Quantcast
LiguriaNews Genova24 Levante News Città della Spezia Voce Apuana TENews

Le Istituzioni Informano di La Voce Apuana - Comune di Aulla

Lunigiana nel nome della Provincia, l’intervista a Valettini: «E’ un territorio che merita di essere riconosciuto»

«E' un'opportunità per Massa-Carrara e a risentirsene dovrebbe essere La Spezia: la Lunigiana non è in vendita, ma non vuole neanche essere svenduta»

AULLA – Inserire il nome Lunigiana nella provincia di Massa-Carrara è la proposta del sindaco Roberto Valettini che è rimbalzata su tutti i mezzi di comunicazione nazionali. In realtà, si tratta di una scossa che torna a smuovere le acque di quella che è una tendenza indipendentista tipica della Lunigiana di cui i suoi abitanti non riescono proprio a fare a meno. Ma gli si può davvero dare torto o si può tentare di capire il perché di tale richiesta? Si parla, d’altronde, di un territorio che da sempre ha una sua anima e una sua identità e che si trova incastonato in una provincia di cui ricopre la maggior superficie geografica e ne costituisce ben 14 comuni su 17. E visto che non è possibile ricostruire la vecchia Lunigiana Storica, perché la Provincia non può vedere aggiunto il nome del territorio più grande senza il quale neppure esisterebbe? Perché non può sfruttare il potenziale che sta nel nome Lunigiana? E’ chiaro che Lunigiana, Massa e Carrara non possano esistere come “provincia” le une senza le altre, e abbiamo così chiesto delucidazioni sulla proposta direttamente al primo cittadino.

Sindaco, sappiamo che il presidente della Provincia Gianni Lorenzetti in un primo momento ha espresso contrarietà alla sua proposta, ma poi le cose sono andate meglio, giusto?

«In questi giorni ho parlato con lui e, al di là del fatto che la proposta sia uscita in modo non concordato, e che ne è stato colto di sorpresa, il presidente ha ragionato con me che non si tratta di un’idea peregrina perché la Lunigiana ha anzitutto un’identità sua che le deve essere riconosciuta, ha una sua storicità, ha ben 14 comuni su 17 della provincia, ha tre quarti della superficie e quindi merita di essere inserita nella dicitura almeno nella maniera che ho proposto, perché non si tratta di una questione di forma, ma di principio, di sostanza.»

La sua proposta, in realtà, è un’opportunità a doppio senso, sia per la Lunigiana sia per la Provincia di Massa e Carrara, giusto?

«Certo. Perché la Lunigiana in molti non sanno dov’è, e se la inserisci in una provincia di cui non si sa molto, come in questo caso, a parte che si trova a nord della Toscana, il ritorno è minimo. Aggiungendo il nome Lunigiana dal punto di vista turistico, istituzionale ed economico si avrebbe una ricaduta per tutti.»

E come la mettiamo con La Spezia? Loro si sentono parte della Lunigiana storica. Si sentono, in qualche modo, lunigianesi.

«Infatti dovrebbe essere la Provincia di La Spezia a risentirsi di questa proposta, e non di certo quella di Massa-Carrara, perché la Lunigiana storica ricomprendeva le due province, e nel 1923, quando si è costituita quella spezzina, la Lunigiana doveva passare a Spezia, ma poi così non è stato. Che Massa-Carrara si svegli perché la Lunigiana non è in vendita, ma non vuole neanche essere svenduta. Va compresa l’opportunità e non solo.»

Dal punto di vista procedurale, invece, ci sarebbero ostacoli se tutti fossero d’accordo?

«Direi di no. Non sarebbe la prima provincia con tre nomi. Ai sensi dell’articolo 133 della Costituzione, è sufficiente una legge ordinaria per aggiungere il nome, perché non si va a modificare superficie, confini o territorio, né a livello endoprovinciale né endoregionale.»

Abbiamo visto che l’on. Cosimo Ferri si è già schierato a favore dell’iniziativa. Cosa chiede, dunque, alla politica?

«Io credo che i politici della provincia di Massa-Carrara debbano rimeditare e rivalutare intelligentemente la proposta. La Lunigiana ha una sua identità, una sua cultura, una sua tradizione, una sua individualità ed è la fetta istituzionale e geografica più grande di questa provincia, è una cosa nella quale credo e chi non ci crede si ricreda. Ora attendiamo di vedere quali sono i parlamentarsi intelligenti e sensibili che porteranno avanti la proposta, e ne avranno il giusto riconoscimento, perché andranno a riconoscere un’identità che questa terra merita.»