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Un parco eolico a 30 km dalla costa apuana? Legambiente: se confermato, si apra il confronto

L'associazione ambientalista: «Chiediamo che venga attivato al più presto un percorso di massima trasparenza, perché siano conosciuti e chiari sia i promotori e le caratteristiche del progetto»

MARINA DI CARRARA – «L’energia eolica presente nei mari italiani deve essere valorizzata al meglio per contribuire alla decarbonizzazione del nostro Paese ed alla sua autosufficienza energetica, salvaguardando le attività economiche e gli ecosistemi marini. Al contempo i piani di sviluppo dell’eolico offshore devono essere gestiti in modo da ridurre al minimo gli impatti sull’ambiente e garantire al contempo la massima trasparenza e informazione intorno ai progetti, per mitigare gli impatti ambientali e paesaggistici più importanti negli specifici siti». Così Legambiente sugli annunciati progetti – dove non c’è ancora nulla di ufficiale – di installare un parco eolico su “isole flottanti” a 15 miglia (circa 28 chilometri) dalla costa apuana.

L’associazione ritiene che lo sviluppo delle fonti rinnovabili sia una priorità «come ha sancito anche l’Unione Europea» in quanto «è essenziale per contrastare la crisi climatica, riducendo l’utilizzo delle fonti fossili e riducendo la dipendenza energetica del nostro Paese da nazioni, spesso illiberali se non dittatoriali (come stiamo drammaticamente constatando in questi giorni dell’invasione russa in Ucraina)». Legambiente è convinta che questi progetti «favoriscono, se correttamente gestiti, l’occupazione e il coinvolgimento delle realtà locali e consentono di ridurre l’impatto ambientale associato al ciclo energetico».

A oggi, dei piani annunciati sulla stampa, ma che non risultano ufficializzati in Regione, secondo quanto emerge dalle dichiarazioni alla stampa dell’assessore all’Ambiente, Monia Monni, si conoscono solo “i titoli” e il fatto che verrebbero adottate le più recenti tecnologie basate sull’utilizzo di piattaforme galleggianti (floating offshore wind). «Se dunque si tratta di piani e programmi concreti, chiediamo che venga attivato al più presto un percorso di massima trasparenza, perché siano conosciuti e chiari sia i promotori e le caratteristiche del progetto, sia le modalità con le quali sarà garantito il corretto inserimento nel paesaggio e nell’ambiente. L’installazione di impianti offshore, in siti idonei, può contribuire ad impedire attività a maggiore impatto ambientale e creare le condizioni per una gestione sostenibile delle risorse del mare a patto che la partecipazione e il confronto siano attivati al più presto e includano i settori economici interessati, come quello della pesca artigianale e del turismo balneare».

«Così come è indispensabile – aggiunge l’associazione ambientalista – che le attenzioni progettuali includano la minimizzazione delle modifiche dell’habitat del fondo marino in fase di cantiere e di esercizio, il ripristino degli ambienti alterati nel corso dei lavori di costruzione e la restituzione alla destinazione originaria delle aree di cantiere, nonché la possibilità di individuare all’interno dei parchi aree di ripopolamento di flora e fauna. Particolare attenzione dovrà essere posta alla presenza degli “habitat prioritari” della Direttiva Habitat (Dir. n. 92/43/CEE), come alle zone limitrofe al “santuario dei cetacei”, nonché alle aree corridoio per l’avifauna migratoria interessate da flussi costanti nei periodi primaverili e autunnali, all’Area Marina Protetta delle Cinque Terre».

Legambiente Carrara chiede quindi che sia garantito un percorso chiaro e trasparente di informazione e confronto sul progetto (e agli enti locali è richiesto di farsene garanti) con le istituzioni nazionali, regionali e locali, con gli stakeholder territoriali, «in modo da approfondire e affrontare criticità e potenzialità di questi impianti per il nostro territorio e valorizzare il loro contributo come previsto dal piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec)».