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«Pesca di frodo nel porto di Marina di Carrara? Un colossale equivoco»

La lettera di un cittadino, appassionato di pesca sportiva: «Facile demonizzare i pochi frequentatori di quelle scogliere, probabilmente scomodo andare a valutare ed approfondire il comune uso ed abuso di pratiche della pesca professionale»

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MARINA DI CARRARA – Si è acceso il dibattito dopo la denuncia del professor Riccardo Canesi (da noi pubblicata qualche giorno fa), il quale ha scritto alla Capitaneria di porto locale per segnalare la presenza di “sostanze tossiche sugli scogli del porto, che vengono usate presumibilmente per la pesca di frodo”. Sul punto è voluto intervenire un nostro lettore attraverso una nota che riportiamo di seguito.

Buona sera, mi chiamo Giuseppe Telara vivo a Marina di Carrara, al momento all’estero per lavoro. Vi scrivo in merito all’articolo da voi pubblicato come denuncia da parte del sig. Riccardo Canesi. Vi sarei molto grato di prendere in considerazione i miei commenti di pescatore sportivo e libero cittadino, espressi senza retorica e come reale denuncia di ciò che la comunità tutta ed alcune categorie stanno soffrendo da tempo.

La denuncia riportata da chi per sua vocazione avrebbe sempre dovuto aver cura del suo territorio, va ad inciampare in un colossale equivoco, che rende palese la sua scarsa conoscenza delle pratiche comuni della pesca sportiva, anche se va a cogliere un aspetto certamente deplorevole del comportamento di alcuni dei suoi adepti.

La famigerata sostanza tossica fotografata nel particolare, ma non prelevata e propriamente valutata/analizzata prima di inoltrare il caloroso intervento sui media locali e la chiamata alle forze dell’ordine preposte, non è altro che un composto di fibre tessili e carta assorbente colorata in blu completamente biodegradabile, che viene usata ‘legalmente’ come substrato di mantenimento nelle confezioni di esche vive vendute nei negozi specializzati per la pesca sportiva. Certamente lo scellerato pescatore dovrebbe avere avuto più cura nel non lasciare tali materiali ad insozzare le poche zone rimaste a dare spazio alle pratiche degli amanti di questa disciplina.

Questo grosso granchio preso da chi per vocazione, e anche professione, dovrebbe avere avuto occhio esperto e vigile nel valutare tutto ciò che va quotidianamente ad impattare in modo grave ed alcune volte irreversibile il nostro ambiente e le nostre risorse, dà oggi a tutti noi pescatori sportivi l’occasione di riflettere su come sia facile demonizzare pochi frequentatori di quelle scogliere, e sia probabilmente scomodo andare a valutare ed approfondire il comune uso ed abuso di  pratiche della pesca professionale che a tutta la comunità marittima e ai frequentatori dei nostri lidi sono risultate essere inusuali e per i più esperti estreme e inequivocabilmente portatrici di danni permanenti alla vita delle comuni specie ittiche presenti nelle nostre acque.

Nel particolare vorrei ricordare al denunciante il gruppo locale dei pescatori professionisti nato per volontà e sostenuto dalla nostra comunità politica, che va operando da anni in modo ahimè legale la pesca con reti da posta ad una distanza pressoché nulla sia dalle scogliere che dalle battigie per circa 9 mesi all’anno senza dare un minimo di tregua a tutte le specie ittiche che si avvicinano per la loro riproduzione. Intendo oltremodo denunciare la reale e continuativa attività fraudolenta svolta da anni da parte di veri pescatori di frodo che stendono incessantemente palamiti per la pesca delle orate in quantità non legalmente consentite e in zone altrettanto non consentite dalle ordinanze ufficiali che regolano tali attività.

Paradossalmente tutto quello che sembra essere di pubblico dominio e fortemente criticato da tutta la comunità marittima non viene mai denunciato, ma continua quotidianamente ed incessantemente a distruggere le nostre risorse. Sembra che la tutela dei nostri pescatori professionisti, un insieme di professionisti per tradizione coadiuvato da un gruppo di persone sfortunate e riavviate su un attività reale, venga prima di ogni tutela per  il nostro ambiente.

Tutti noi vorremmo tanto che queste capacità di osservazione e queste energie fossero rivolte indiscriminatamente a tutti coloro che arrecano danni al nostro ambiente, nessuno escluso.   

 

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