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Al Noa un nuovo sit-in di protesta «contro chi ha fatto della salute una merce»

Il comitato Sanità Pubblica Versilia annuncia il presidio per domani dalle 10 alle 16. «Operatori stanchi e provati da un lungo e faticoso periodo di emergenza. Dal 2009 al 2019 sono stati tagliati 46mila posti»

MASSA-CARRARA – Nuovo presidio davanti al Noa per chiedere nuove assunzioni in modo da “garantire il funzionamento degli ospedali e l’abbattimento dei tempi delle liste d’attesa”. Questa volta ad organizzarlo è il comitato Sanità Pubblica Versilia, che annuncia il sit-in per domani, giovedì 17 febbraio, dalle 10 alle 16.

“Dall’inizio della pandemia non è stato risolto per niente – dichiarano dal comitato – il problema della mancanza di personale negli ospedali e nel territorio. Medici, infermieri e o.s.s. sono gli stessi di allora: più stanchi e provati da un lungo e faticoso periodo di emergenza. Una situazione non solo legata alla pandemia, visto che tra il 2009 e il 2019 sono stati tagliati 46mila posti di operatori sanitari. Se oggi mancano 4.000 medici per far funzionare i pronto soccorso, non si considera che questa situazione coincide con le inaccettabili condizioni in cui versano i pazienti che assieme agli operatori della sanità pagano il prezzo delle carenze, tra attese infinite per un posto letto, strutture inadeguate e difficoltà legate all’insufficienza del personale. Una parte del personale, assunta a tempo determinato, è stata stabilizzata con un provvedimento approvato nella legge di Bilancio che, in particolare, riguardava 8.438 medici, 22.507 infermieri, 17.049 operatori socio-sanitari. Ma è anche vero che questi provvedimenti non tengono conto che tra il 2020 e il 2025 andranno in pensione 35.129 medici, 58.339 infermieri, 38.483 unità di altro personale; in soldoni ci saranno 8.299 medici e 10.054 infermieri in meno per il Ssn”.

“In questi mesi – continuano dal comitato – vi sono state rilevanti uscite del personale medico (prepensionamenti), anche nella medicina del territorio. 1,5 milioni di utenti, oggi, sono senza il medico di fiducia. Alcuni sono costretti ad appoggiarsi a studi che hanno già il pieno di assistiti (il massimo è 1.500), altri si affidano a sostituti, altri ancora sono alla ricerca di un dottore. Una situazione gravissima a discapito della salute del cittadino. Non va meglio negli ospedali, visto che quando reparti e terapie intensive sono tornate a riempirsi per la diffusione della variante ‘omicron’, in ospedali italiani è seguita la strategia delle prime 3 ondate: rinviate le operazioni programmate, annullate le ferie di operatori, aumentate le ore di lavoro straordinario, aggiunti posti letto e riconvertiti interi reparti. Un problema che potremmo definire “storico”. Ogni paziente deve essere assistito da un certo numero di operatori sanitari, rapporto che non è rispettato se non spostando medici e infermieri da altri reparti, ricorrendo a forme di flessibilità, limitando altri servizi e sfruttando lavoratori e lavoratrici delle cooperative. La mancanza di personale ha prodotto, solo per la gestione pandemica, perdite umane, invalidità per chi ha contratto il Covid in forma grave e non è in grado di lavorare, prepensionamenti, dimissioni volontarie, burnout, disturbi da stress post-traumatico, centinaia di sospensioni dal lavoro, una situazione insostenibile tra i giovani operatori sanitari assunti e impegnati in prima linea nell’emergenza, per mancanza di sostituzioni. La carenza di operatori è un disastro, frutto di scelte politiche che al centro hanno posto budget e profitti, che hanno fatto pagare un prezzo alto, sia a lavoratori che a pazienti e cittadini. Contro chi ha fatto della salute una merce e della sanità un’azienda”.