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«La seconda chiamata». Il prossimo vescovo di Massa-Carrara si racconta in un’intervista

Fra Mario Vaccari ai microfoni di Radio A: «Mi sono interrogato sulla mia vita, sul mio lavoro, in modo molto forte dal punto di vista etico, perché si sa il commercialista è sempre in bilico tra evasione, elusione, legge»

MASSA-CARRARA – “Una seconda chiamata, dopo quella dei frati”. Così ha sintetizzato la nomina a vescovo di Massa-Carrara frate Mario Vaccari, parlando ai microfoni di Radio A sabato mattina. L’ordinazione si terrà il 22 maggio alle 16 con una celebrazione in piazza Aranci a Massa e quindi un corteo per la città. Intervistato da Matteo Gianni e Paola Ascani, giornalisti della emittente lunigianese, ha confidato di essersi sentito “inadeguato. Ogni tanto – ha spiegato – l’immaginazione parte e mi domando: ‘Sarò capace? I sacerdoti, la gente mi seguiranno? Poi fermo l’immaginazione e mi dico: non sarò solo, i problemi si affrontano uno per uno. E quando ho presentato queste riserve al Nunzio, egli me le ha smontate una per una: tutti i personaggi biblici, mi ha detto, quando il Signore chiede qualcosa rispondono che non sono capaci”. Genovese di nascita, fra Mario Vaccari è entrato nei frati minori ormai adulto. A 32 anni.

“Avevo fatto gli studi di Economia a Genova, poi lavorato tra Milano e Genova come commercialista. E poi, il convento”. Ha ripercorso gli anni travagliati e le riflessioni dense di domande aperte dopo aver seguito corsi sulla Bibbia organizzati dagli Scout. “Mi sono interrogato sulla mia vita, sul mio lavoro, in modo molto forte dal punto di vista etico, perché si sa il commercialista è sempre in bilico tra evasione, elusione, legge”.  Poi un amico cominciò a portarlo nel centro storico di Genova che negli anni ’80 era frequentato da famiglie immigrate del Sud, che lavorava al porto e operai delle grandi fabbriche, Ansaldo, Italsider.

“Io, figlio di una famiglia borghese mi occupavo dei minorenni che non avevano la licenza media, adolescenti borderline”.  Infine, la decisione di entrare in un ordine secolare. “Non mi sono tirato indietro quando mi hanno chiesto compiti in campo amministrativo, avevo ricevuto questo dono studiando, questo impegno non mi ha mai abbassato l’ideale di operare secondo la Regola di San Francesco”. E lo stesso spirito lo ha animato quando è stato trasferito a Milano, dove l’ordine era finito nella bufera per un grave ammanco nei conti con strascichi di processo (civile e canonico).

L’obiettivo suo e della Chiesa di papa Francesco è stato ed è “ricostruire la verità, trovare mancanze in chi era responsabile al tempo, non per punire, ma per poter permettere loro di tornare a essere frati nel modo giusto”. Il percorso di “trasparenza aiuta anche a fare misericordia e il perdono. Questo è un metodo e papa Francesco ci insegna molto, va fino in fondo, non ha mezzi termini, e i mezzi che usa sono sempre finalizzati a recuperare la persona”.