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Il Comitato Disabili: «Ok all’incontro con l’Anffas. Ma deve esserci anche l’Asl»

«Le persone non autosufficienti sono persone malate. La loro cura dev’essere appannaggio del Ssn e non delle politiche sociali, come accade oggi»

CARRARA – «Il Sistema Sanitario Nazionale va difeso, esteso e rafforzato. E il sistema di accreditamento delle strutture (Rsd e Rsa), ad oggi, non va assolutamente incontro alle esigenze della persona». Parte da qui il comitato “Diritti per Disabilità”, un gruppo di familiari di persone non autosufficienti ospiti in strutture Rsa ed Rsd della provincia di Massa-Carrara, nell’approfondire i temi della protesta di qualche giorno fa sotto il palazzo comunale (protesta alla quale Anffas ha replicato con parole dure, come spieghiamo qui).

«Ci siamo organizzati a partire dallo scoppio della pandemia, in particolare contro le misure restrittive e le chiusure che ci hanno tenuti lontani dai nostri familiari per molti mesi – precisano innanzitutto dal comitato -. Abbiamo cominciato questa lotta quando nessuno considerava il problema, quando nessuno considerava le ricadute drammatiche della negazione del diritto all’affettività per i nostri ragazzi e genitori anziani. Relazioni affettive che, vogliamo ribadirlo, rientrano a tutti gli effetti nei percorsi terapeutici di queste persone. Dunque, negare loro il diritto all’affettività equivale a negare loro il diritto alla salute»

«La nostra lotta – sottolineano dal gruppo – non riguarda solo le restrizioni imposte con l’emergenza pandemica, la nostra lotta viene da lontano e vuole andare lontano: è una lotta principalmente per la difesa e l’estensione del diritto alla salute (che non è una merce), è una lotta per la dignità, il rispetto e la difesa dei diritti umani, è una lotta per la difesa e l’estensione dei diritti nei luoghi di lavoro».

Il 28 febbraio il comitato ha aderito e partecipato al sit-in promosso dal sindacato Usb-Massa, sotto il Comune di Carrara. Ed oggi torna a ribadire le posizioni espresse in quella sede. «Il Sistema Sanitario Nazionale va difeso, esteso e rafforzato, cosa che negli ultimi decenni non è affatto avvenuta. Anzi, da fiore all’occhiello che era, frutto delle conquiste dei cittadini e dei lavoratori nei decenni passati, è stato impoverito e via via privatizzato. Il passaggio da Usl (Unità Sanitarie Locali) ad Asl (Aziende Sanitarie Locali) è emblematico anche nelle parole. Infatti, si è passati dal concetto di “unità” che raccorda, raccoglie, gestisce, i bisogni e le necessità del cittadino e del malato, al concetto di “azienda”, che raccorda e gestisce solo i bisogni di chi deve fare profitto. In qualità di aziende, le Asl devono risparmiare e fare profitto, e uno dei modi per farlo è quello di avvalersi del sistema degli appalti. Di questo perverso meccanismo ne fanno le spese non solo anziani e disabili, ma anche i lavoratori precari, sfruttati, ricattati. Noi rigettiamo questo sistema e affermiamo che la tutela del diritto alla salute dei cittadini va di pari passo con il diritto a un lavoro utile e dignitoso». Per quanto riguarda il sistema di accreditamento delle strutture (Rsd ed Rsa), il comitato evidenzia che «ad oggi non va assolutamente incontro alle esigenze della persona. Bisogna ribaltare l’ottica: mettere al centro la persona, i suoi bisogni, i suoi tempi e quindi personalizzare i percorsi e investendo tutte le risorse necessarie per farlo».

Il comitato sottolinea poi che «le persone non autosufficienti sono persone malate. A causa della loro malattia sono in una condizione di dipendenza totale dall’altro. Dunque, in quanto malati, la loro cura dev’essere appannaggio del Ssn e non delle politiche sociali, come accade oggi».

Durante il sit-in, il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale ha proposto organizzare un tavolo di confronto con la struttura Anffas del Castellaro. Ma a quell’incontro, avvertono dal comitato disabili, «deve esserci anche l’Asl in qualità di principale interlocutore». E chiudono: «Come comitato vogliamo avere la possibilità di avere accesso alle strutture residenziali per poter far sentire la nostra voce: monitorare, controllare, individuare i bisogni dei nostri parenti e indicare le misure necessarie alla loro realizzazione. Il protagonismo dal basso è l’ingrediente essenziale per un qualsivoglia cambiamento».