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«Un 25 aprile per dire no alla guerra e al riarmo»

L'intervento dell'Accademia Apuana della Pace. E Rifondazione: «Basta attacchi all'Anpi»

MASSA-CARRARA – «Abbiamo conosciuto e ascoltato chi ha fatto la Resistenza, partigiani, sfollati, deportati che ne sono usciti feriti nel corpo e nell’anima per tutto il resto della loro esistenza, ma comunque vivi. Abbiamo poi conosciuto e ascoltato in anni recenti altre vittime di guerre e dittature, dall’America Latina al Medio Oriente, e nessuno di loro per quelle strade vuole più tornare; per tutti loro la guerra è un tabù, il peggiore degli incubi, una follia da “ripudiare”, fuori dalla ragione umana. Per questo chi parla ancora di armi e guerra senza aver compreso la lezione che viene quelle storie è un irresponsabile che segue altri interessi disumani o non è preparato per rappresentare o prendere decisioni per altri… in tutti i casi è da fermare». Inizia così l’intervento dell’Accademia Apuana della Pace in occasione del 25 aprile, ricorrenza della Liberazione d’Italia.

«Solo a nominare la data, il 25 aprile, viene un’emozione forte, memoria dell’orrore e gioia della rinascita. È la luce che squarcia le tenebre. È il parto della democrazia, il pensiero della libertà, della gioia di respirare la libertà, mettere alle spalle l’oppressione, il fascismo, la dittatura, l’odio, il razzismo, la discriminazione, la persecuzione. Il 25 aprile è la metafora delle lotte di liberazione di tutta l’umanità. È il mai più guerre, il mai più Auschwitz. Non vedere più carneficina. Non vedere più l’uomo ridotto a un numero da sterminare. L’insegnamento che dobbiamo saper cogliere da chi è passato per le guerre di liberazione, da chi ha lottato con le armi o senza le armi per la libertà e la dignità, è di non cadere più nella trappola mortale, disumana della guerra».

«Sì, perché la Resistenza non è stata solo lotta partigiana in montagna con le armi. La Resistenza è stata un fenomeno diffuso, è stata anche resistenza civile, resistenza delle donne disarmate che mantenevano le famiglie dei partigiani, resistenza delle staffette partigiane, resistenza civile degli intellettuali, resistenza di chi nascondeva gli ebrei, resistenza di chi aiutava i disertori della Repubblica di Salò, resistenza dei sacerdoti cattolici che sostenevano gli antifascisti perseguitati, resistenza dei partigiani nonviolenti che non hanno mai voluto togliere la sicura al fucile ma partecipavano agli atti di sabotaggio, resistenza anche di chi si è opposto agli atti di vendetta verso i fascisti. La resistenza è stata quella di Arrigo Boldrini e Nuto Revelli, ma anche di Aldo Capitini e Riccardo Tenerini, scelte diverse nell’uso o nel rifiuto delle armi, ma identiche nella finalità e nel successivo impegno politico per liberare il mondo dal flagello della guerra».

«Dire no alla guerra, no al riarmo, rifiutare la logica del più forte e del più potente, respingere l’idea che la violenza assassina si sconfigge con altra violenza più assassina, non significa rinunciare alla lotta per la libertà, ma al contrario, è prendere il testimone di chi è passato per le tragedie della storia ed ha deposto le armi, affidandoci la Carta Costituzionale dove possiamo trovare le risposte per mantenere e rafforzare la pace e la convivenza. Il 25 aprile ci deve dare il coraggio di proseguire sulla strada dei costituenti, cercando senza indugio e con tutte le nostre risorse la strada della nonviolenza e dalla Pace. Per questo il 25 aprile saremo a fianco dell’Anpi nel dire che la Liberazione oggi si chiama disarmo, la Resistenza oggi si chiama Nonviolenza».

Rifondazione: «Basta attacchi all’Anpi»

Il circolo di Rifondazione Comunista “Alfio Maggiani” ha omaggiato la giornata del 25 Aprile ha deposto una corona, come ogni anno, in piazza Menconi a Marina di Carrara nel recinto della scuola Giromini. «La Liberazione, simbolo della libertà contro la guerra fascista, contro l’occupazione tedesca, è stata il germoglio necessario per la nascita della nostra Costituzione, la base per la conquista dei diritti di ogni singola persona ed è, proprio per questo, una storia che riguarda e appartiene a tutti, cittadine e cittadini antifascisti, ai partigiani di ieri – oggi – domani – e di sempre».

«Soprattutto oggi – evidenzia il partito – più che mai, dove Anpi – da troppo tempo – è divenuta vittima di attacchi indegni e strumentali a una rivisitazione storica che va contrastata con assoluta determinazione. Il tutto all’interno di un panorama sociale molto preoccupante dove diritti, considerati fondamentali e inviolabili, vengono calpestati quotidianamente e, con essi, anche la nostra Costituzione».

Sull’argomento interviene anche il partito dei Carc che questa mattina si è riunito con la sezione di Massa al monumento ad Aldo Salvetti, a Castagnola. Lo riportiamo di seguito.

Quest’anno, ancor di più degli scorsi anni, le celebrazioni del 25 aprile si svolgeranno in un contesto di guerra. Una guerra sporca. Una guerra che i padroni conducono contro i lavoratori, le donne, i giovani e gli immigrati del nostro Paese e del mondo. Ormai da molti anni. Celebrare oggi il 25 aprile, ricordare gloriosamente i nostri partigiani che diedero la vita per liberare il paese dal fascismo, significa oggi fare altrettanto. Significa organizzare una nuova Resistenza. Per liberare il paese dal governo Draghi, da tutti i partiti guerrafondai delle larghe intese, dalla Nato, dall’Unione Europea, dal Vaticano e avanzare nella costruzione di un governo di emergenza popolare che metta realmente al centro gli interessi della classe operaia e delle masse popolari del nostro Paese. È il massimo contributo che possiamo dare, concretamente, anche alle masse popolari ucraine, russe e di tutto il mondo.