità delle gare, ma abbiamo paura perché anche se venissero riconosciuti dei “vantaggi” al concessionario” attuale, sappiamo bene che la gestione delle gare può rischiare di uscire dal normale controllo della situazione. E se succedesse poi di dover perdere la gara, io, mio marito e i miei figli perderemmo tutto quello che abbiamo.
Perché le dico questo? Perché vorrei spiegarle che esistono molte situazioni famigliari tipo la nostra che nulla hanno a che vedere con i grandi stabilimenti che guadagnano cifre ben diverse dalle nostre e che vengono gestite da persone che non hanno altro interesse nel loro lavoro se non quello economico e che soprattutto non avrebbero molto da perdere anche se non fossero riconfermati nella titolarità della concessione.

Spero davvero che nell’attuare la legge sulla concorrenza terrà presente queste piccole realtà.”