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«Io, insegnante vaccinata e additata come ‘no-vax’ dopo le gravi reazioni avverse»

Il racconto è contenuto all'interno di una lettera aperta che un gruppo di insegnanti ha inviato al sindaco di Carrrara, Francesco De Pasquale. «Quest’obbligo vaccinale sembra avere più una valenza punitiva che un’utilità medico-sanitaria. Chiediamo a lei e alla comunità: è ancora lecito avere dubbi?»

CARRARA – Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta che un gruppo di insegnanti contro l’obbligo vaccinale ha inviato al sindaco di Carrara, Francesco De Pasquale. All’interno della lettera è riportata l’esperienza di una docente che ha subìto alcune reazioni avverse importanti dopo la somministrazione della prima dose di vaccino anti-covid.

Egregio signor sindaco Francesco De Pasquale,
ci rivolgiamo a Lei in qualità di primo cittadino della nostra città e di insegnante. Siamo un gruppo eterogeneo d’insegnanti che lavorano in diverse scuole di vario ordine e grado della zona, con diverse esperienze alle spalle e riteniamo importante condividere con Lei e la cittadinanza alcune considerazioni in merito all’ultimo DL, il 172 del 26 novembre 2021, che stabilisce l’obbligo vaccinale per insegnanti e forze dell’ordine. Questo provvedimento porterà, inevitabilmente, alla perdita di insegnanti qualificati che hanno studiato e lavorato una vita per formare bambini e ragazzi e prepararli ad avventurarsi nel mondo. Questo provvedimento porta con sé il dramma della perdita: rinunciare alla libertà di scelta o al proprio lavoro che sappiamo benissimo non essere solo una fonte di sussistenza economica. Perdere la propria coerenza o lasciare gli alunni che a loro volta perderanno alcuni dei loro mentori. Sì, un dilemma etico difficile da affrontare, e immaginiamo che Lei sappia quello di cui stiamo parlando, da insegnante può capire quanto possa essere difficile accettare di lasciare il mondo della scuola. Non solleva qualche dubbio il fatto che proprio dal mondo della scuola, che dovrebbe poi essere quello che insegna il pensiero critico, inteso come l’importanza del mettere in dubbio le certezze acquisite per sviluppare la capacità di elaborare nuove e libere visioni, ma anche il pensiero scientifico, come risultato di un dialogo senza fine tra teorie e ipotesi contrapposte, arrivi un segnale di messa in discussione di quest’obbligo vaccinale che sembra avere più una valenza punitiva che un’utilità medico-sanitaria? Chiediamo a lei ed alla comunità: è ancora lecito avere dubbi?

Rispettiamo molto chi ha deciso di sottoporsi all’inoculazione di questo farmaco, e non abbiamo la certezza di propendere per la scelta più giusta. Ma la questione non è questa: siamo sottoposti ad un provvedimento punitivo che non ha nulla di sanitario: posto che il vaccino non previene la diffusione del contagio, ma agisce sui sintomi gravi della malattia (in altre parole, protegge il singolo), come è scritto sulla sua scheda tecnica e come fino ad oggi sostengono i principali studi pubblicati, come possiamo essere individuati quale veicolo di contagio proprio noi insegnanti che, da settembre, ogni 48 ore ci sottoponiamo a tampone, utilizziamo solo mascherine ffp2 e disinfettiamo tutto ciò che tocchiamo? L’evidenza di un provvedimento che agisce giocando sulla confusione semantica e sulla paura generalizzata colpendo cento persone per educarne mille, è solo frutto della nostra fantasia?

Lo Stato si vanta di aver messo in atto questa misura per proteggerci, peccato che lo faccia negandoci il diritto al lavoro. Citiamo queste parole di Terzani, indirizzate a giovani studenti e studentesse: “voi che siete una nuova generazione, guardate ai fatti, leggete, informatevi, non prendete per garantito niente, non credete a niente di quel che vi viene raccontato, Fatevi la vostra verità, una in cui potrete credere e a cui potrete dedicare la vostra vita. […]La verità è una grande cosa, forse irraggiungibile, ma fatene la vostra meta nella vita, cercatela la verità, cercate anche quella dentro di voi, chi siete, cosa volete fare qui, che cosa ci siete a fare al mondo.”

È bene trattare con molta cautela questo termine, cercando di mostrare la problematicità del concetto. Si può discutere se essa sia una o molteplice, storicamente e contestualmente situata, un sistema di complessi orizzonti di senso, valevoli per la propria reciproca impermeabilità o grazie alla loro capacità di interagire. Popper insegna che non c’è verità senza falsificabilità, e molti grandi prima di lui mostrarono l’intima sua inafferrabilità: quando la verità diventa certezza, essa scade, perde i suoi connotati. In questi ultimi due anni abbiamo sentito centinaia di persone su centinaia di pulpiti gridare le loro Verità, persone che hanno detto tutto ed il contrario del loro stesso tutto…per questo motivo ci sentiamo di introdurre un sinonimo della parola Verità e cioè Autenticità.

È per ribadire la nostra autenticità che abbiamo scelto di affermare un principio, l’inviolabilità del corpo, la sovranità della persona. Per farlo abbiamo passato i nostri giorni e le nostre notti ad accettare il dramma della perdita. Perdita che verrà vissuta dagli insegnanti e dagli alunni, delle classi di qualsiasi ordine e grado in modo certamente travagliato. Vogliamo ora fare anche una considerazione particolare per quei ragazzi che hanno bisogno dell’insegnante di sostegno. Gli alunni e le alunne che hanno diritto al docente di sostegno di solito nella vita e nella scuola, che per ogni studente rappresenta un luogo importante non solo di apprendimento ma anche e
soprattutto di relazione col mondo dei pari e degli adulti diversi dai genitori, fanno più fatica degli altri a raggiungere gli stessi o simili obiettivi. La nostra scuola da anni parla di inclusione, attraverso questa figura, del docente di sostegno, ha creato quella possibilità di realizzarla. Il docente di sostegno ha il compito di fare da filtro e da collegamento tra il ragazzo e la classe, come lezione di contenuti ma anche come contenuto di emozioni, vissuto relazionale. Attraverso questo filtro il ragazzo arriva a utilizzare le sue potenzialità. Per fare questo la prima cosa che l’insegnante deve creare con lui è una relazione di fiducia. Questa relazione speciale, se un insegnante ama il proprio lavoro, si crea con tutti gli alunni ma in modo particolare deve essere ricercata con coloro i quali necessitano del sostegno. Non è possibile aiutare un ragazzo a camminare con le sue gambe usando le sue capacità, partendo con degli svantaggi, cognitivi, fisici, emozionali, se non si crea una relazione. Ci vuole del tempo per farlo, bisogna conoscersi, l’insegnante deve capire i suoi punti di forza e quelli di debolezza, puntando sempre sui primi e aiutandolo a superare e a capire, se gli viene permesso, i secondi. Si diventa un punto di riferimento, un riferimento necessario proprio perché filtro rispetto all’esterno. Lo scopo è fare squadra tutti insieme per raggiungere gli obiettivi che da solo magari sembrerebbero irraggiungibili, ma in due diventano fattibili. Ecco questo bellissimo legame di fiducia e stimolo è una cosa preziosa e necessita di cura, zelo ed interromperlo è un profondo dispiacere per l’insegnante ma può essere addirittura devastante per l’alunno. Ancora una volta stiamo facendo pagare ai ragazzi un prezzo altissimo come se tutto quello che hanno vissuto finora non fosse già stato sufficiente a minare le loro certezze e prospettive.

Di seguito l’esperienza di una collega che racconta quello che ha passato dopo la sua prima dose di vaccino. A nostro parere questa è una testimonianza importante perché la farmacoviglianza attiva non esiste e le persone che vivono effetti avversi non sanno neppure che hanno il diritto-dovere di segnalarli. Se tutte le persone che hanno avuto effetti avversi lo segnalassero il dati riguardo alla vaccinazione sarebbero più completi ed utili al fine di migliorare i farmaci finora utilizzati.

“Io, vaccinata e additata ‘novax’”

Ho fatto la prima dose di vaccino Astrazeneca ad aprile, inizialmente non ero convinta, perché non mi piacevano le modalità con cui veniva presentato, con le migliaia di dichiarazioni scientifiche che cambiavano e si contraddicevano di ora in ora, ma alla fine, dopo l’ennesima quarantena ho deciso di farlo. Ho due genitori anziani, così ho deciso che avrei fatto “il mio dovere” e ho preso l’appuntamento. I primi sintomi post vaccino sono stati un terribile mal di testa, perdita d’equilibrio, respirazione irregolare e alla fine sono arrivati la febbre e i dolori; ho pensato che fosse una “normale” reazione alla vaccinazione, ho preso una tachipirina e sono andata a dormire o almeno c’ho provato, ad un tratto stavo talmente male che non avevo nemmeno la forza di aprire gli occhi, avrei voluto prendere il cellulare e chiamare l’ambulanza, ma ero sola e non avevo le forze, ho pensato che non sarei arrivata al giorno dopo, poi sono svenuta.

Mi sono svegliata 14 ore dopo, stavo malissimo, ma per fortuna non come la sera prima, ho chiamato il medico che mi ha detto di stare a riposo, di monitorare la febbre e di stare tranquilla che erano i postumi del vaccino, anche se un po’ bruschi. La febbre è durata una settimana poi è passata ma il mal di testa, la perdita dell’equilibrio e l’affanno invece sono rimasti. I sintomi via via che passava il tempo sono diventati sempre più debilitanti, il giorno del richiamo non riuscivo nemmeno a stare in piedi e quindi ho deciso che non avrei continuato il percorso vaccinale, sicuramente non prima di capire cosa mi stesse accadendo. Poi è esploso il caldo, ed insieme al caldo il fuoco, un fuoco interiore che in certe giornate esplodeva ogni 20/30 minuti ed arrivava a durare anche alcuni minuti, al che ho iniziato a preoccuparmi e sono andata dal medico per fare accertamenti… Mesi di calvario in cui mi sono sentita dire tutto e il contrario di tutto, alla mia domanda se potesse esserci una “qualche” correlazione con il vaccino i medici mi hanno risposto di si a voce ma nessuno si è preso la responsabilità di mettere per iscritto la cosa, nemmeno una semplice, quanto vaga e remota ipotesi, niente, alla fine siamo arrivati a settembre, continuavo a stare male e nessuno ci capiva nulla, ho chiesto se avessi almeno diritto a una sospensione dal vaccino in attesa di accertamenti, visto che già si parla di un possibile obbligo vaccinale per il personale docente, la risposta è stata: “No, l’esenzione viene rilasciata solo ed esclusivamente a chi ha avuto reazione allergiche al vaccino, tu stai manifestando reazioni avverse, quindi non ne hai diritto” e quindi vai di tamponi ogni 48 ore…

Arriviamo ai primi giorni di dicembre quando per caso, parlando con la farmacista convinta che avessi l’esenzione visto che le avevo raccontato la mia storia, scopro che avevo diritto all’esenzione (almeno fino al 31 dicembre) e mi dice di recarmi al centro vaccinale e di parlare con i medici, così faccio e finalmente ottengo ciò che era in mio diritto avere da più di 7 mesi…

Tra aprile e dicembre ho speso tra visite, analisi, medicine e tamponi oltre 2000 euro senza contare le prese in giro di chi mi credeva pazza e gli insulti quotidiani di chi, vedendoti in fila a fare il tampone, ti tratta come un appestato, un delinquente, una persona ignobile, un cittadino di serie Z. Non sono mai stata contraria ai vaccini, non a prescindere, se così fosse non avrei fatto la prima dose, ma trovo veramente assurdo quello che sta accadendo nel nostro paese e quello che mi è capitato, non ce l’ho con chi non si è preso la responsabilità di aiutarmi a far si che i miei diritti fossero riconosciuti, alla fine li comprendo perché mi rendo conto di cosa significhi stare dalla parte “sbagliata”, ce l’ho con chi lo ha permesso, con chi ha fatto si che ci fosse una parte giusta e una parte sbagliata, con chi ha innescato un meccanismo inumano facendo leva sulle paure, più che sacrosante delle persone, attuando una politica dell’odio, un odio fomentato attraverso un linguaggio più che discutibile, un linguaggio ed un atteggiamento inumani che si scagliano contro una minoranza che, di fatto, sta semplicemente esercitando un diritto: il diritto di scegliere.

Quello che vedo è una popolazione che sta rinunciando alla propria umanità in nome di una presunta, quanto labile, sicurezza sanitaria perché vittima di una politica dell’odio. E allora mi chiedo a che punti dovremmo arrivare prima di comprendere che questa non è la strada giusta?

Nessuno ha voluto una situazione simile, nessuno probabilmente si sarebbe mai immaginato quello che è successo, siamo stanchi, scoraggiati, spaventati ma non è facendo la guerra alle persone che ne usciremo “migliori”, nonostante quanto mi sia capitato non dirò mai a qualcuno di non farsi il vaccino, rispetto la paura delle altre persone, rispetto le loro motivazioni, le loro scelte, ma vorrei che fossero rispettate anche quelle degli altri.”

Signor sindaco, non è forse vero che la scienza procede per prove ed errori? Perché negarlo? Non è scientificamente possibile essere certi degli effetti che questi trattamenti possono provocare nelle persone a breve, medio e lungo termine perché li stiamo usando da troppo poco tempo, quindi perché negare la ragionevolezza del dubbio? Perché, invece di arrivare all’obbligo vaccinale non si potenzia la medicina del territorio e si continua a negare che esistono cure che stanno dando ottimi risultati da mesi mentre molti medici di base e l’Asl continua a prescrivere, in caso di sintomi covid, Tachipirina e vigile attesa?

Sappiamo che sono quesiti complessi ma forse non così tanto e comunque siamo certi di rivolgerli alla persona giusta. Crediamo in questo momento sia importante costruire e attraversare momenti di confronto, per questo parteciperemo alla lezione in piazza sul tema dell’inclusione, organizzata da lavoratori e lavoratrici contro le sospensioni e per la difesa della scuola pubblica e della salute pubblica, mercoledì 22 dicembre a Massa in piazza Palma alle ore 15, invitiamo Lei e la cittadinanza a partecipare. Ringraziamo per l’attenzione, buon lavoro.