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Un buon proposito per il 2022: liberare il Passo del Vestito

La Sp4 rimane chiusa da ottobre 2019 e il masso caduto nel settembre 2021 rimane fermo sulla strada a simbolo dell'incuria e alla faccia del turismo destagionalizzato. Nonostante un rivitalizzato Pian della Fioba dalle strutture presenti e dai volontari, la zona è ostaggio di una politica malconcia

MASSA – Come sempre, l’arrivo dell’anno nuovo ha portato tutti noi a pensare (e tante volte a stilare) una lunga lista di obiettivi da raggiungere, o più semplicemente di buoni propositi da mantenere in questo atteso 2022. Allora, gli studenti avranno deciso che questo sarà l’anno della svolta e dei buoni voti: basta disattenzioni e sotto con lo studio. Così come è stato per tutti nei dolci anni della scuola. Altri avranno deciso che il 2022 sarà dedicato all’attività fisica, forse con le sinapsi anch’esse piene dai cenoni e dai pranzi delle feste. Altri ancora sperano che questo possa essere l’anno giusto per riconciliarsi con il pianeta, aprire gli occhi sulle tematiche legate al riscaldamento globale e cominciare a proteggere madre natura, forse spaventati dalle temperature che si aggiravano intorno ai 20° per un insolitamente caldo ultimo giorno dell’anno.

La stessa madre natura che ha deciso di regalarci un’alba di 2022 indimenticabile, condizionata anch’essa dai cambiamenti che l’umanità le ha imposto. L’inversione termica ha fatto sì che le temperature più basse sulle coste e più alte sulle montagne contribuissero a creare una fitta coltre di nubi bianche che hanno bagnato i fianchi delle Apuane, lasciando scoperte solo le maestose vette. E allora gli stessi che si erano ripromessi un 2022 più verde e che per iniziare con il piede giusto avevano scelto di passare il Capodanno sui fianchi dei monti della Luna hanno goduto di un panorama mozzafiato. Un mare bianco, così soffice da farti venire voglia di tuffartici dentro e lasciarti cullare, con il Monte Sagro, la Tambura, il Cavallo e tutte le altre Apuane che sembravano dei possenti scogli portati lì dalla corrente. Subito, i social sono stati invasi da miriadi di foto e tutti hanno desiderato di catapultarsi lassù, per godere sulla propria pelle della magnificenza della natura.

Pensate ad un massese che dalla spiaggia, con il telefono in mano e le foto davanti agli occhi, avesse deciso di andare lassù dove osano le aquile. Beh, facile: si prende la via Dei Colli, si supera Antona, ci si ferma per un caffè al Rifugio Città di Massa a Pian della Fioba e poi si riprende la Sp4 Massa-Arni per fermarsi al Passo del Vestito, fuori dalla galleria che porta nei territori lucchesi, alle porte della Garfagnana. Un viaggio tutto sommato semplice e breve, una mezz’oretta di macchina per arrivare dal mare di tutti i giorni a quello di nubi, a mille metri di altezza, e lasciare che ogni pensiero negativo venga trasportato via da quelle vette possenti, sempre a guardia dei nostri sogni e delle nostre vite, dall’alba dei tempi. Peccato, però, che tutto questo venga reso impossibile da dei cartelli tutti gialli con un grosso divieto d’accesso stampato sopra. Eh sì, non si passa da lì. La Sp4 è chiusa, ormai dal 2 ottobre 2019, da subito dopo il piazzale di Pian della Fioba. E dal 21 settembre 2021, dei grossi blocchi di cemento impediscono il passaggio ai veicoli, fino all’ingresso della famosa galleria.

E allora retromarcia, o si torna sul mare, quello vero, oppure si passa dalla provincia a fianco, sopra Seravezza, dalla galleria del Cipollaio, per tornare ad Arni e riprendere quella che, passata la galleria del Vestito, diventa la Sp4. E se si può rinunciare al mare di nubi, c’è chi, tutti i giorni, quelle curve e quelle gallerie le percorre per raggiungere il luogo di lavoro. Molti da Arni arrivano nella città di Massa e nella nostra provincia, così come in tanti fanno il percorso inverso, per raggiungere la Garfagnana. Oppure ancora i lavoratori che da diverso tempo, ormai, stanno ridando vita al sito della Valsora per rendere accessibile a tutti e far sì che quella oasi di acqua e quei piccoli tritoni possano diventare alla portata di tutti i curiosi, studiosi o escursionisti che passano da lì. Per continuare quel lavoro di rinascita che l’Orto Botanico e il sopracitato Rifugio Città di Massa hanno messo in piedi per la zona di Pian della Fioba, rendendola sempre più appetibile per turisti di ogni parte del mondo. Perché le nostre montagne sono vissute, tristemente, però, molto di più da chi non le ha tutti i giorni sotto gli occhi. Ecco pensate a loro, a tutti quelli che dalla Sp4 dovevano passare per lavoro. Da più di due anni loro, come tutti, vengono bloccati e presi in giro.

Movimenti franosi arrivati fino alla strada avevano portato alla pubblicazione della prima ordinanza di chiusura, nel 2019. Da allora, le sorti del Passo del Vestito rimangono un rebus. Nel settembre 2021, quando le forti piogge hanno fatto cadere un masso sulla strada con la conseguente ulteriore ordinanza di chiusura e posizionamento dei blocchi, il presidente Lorenzetti ha giustamente dichiarato che con la sicurezza non si scherza e che i soldi investiti sulla strada provinciale del Vestito avevano raggiunto il milione di euro. Soldi finiti nel posizionamento di alcune reti anti-frana che si notano, proseguendo in direzione Arni, proprio poco dopo il masso precipitato sulla strada qualche mese, oltre che per altri lavori di messa in sicurezza. Adesso, secondo Lorenzetti e la Provincia di Massa-Carrara, tocca al Comune di Massa mettere mano al portafogli e tirarsi su le maniche per restituire a tutti la Sp4. Perché il pezzo di monte da cui è caduto il masso e soggetto ai movimenti franosi e di competenza del Comune. Da allora, silenzio tombale. Qualcuno, preso dalla rabbia, ha scaraventato le transenne, ormai ospiti sgraditi dal lontano 2019, giù per il dirupo, mentre altri spostavano i blocchi per permettere il passaggio, causando le ire delle istituzioni provinciali che puntualmente tornavano per chiudere il passaggio, minacciando multe e sanzioni per chiunque provasse a spostare nuovamente qualsiasi cosa si trovasse lì.

Nulla si è più mosso. Il Comune che nell’estate 2021 aveva ripristinato, a distanza di moltissimi anni, una linea di autobus fino al piazzale di Pian della Fioba, favorendo le visite al Rifugio e all’Orto, di proprietà dell’ente, non ha mai commentato la situazione, né si sono visti dei cantieri. Il masso è rimasto lì, inamovibile. Un peso che va ben oltre quello fisico dell’oggetto roccioso. Quello è il peso di una politica scellerata e cieca. Una politica che da anni riempie le pagine dei giornali della volontà di destagionalizzare il turismo, di scindere le sorti di Massa-Carrara dal mare e rendere questo splendido lembo di terra una destinazione adatta a tutti 365 giorni l’anno. Perché l’erosione del litorale non sta mangiando solo tonnellate di spiaggia, ma anche i sogni di chi vedeva Massa-Carrara valorizzata e meta ambita, al pari di quelle che le stanno vicine, se non di più. Eppure, quel sasso rimane lì. E che colpa ne ha lui? Che colpa ne ha il monte se negli ultimi anni le piogge sono diventate torrenziali e il terreno è diventato franoso? Nessuna, il monte è lì da prima di noi e da troppo tempo ormai si è gentilmente concesso al genere umano, con la speranza di diventare il simbolo di una terra, di diventare adorato e ammirato da tutti.

La leggenda vuole siano state le Apuane a voltare le spalle agli abitanti della costa, lasciando ad essi solo le pareti più scoscese ed inaccessibili. Un gesto compiuto per vendicare l’amico Aronte, maltrattato dagli abitanti della costa. Ma nonostante quei fianchi scoscesi e pericolosi, le Apuane hanno sempre regalato protezione e ricchezza a chi le ha abitate. Protezione durante le guerre, dove trovavano rifugio i fuggitivi e gli innocenti. Ricchezza per i coraggiosi pastori e per chi da quei fianchi ha estratto fino ad arrivare al cuore dei monti. L’avidità umana ha sempre preso senza ringraziare, giocando con la pazienza della natura. Non ha mai saputo cogliere le opportunità. E allora quel masso rimarrà lì ancora per quanto non si sa, perché da solo non se ne va e che ragione ha per farlo? Se è lì, del resto, è solo colpa nostra. Le transenne ritorneranno, i blocchi pure. Tutto tace. La Regione dorme, pensa a trafori. Perché è più facile proporre di bucare un monte che spostare un masso. Anche se quella strada che è provinciale, di provinciale ha solo il nome. Perché il disagio della chiusura del Passo del Vestito la vivono da Massa a Castelnuovo Garfagnana, passando da Antona ed Arni, con uno stop ad Isola Santa o Careggine. Basterebbe poco per prendere in mano la situazione e rendere più equilibrati i destini di un Passo storico come quello del Vestito, abbandonato a sè stesso e all’avidità dell’uomo e della sua politica.

Tornando alla lista di buoni propositi per il 2022, speriamo che quella delle istituzioni locali comprenda la volontà di ridare vita ad una strada tanto storica quanto importante per la vita della montagna apuana e dei suoi abitanti e mettere fine ad uno stallo che, a prescindere da quando arriverà la soluzione, rimarrà ai posteri, fermo come quel masso sulla Sp4.