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Insegnante apuana esentatata dal vaccino: «La mia vita a scuola è diventata un incubo» foto

Ilaria Bertagnini ha parlato in collegamento a Quarta Repubblica, su Rete 4: «Non posso né bere né mangiare, ho divieto tassativo di parlare con chiunque e fuori dall’orario di lezione non posso rimanere all’interno dell’edificio»

MASSA-CARRARA – «Da dieci giorni la mia vita a scuola è un incubo: non posso né bere né mangiare, ho divieto tassativo di parlare con chiunque e fuori dall’orario di lezione non posso rimanere all’interno dell’edificio. Me ne sto in macchina, con termos e copertina, aspettando la prossima ora di lezione». Ilaria Bertagnini insegna storia dell’arte in un istituto di Massa-Carrara. Quasi un anno fa ha ricevuto la sua prima dose di AstraZeneca, molto prima che il vaccino di Oxford venisse rimosso dalla campagna vaccinale. Solo in un secondo momento ha scoperto di avere diritto all’esenzione. Esenzione che oggi sta complicando la sua routine lavorativa.

A ripercorrere la vicenda è l’insegnante stessa ai microfoni di Quarta Repubblica, la trasmissione di Rete 4 condotta da Nicola Porro, nel corso della puntata del 24 gennaio che ha trattato, tra le altre cose, il tema covid e scuole. «Dopo la prima dose ho risentito di qualche problematica, così ho fatto visite, accertamenti e analisi: un calvario – racconta l’insegnante in collegamento -. Poi, a dicembre, ho scoperto di avere diritto all’esenzione. Sono andata all’hub vaccinale con tutte le mie cartelle e mi hanno dato conferma».

Ilaria lavora a scuola, dove vige un obbligo vaccinale per docenti e personale Ata, pena la sospensione dall’esercizio professionale. Lei, essendo esente dalla vaccinazione, al lavoro può andare. Ma a certe condizioni. Da dieci giorni, infatti, le è stato consegnato il regolamento per persone esentate o differite. «E ora la mia vita è un incubo – si sfoga -: non posso stare dove qualcuno mangia o beve, non posso mangiare o bere io stessa all’interno della scuola. Ho divieto tassativo di parlare con chiunque, devo stare fissa alla cattedra e non posso usare la lavagna, né alzarmi per controllare i lavori dei miei ragazzi. Capite bene come sia dura, per me che insegno arte».

Il regolamento vieta la permanenza dell’esentato all’interno delle mura scolastiche fuori dall’orario di lezione. «Se non ho supplenze – prosegue Ilaria – devo stare fuori, nel parcheggio della scuola, con il mio termos e la mia copertina. Altrimenti, se l’auto è parcheggiata più lontano, sto seduta sui gradini dell’edificio». Altre regole prevedono, per l’esentato, di indossare in aula mascherina ffp2 e visiera protettiva e di igienizzare qualunque oggetto tocchi.  «L’impressione – dice Ilaria – è che stiano tutelando gli altri, non me. Faccio un tampone ogni 48 ore nonostante non mi sia richiesto, e fino a prova contraria sono sana».

Una routine certamente frustrante per una persona che al vaccino anti-covid aveva detto “sì”, ma che poi non ha potuto completare il ciclo vaccinale per cause che non dipendono dalla sua volontà. Qualcuno lo comprende e le sta vicino. «Devo ringraziare i miei studenti e i loro genitori, che con me sono meravigliosi, e le collaboratrici scolastiche che tutti i giorni mi danno una mano. Ed anche alcuni colleghi che, avendo saputo della mia situazione fuori dalla scuola – perché all’interno non posso parlare –, sono rimasti sconvolti».

In collegamento il matematico Piergiorgio Odifredi, interpellato da Nicola Porro, ha fatto notare come «queste regole non abbiano nulla a che vedere con il covid, ma con la mentalità burocratica, che è una cosa diversa. Ovunque io vada, in banca o in comune, vedo cose stupide esattamente come queste regole».