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Entusiasmo ad Avenza che riabbraccia la sua fiera dopo due anni foto

Commenti e riflessioni discordanti tra visitatori e operatori: chi è contento e chi rimane perplesso per il nuovo assetto, ma alla fine tanta gente è arrivata

AVENZA – Tra polemiche e incontri con l’amministrazione, tra gli ombrelli della mattina e il cielo grigio che comunque nel pomeriggio ha risparmiato la pioggia regalando alla fine della giornata anche qualche raggio di sole, tra i banchetti dei candidati sindaci seminati lungo il percorso della fiera, tra la manifestazione laica per la liberazione celebrata davanti al monumento al partigiano di Nardo Dunchi, lo scultore partigiano, e la messa celebrata presso la parrocchia di San Pietro, Avenza ha avuto la sua fiera di San Marco. I numeri premiano la fiera avenzina con un buon afflusso di gente che comunque ha preferito farsi un giro tra le bancarelle nonostante la pioggerella e il tempo non certo primaverile.

Diverse le voci ascoltate: i negozianti, i passanti venuti anche dalle città vicine, gli ambulanti. Non tutti la pensano allo stesso modo ma una cosa è certa, come ha sottolineato una commerciante con il negozio di fiori in via Giovan Pietro: «Guai per chi tocca la fiera di San Marco agli avenzini: è una istituzione».

La questione, facendo un passo indietro per riepilogare e riprendere il filo delle polemiche delle settimane scorse, era tornare a fare la fiera dopo due anni, in sicurezza e rispettando le distanze chieste per legge: questo, secondo le scelte dell’amministrazione, ha comportato il trasferimento della fiera dalla parte vecchia alla parte nuova e in particolare spostare una parte consistente della fiera sul tratto del viale XX Settembre tra le due rotonde (incrocio via Giovan Pietro e incrocio via Covetta).

Tra gli ambulanti, la mattina presto, salutando i primi visitatori, c’erano dei dubbi ma anche speranze: «Speriamo bene, è un’incognita, è la prima volta che si prova» commenta Giuseppe Venturoso arrivato da Fucecchio con la sua bancherella di scarpe proprio collocata sul viale. «Per me va bene così —  commenta anche Mauro Pilotti con la bancherella di borse e portafogli in via Giovan Pietro, guardando la gente che passa nonostante la pioggerella — sono 20 anni che vengo qua e la gente è sempre venuta perché è una fiera sentita».

«È un po’ dispersiva — osserva preoccupato invece Giovanni che vende prodotti tipici toscani — metà è di qua e metà è di là» dice, riferendosi alla parte sul viale e alla parte lungo via Giovan Pietro fino oltre il ponte a lambire la parte vecchia del quartiere avenzino. Il punto di vista dei negozianti ce la spiegano Michela e Simone, le due fioraie di Avenza in Movimento, ma una cosa la capiamo: i commercianti, a differenza di altri casi e altre zone, vogliono la fiera vicino alla loro attività. «C’è stata una bella battaglia e un incontro con l’assessore – raccontano l’evolversi delle decisioni Michela e Simona – e siamo riusciti a ottenere via Toniolo e via Sforza originariamente escluse dal percorso della fiera. Sono di Marina ma abito da 15 anni ad Avenza— continua Michela — e posso dire che guai a chi tocca la fiera agli avenzini, è nel loro dna. È stato un incontro voluto dai commercianti. Va bene portare novità però bisogna cercare di mantenere anche le vecchie tradizioni. Noi commercianti ci siamo un po’ arrabbiati: veniamo da due anni senza fiera, vediamo di riprendere la nostra normalità e di poter lavorare». La stessa riflessione viene proposta anche da Gianluca Pierami che ha la tabaccheria proprio in via Sforza, la strada “recuperata” dopo l’incontro con l’assessore: «A me va bene, mi dispiace per i colleghi della parte vecchia, sono stati penalizzati. Noi dopo la battaglia siamo riusciti a ottenere i banchi».

Ascoltando i visitatori e i passanti, abbiamo quindi raccolto due punti di vista diversi che sintetizzano bene, a nostro avviso, la situazione. «Era più bella prima – ammette Gabriele Pucci arrivato apposta da Massa per comprarsi una porchetta alla fiera – era più caratteristica, però la sicurezza viene prima di tutto». Diversamente ci risponde un avenzino doc, che incontriamo sul ponte di via Gino Menconi che, quando gli chiediamo il nome risponde con orgoglio: «Perché lo vuole sapere? Sono del ’37, ho fatto 85 anni ieri», e commenta lapidario: «L’Avenza a l’è d chi o a l’è d là?!».