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«Il rumore spaventoso delle bombe, i morti tirati fuori dalle macerie e la disperazione dei parenti» foto

In via Groppini la 77esima cerimonia di commemorazione delle vittime del 18 gennaio 1945. Il presidente dell'Anpi Franco Sanguinetti: «Attenzione, perché il fascismo non è morto con il 25 aprile»

CARRARA – Si può parlare di errori, in tempi di guerra? Quando il grido delle sirene e il boato dei bombardamenti sono rumori familiari, quando si sa che il nemico può colpire da un momento all’altro, e quando per vincere si deve necessariamente sacrificare delle vite, ha davvero un senso attribuire la responsabilità di una strage ad “uno sbaglio”? La risposta è ancora aperta a distanza di 77 anni dalla mattina del 18 gennaio 1945, quando in via Groppini, a Carrara, persero la vita 65 persone, tra cui 14 bambini. Ad ucciderle non fu il nemico, bensì un alleato.

Un inglese a bordo di un aereo che avrebbe dovuto sganciare una bomba sui tedeschi ma che – per un errore, appunto – finì per colpire i suoi. Questione di metri. Quando le bombe diventano pane quotidiano, l’errore si paga in termini di vite innocenti spezzate apparentemente senza motivo. Il motivo – in realtà – sta proprio in quel margine di errore che in tempo di guerra diventa tragicamente preventivabile. La lezione, Carrara, l’ha imparata quel 18 gennaio. E questa mattina, sotto la lapide che ricorda le vittime di quella tragedia, si è svolta la cerimonia per il 77esimo anniversario del bombardamento. Tra i presenti, oltre al sindaco Francesco De Pasquale e al presidente dell’Anpi Carrara Nando Sanguinetti, l’Associazione nazionale Alpini – sezione Alpi Apuane – e tutte le autorità civili e militari. «Siamo qui a ricordare un episodio doloroso, che ha coinvolto civili, innocenti, bambini – ha detto il sindaco -. Questa è l’occasione per lanciare un grido: il nostro “no alle guerre”. E di prenderci un impegno: quello di imparare a convivere nella pace, e ad affrontare le divergenze, nel piccolo come nei rapporti internazionali, attraverso il dialogo».

Poi è stato il turno del presidente dell’Anpi, rigorosamente in rosso con berretto, giaccone, sciarpa e mascherina dello stesso colore. Rammaricato dall’assenza dei giovani studenti di Carrara (per ragioni legate alle misure di sicurezza anti-covid), Sanguinetti ha ricordato «il rumore spaventoso delle bombe, la gente che correva verso via Roma a prestare soccorsi. I morti tirati fuori dalle macerie e la disperazione dei parenti». «C’è chi vorrebbe dimenticare e sostiene che il fascismo sia morto il 25 aprile, ma la verità è che oggi esistono ancora fascisti e post-fascisti – ha ricordato il presidente dell’Anpi -. E’ anche per questo che dobbiamo tenere viva la memoria, e continuare a difendere la democrazia».