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«Impossibilitati a visitare i nostri parenti disabili. Altra decisione calata dall’alto che farà male»

La denuncia di Silvia che punta il dito contro la Regione Toscana: «Non ha avuto nemmeno cura di garantire un dialogo e un sostegno psicologico a chi, quella misura, va a cambiare la vita»

CARRARA – «Sono una parente di un ragazzo disabile residente nella struttura Anffas del Castellaro ad Avenza e scrivo, nuovamente, per denunciare la grave situazione in cui noi familiari ci troviamo a fronte delle scelte insensate della politica nazionale e locale». Inizia così la lettera aperta che Silvia ha voluto inviare al nostro giornale. «Pare non esserci tregua, infatti – scrive Silvia – per chi come noi ha nella propria vita persone affette da disabilità fisica o psichica, spesso residenti in strutture socio-sanitarie che con lo scoppio della pandemia da covid-19 sono state oggetto di misure restrittive quanto mai contraddittorie e lesive, sia della condizione degli utenti ospiti, sia di noi familiari impossibilitati a recarci a fare visita ai nostri cari».

«Già nel marzo del 2021 avevo denunciato l’impossibilità di fare visita a mio fratello (per ben 14 mesi). All’epoca, non ero stata la sola ad aver denunciato che dopo oltre un anno dallo scoppio della pandemia, non fossero ancora state predisposte misure per garantire le visite in queste strutture in piena sicurezza. Oggi denuncio il fatto che queste fantomatiche misure di sicurezza sarebbero rappresentate principalmente ed esclusivamente dal possesso del Super Green Pass. Specifico che io sono vaccinata ma altri membri della mia famiglia non lo sono, per motivi e scelte loro. Il 30 dicembre la Regione Toscana ha emesso un’ordinanza (a firma del dottor Federico Gelli): D.l. 221 del 24 dicembre 2021, secondo la quale l’ingresso alle strutture è consentito solo a visitatori o familiari con Certificato verde Covid-19 emesso a seguito di vaccinazione con terza dose/booster oppure di completamento del ciclo vaccinale primario insieme a un tampone negativo effettuato nelle precedenti 48 ore».

«In sostanza – evidenzia Silvia – se non hai il vaccino non ti è permesso di fare visita a un figlio o a un fratello ma così facendo non solo si va a ledere il diritto di un genitore ma si danneggia, pesantemente, lo stesso paziente che si vede privato delle sue relazioni sociali e familiari con grave danno per la sua salute psichica. Le relazioni affettive, soprattutto con i famigliari, sono da considerarsi a tutti gli effetti parte integrante e fondamentale della terapia di mio fratello; per tanto negare le visite equivale a negare anche il suo diritto alle cure. La decisione della Giunta Regionale è stata presa nel giro di pochissimi giorni senza possibilità di mediazione, senza discussione, senza nemmeno la volontà di trovare soluzioni di compromesso. La conformazione strutturale della residenza in questione consentirebbe, per esempio, di svolgere visite all’aperto che, pur mantenendo tutte le misure di sicurezza del caso, quali uso della mascherina e distanziamento (misure che devono valere sia per chi non è vaccinato sia per chi lo è) consentirebbero l’accesso alle visite anche a chi non è vaccinato. Questo è solo un esempio di come ci si dovrebbe approcciare ai problemi anziché calare dall’alto misure senza spiegazioni, senza nemmeno avere cura di garantire un dialogo e un sostegno psicologico a chi, quella misura, va a cambiare la vita (fosse solo anche per un giorno ma, in questo caso, nemmeno sapremo per quanto tempo)».

«Con questa mia denuncia – conclude Silvia – non conto di modificare le decisioni della giunta regionale, che si è già ampiamente dimostrata sorda e disinteressata ai problemi dei cittadini e, in particolare di coloro che sono fragili e che, forse, sono considerati un peso per la società. Con questa mia denuncia conto di suscitare attenzione e dibattito intorno a questo tema, e spero di riuscire anche a coalizzare l’attenzione di chi si trova in una situazione simile a quella mia e della mia famiglia per provare, insieme, a organizzarci contro questa ennesima ingiustizia».