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«Non si può continuare a estrarre, molti dubbi sull’autorizzazione per quella cava»

Lo scrivono in una nota congiunta le associazioni Tam Cai di Massa, il Grig e Italia Nostra

MASSA – «Quando abbiamo letto la determina di autorizzazione all’escavazione di cava Piastreta non potevamo non rimanere perplessi». Lo scrivono in una nota congiunta le associazioni Tam Cai di Massa, il Grig e Italia Nostra. «La nostra perplessità – evidenziano gli ambientalisti – nasce dalla dichiarazione secondo la quale la società di escavazione avrebbe rinunciato a cavare marmo a cielo aperto potendo così “trasferire” i volumi autorizzati in galleria».

«A noi risulta che quei volumi a cielo aperto – affermano le tre associazioni – non siano in disponibilità attuale della società. La Pronuncia di compatibilità ambientale emessa a giugno del 2018 per l’escavazione nel sito estrattivo Piastreta, in regime della quale è stata effettuata l’istanza attuale di spostamento volumi, escludeva proprio le lavorazioni all’aperto perché si sviluppano al di sopra di 1.200 metri e sono pertanto contrarie alle norme introdotte dal Pit, dichiarando che quei volumi non erano oggetto di proroga. Cioè, in parole semplici, oggi viene autorizzata una variante all’escavazione spostando volumi che in realtà non erano contemplati dall’autorizzazione oltre 3 anni fa, quindi non più nella disponibilità della società di escavazione.
Concedere una variante con questi presupposti lo riteniamo fatto grave, amministrativamente discutibile e anche penalmente perseguibile».

«Inoltre notiamo che la commissione paesaggistica non si è espressa all’unanimità a favore dell’autorizzazione, il commissario architetto Nicola Gallo ha votato in modo contrario e non perché semplicemente in disaccordo con il documento finale della commissione come riportato semplicisticamente nel verbale della commissione, ma per ragioni dettagliate e specifiche, verbalizzate dallo stesso architetto in commissione e che, a nostro parere, avrebbero dovute essere espresse nel corpo della determina trasparenza. né le troviamo, come citato nel testo, in allegato».

«Riteniamo pertanto – concludono – che questa determina di autorizzazione ponga numerosi dubbi e pensiamo che se venisse esaminata in modo dettagliato dalle istituzioni competenti al giudizio, con tutta la documentazione del caso e con la tempistica con la quale questa documentazione è stata prodotta, potrebbero rilevarsi incongruenze amministrative, fiscali e penali di cui dovrebbero rispondere, nelle sedi opportune, tutti gli attori che sono intervenuti. Per questo forse una riflessione adeguata da parte di tecnici comunali e professionisti sarebbe più che opportuna onde evitare costi ed ulteriori violazioni per la collettività».