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Dalla Svizzera a Fuerteventura, 12 anni in giro per le cucine d’Europa foto

Gabriele Natoli ha da poco contribuito ad avviare l'attività alle Canarie degli amici Emanuel e Alessandro

MASSA – Dodici anni tra Zurigo e Lucerna, a sperimentare nelle cucine svizzere, forte del bagaglio acquisito all’Alberghiero “Minuto” di Marina di Massa. Poi una breve parentesi a Massa, «per stare un po’ con la famiglia». E infine la chiamata degli amici dalle Canarie, per un’avventura di qualche mese a Fuerteventura, nel mondo della cucina fusion. Si può riassumere così l’esperienza di Gabriele Natoli, chef 39enne massese che ha da poco dato il suo contributo all’apertura di “Terraza Fogalera”, il secondo ristorante nell’isola delle Canarie degli amici Emanuel Tenace e Alessandro Rossi.

Riavvolgendo il nastro, la storia ha inizio sei anni fa, quando Rossi apre il suo primo locale nell’isola canarina, una taverna in cui si propone la cucina italiana: spaghetti ai frutti di mare, frittura, pasta fresca e una grandissima scelta di vini. A fare da sua spalla destra chiama Emanuel, esperto chef, anche lui massese, che nel frattempo aveva maturato un’esperienza internazionale viaggiando tra Stati Uniti, Londra e Messico. Passano gli anni. Anni di lavoro, successi, ma anche di periodi duri, come quello appena trascorso, di cui si sentono ancora gli strascichi. La pandemia ha colpito ovunque nel mondo della ristorazione, ma nelle Canarie c’è voglia di tornare alla vita. Così i due massesi decidono di aprire il secondo capitolo della loro avventura culinaria nella “isla”: un nuovo locale, di stampo un po’ diverso rispetto al primo. Non una taverna ma una terrazza, dove si mangia soltanto all’aperto. Ed anche la proposta è differente rispetto alla classica cucina italiana. La cucina è quella fusion: dal sushi e la tempura alle tartare di manzo, passando per il caviale e la maionese al Campari. Un angolo suggestivo, circondato dal contorno del classico posto turistico spagnolo, pieno di ristoranti dove si cucinano tapas. Alessandro ed Emanuel, sangue apuano, grande inventiva ed intraprendenza, hanno voluto differenziarsi. Il locale ha aperto a inizio dicembre, e a fine gennaio Gabriele, che aveva “fatto il suo” contribuendo all’apertura, è tornato in Italia. Si è preso un periodo di relax, in vista della scelta su quale strada intraprendere nel prossimo futuro. Le opzioni sono più di una, ma tutte legate da un must: rimanere in cucina.

«Ho vissuto dodici anni in Svizzera, tra Zurigo e Lucerna – racconta il giovane -, lavorando per una compagnia grande che possiede diversi hotel e ristoranti. Giravamo per fare le aperture dei locali che, mano a mano, l’azienda prendeva in gestione». Poi è arrivato il virus, le chiusure forzate, la crisi. «Siamo stati chiusi otto mesi su quattordici. E’ vero che ricevevamo l’80% del nostro stipendio, ma rimanere lì senza lavorare era un problema». Così Gabriele ha deciso, dopo dodici anni, di tornare in Italia. E’ qui che è arrivata la chiamata da Fuerteventura. Il giovane chef è “volato” nell’isola per aiutare gli amici, a dicembre, per portare la sua esperienza e il suo contributo in quella che ha il sapore di una sfida, non solo per la proposta innovativa, ma soprattutto per il periodo particolare in cui si colloca.

«Nelle Canarie – spiega Natoli – sono da poco passati dal livello 4 al 3 di misure restrittive. Tradotto: maggiore capienza nei ristoranti e niente più coprifuoco all’una di notte. A capodanno ho visto la polizia girare per sgomberare le strade: la città era deserta. Ultimamente, per fortuna, sembra esserci stato un allentamento delle misure, ma resta comunque l’obbligo di green pass per sedersi al ristorante» (è proprio di questi giorni la decisione del governo regionale delle Canarie che il Gp non è più un requisito obbligatorio per accedere ai locali come i ristoranti, ndr). Sorge spontanea quindi la richiesta di un paragone, sul fronte covid, con la Svizzera, dove Natoli ha vissuto il periodo più duro dal punto di vista dei provvedimenti restrittivi.

«Anche qui serve il green pass per sedersi e consumare nei locali – spiega -. Dopo l’esplosione di Omicron è stato introdotto l’obbligo di certificazione verde rafforzata, con cui puoi accedere a tutto: ristoranti, concerti, eventi. Chi possiede il 2G, ovvero quello che in Italia è il green pass “base”, ha ancora forti limitazioni, ma può andare ad esempio al ristorante con tampone dall’esito negativo». E la situazione contagi? «Al momento – spiega ancora lo chef – si viaggia a 20-30mila positivi al giorno. Sono numeri alti, per un paese così piccolo. Basti pensare che il primo lockdown lo disposero una settimana dopo il superamento degli 8mila contagi. Ora, però, le chiusure vengono decise in base al tasso di occupazione delle terapie intensive»-

Con uno sguardo alla Svizzera e uno alle Canarie, dove vanno avanti i progetti degli amici massesi, adesso Gabriele si gode il suo paese. «E le meritate ferie». Il futuro? Le opzioni sono tante. «Qui ho amici che hanno locali, potrei rimanere in Italia. Altrimenti ho due belle proposte da Berna e da Davos». Non è escluso un ritorno in Svizzera, quindi, per il massese, mentre l’opzione Fuerteventura rimane lontana: «E’ un posto bellissimo – osserva Natoli – ma io sto bene nelle grandi città. Sono cresciuto così».