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Batti (Cooperativa Alta Marea) difende i pescatori: «Rafforzare vigilanza su attività illegali»

MARINA DI CARRARA – “Sarebbe fin troppo facile buttarla in rissa, come sembra chiedere l’articolo del pescatore sportivo tal Giuseppe Telara di Marina di Carrara pubblicato nei giorni
scorsi. Il nostro infatti, prendendo spunto da una precedente denuncia, pubblicata sempre sulla stampa locale, di Riccardo Canesi relativa alla sostanza tossica rinvenuta sugli scogli di Marina di Carrara, in seguito chiarita la provenienza e la sua innocuità, vomita tutto il suo risentimento nei confronti di una categoria: quella dei pescatori professionali”. Esordisce così Angelo Batti, Presidente della Cooperativa Alta Marea, riguardo alla vicenda sollevata da Riccardo Canesi e della quale abbiamo parlato qui.  “Quest’ultimi – sottolinea Batti a proposito dei pescatori – hanno dato un contributo notevole alla vita sociale e civile dei nostri luoghi. La loro attività si basa infatti, a differenza di quella degli sportivi, sulla necessità di mantenere, preservare e valorizzare il mare, le sue risorse, la sua fruibilità. Il mare e le specie ittiche sono la risorsa fondamentale da cui traggono i loro proventi e il sostentamento per le loro famiglie. Questo in fondo è un aspetto fondamentale che vale per tutti i lavori: un falegname non vuole che il legno sia marcio o ammalato; il carpentiere che le lamiere arrugginiscano e infettino la fabbrica; che un commerciante non vende beni pericolosi per la salute del consumatore. Così i pescatori professionali, che vivono del loro lavoro, tengono a che le condizioni di riproduzione del bene ittico siano tutelate e garantite, che l’ambiente
dove lavorano sia libero da qualsiasi forma di inquinamento sono, proprio per questo, rispettosi delle regole e delle normative”.

“D’altro canto – prosegue Batti – anche i pescatori sportivi hanno delle regole da seguire: invero molto limitate e molto estensive e non hanno i controlli rigorosi come quelli che invece si esercitano sulla pesca professionale anche in virtù delle stringenti normative europee. In mare, occorre sottolinearlo, proprio per la pesca sportiva le normative sono quasi del tutto inesistenti e, purtroppo, nel mare continua il saccheggio delle risorse e un’attività illegale, in molti casi alimentata proprio da una parte della pesca ricreativa: a partire proprio dalle strumentazioni
sofisticate e invasive, assolutamente non consentite alla pesca professionale. L’unica prescrizione corposa per la pesca sportiva è quella che limita i prelievi personali a 5 kg al giorno. Se a bordo di una imbarcazione sportiva salgono però 4 sportivi il prelievo sommato arriva a 20 Kg e non ci sono limiti alle canne usate. Ma non vogliamo criminalizzare una importante attività ricreativa, né coloro che la praticano come invece senza molti scrupoli e motivazioni fa il nostro articolista sportivo nei
confronti dei pescatori professionisti. Sappiamo bene, infatti, che ci sono attività illegali o che utilizzano strumenti e attrezzature che producono danni incalcolabili alterando i processi riproduttivi, causando inquinamento e attività commerciali coperte dall’inchiostro nero della seppia. La piccola pesca, a Marina di Carrara, unita nella cooperativa di produzione, si è sempre spesa per creare le migliori condizioni possibili per l’esercizio di una attività che per i pescatori professionisti è la loro stessa vita, per migliorare e qualificare i punti vendita e nel rispetto delle normative commerciali e di etichettatura previste, compreso quelle igienico-sanitarie. Siamo
proprio noi che chiediamo da anni maggiori controlli sia a mare, dove la capitaneria e gli altri enti competenti stanno comunque facendo adeguatamente il loro lavoro ma anche a terra, dove invece rileviamo lacune e zone che sfuggono alle verifiche e ai controlli, compreso le nostre scogliere”.

“Per questo – chiude il presidente della cooperativa – chiediamo di rafforzare la vigilanza e le attività repressive di qualsiasi attività illegale di pesca, di prelievo e di vendita totalmente penalizzante per la nostra attività. Sappiamo che anche sugli scogli, così come nei comportamenti pubblici e nelle esternazioni sulla stampa, ci sono pescatori ricreativi e cittadini responsabili e corretti, e altri, quelli che la buttano in caciara e offendono una intera categoria come ha fatto il nostro apprendista stregone, invece no. Questi, anziché cercare la pagliuzza negli occhi degli altri, dovrebbero guardarsi dalla trave che hanno conficcata nei loro!”