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«La sanità non è un’azienda. Servono assunzioni e basta tagli». Il grido si alza dal Noa foto

Il presidio organizzato dal Comitato Sanità Pubblica inchioda la politica alle sue responsabilità: «In questa situazione una mente raziocinante dovrebbe assumere e potenziare la medicina del territorio. E invece il covid è stato il pretesto per accelerare le privatizzazioni»

MASSA – Assumere personale «per curare» e fermare i tagli alla sanità pubblica che favoriscono il privato e stanno continuando nonostante la crisi legata al covid. Sono queste le richieste del Comitato Sanità Pubblica Versilia e Massa che questa mattina, giovedì, ha organizzato un presidio all’ingresso dell’ospedale delle Apuane di Massa. I problemi evidenziati sono i soliti che ormai caratterizzano la nostra sanità da decenni e col covid si sono ulteriormente acutizzati: ospedali in affanno, liste d’attesa sempre più lunghe e medicina del territorio oberata e per questo inefficiente.

«I lavoratori della sanità sono pochi e sono costretti a turni massacranti: una collega è morta a Brindisi in un incidente stradale dopo due turni di notte» ha evidenziato alla Voce Apuana Mario Toni, ex infermiere e membro del Comitato. «In questa situazione una mente raziocinante dovrebbe assumere personale e potenziare la medicina del territorio. E invece il covid è stato il pretesto per accelerare le privatizzazioni, questi tagli sono stati premeditati per deviare gli utenti alla sanità privata».

«Noi chiediamo assunzioni immediate e non legate al covid, la revoca dei tagli, il ritiro dei servizi al privato e il ripristino di tutti i servizi sanitari chiusi in questo periodo» ha aggiunto Gianfranco Neri, ex fisioterapista dell’ospedale Versilia, oggi in pensione. Negli ultimi giorni Regione e Asl Toscana nord ovest hanno annunciato nuove assunzioni, abbiamo fatto notare ai manifestanti. Secondo loro, però, non bastano. «Ottanta assunzioni a livello di area vasta sono totalmente insufficienti» ha risposto senza mezzi termini un’infermiera del Noa che ha aggiunto una sua recente esperienza legata alla medicina del territorio, per evidenziare l’esasperazione dei timori legati al covid. «Ho avuto necessità della guardia medica nel fine settimana, ma questa non è venuta a visitarmi perché non mi ero fatta un tampone molecolare. Una risposta di questo genere – ha sottolineato – costringe le persone a recarsi al pronto soccorso, determinando sovraffollamenti che bisognerebbe evitare, vista anche la mancanza di personale».

«E poi – ha aggiunto l’infermiera – non c’è neanche una visione di futuro da parte della politica: i medici sono stremati, ce ne sono sempre meno. Nonostante ciò viene mantenuto il numero chiuso per accedere alle facoltà di Medicina». «La salute non è merce, la sanità non è un’azienda» è lo slogan riportato in un volantino che il Comitato ha distribuito e dove si evidenzia che questa carenza di operatori sanitari è «frutto di scelte politiche che hanno privilegiato budget e profitti e fatto pagare un prezzo alto a lavoratori, pazienti e cittadini».