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«L’Autorità Portuale deve escludere che l’ampliamento del porto causi erosione»

L'assemblea dei Paladini Apuoversiliesi: «Tutti insieme nella richiesta delle prove che il progetto non incrementerà il fenomeno». Preoccupati anche i sindaci di Massa e Forte dei Marmi

MASSA-CARRARA – Affollata assemblea dei Paladini Apuoversiliesi il 17 dicembre via zoom. Oltre ai soci, era presente una nutrita schiera di balneari da Massa, sino a Forte dei Marmi, poi i camping della Partaccia, cittadini studiosi, esperti, Italia Nostra, Legambiente, “a testimoniare – dice Orietta Colacicco, presidente dei Paladini – che il momento è veramente critico e la preoccupazione è di tutto il comprensorio Apuoversiliese”. Umberto Nesi, consigliere dei Paladini e imprenditore di Massa, ha commentato attraverso immagini storiche a partire dal ‘900 la progressione dell’erosione sulla costa apuana, dopo la realizzazione del Porto di Carrara, quindi sono stati proiettati i progetti dell’ampliamento del porto del 2002, 2015, 2020, sino ad arrivare a quello ora previsto, proposto dal socio Tito Franzini nelle diverse fasi di riempimento rispetto alla situazione attuale.

“Certo non un progetto esile – ha detto Colacicco – come ci era stato detto, considerati una nuova banchina che parte dal piazzale città di Massa, speculare all’esistente e, parrebbe, delle medesime dimensioni e il prolungamento della diga foranea almeno di 450 metri. Difficile pensare che l’ampliamento non farebbe accelerare molto il fenomeno erosivo, che è già devastante in alcuni punti della costa”. “Con un rischio per tutta l’economia del mare – ha aggiunto Paolo Corchia, consigliere e fondatore dei Paladini e vicepresidente di Federalberghi – senza contare la perdita per tutto il patrimonio paesaggistico culturale e artistico dell’intero territorio. Stefano Gazzoli, presidente regionale Confesercenti Fiba Toscana, ha quindi relazionato sulla situazione della costa minacciata in Versilia e già compromessa nella zona apuana, dove “negli ultimi anni c’è stato un calo di affluenza del 30% non solo per il distanziamento necessario per il covid, ma proprio perché non c’è più spazio”.

Secondo Gazzoli, l’annunciata ripartenza del ripascimento a Poveromo, un intervento in ritardo di due anni, è benvenuto, ma marginale, rispetto a un programma preciso più che mai necessario, che comunque dovrebbe essere attuato prima di ogni e qualunque ampliamento del porto. Un’opera questa che porta con sé, ha continuato il geologo Riccardo Caniparoli, consigliere nazionale Italia Nostra, anche un alto rischio idrogeologico per i lavori previsti alla foce del Carrione, posti dodici allagamenti e i quattro eventi alluvionali verificatisi dal 2003, ultimo quello del 2014, un ricordo che non fa dormire gli abitanti di Marina di Carrara. Opera, la cui liceità secondo il professore sarebbe molto discutibile e neanche realizzabile da un punto di vista giuridico legale.

Forte poi si è alzata la voce del professor Riccardo Canesi già deputato e docente di geografia, “manca la memoria su quello che è successo sette anni fa quando Marina si è trovata coperta da 80 centimetri di acqua. La costruzione del piazzale Città di Massa già a suo tempo ha sconvoltogli equilibri, contrastando la naturale evoluzione del Carrione. Anziché pensare di demolirlo anche parzialmente, si pensa di rafforzarlo. costruendo un nuovo molo. Già nel 1752 un ingegnere francese relazionava criticamente sull’ipotesi di un “porto dei Massi”, proprio per la sua critica posizione”. “Del resto la commissione Lizzoli aggiunge Colacicco nel 1801 definiva un porto a Carrara come innaturale, che avrebbe portato un’erosione di 200 passi ogni 52 anni. E’ quello che è successo.”

Dopo questa fotografia per dare una visione di un vero futuro sostenibile ha preso la parola il professor Paolo Ricotti, economista d’impresa, già amministratore delegato di importanti gruppi nazionali e internazionali, docente all’Università Statale di Milano Bicocca e fondatore di Planet Life Economy Foundation, associazione che dal 2003 si occupa di dare concretezza ai principi della Sostenibilità, promuovendo la realizzazione di un nuovo modello economico e sociale. Dal 2013 la Fondazione è membro del consiglio nazionale della Green Economy, struttura consultativa dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico e dal 2016 è membro dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile. “Il tema della sostenibilità – ha detto Ricotti – è oggi abusato e stiracchiato nella direzione degli interessi di chi lo utilizza per giustificare le proprie attività, spesso proprio in contraddizione con quelle logiche, così creando i famosi effetti di green-washing: affermazioni apparentemente green, ma che risultano nella realtà solo di facciata e non di sostanza. Il vero concetto di sostenibilità si basa sulla massima smaterializzazione possibile, anziché ampliare occorre demolire e riprogettare in maniera sostenibile, poi il minimo impatto ambientale e sociale, cioè senza modifiche nel paesaggio e delle condizioni pedo geo-climatiche del territori, da ultimo un’economia che faccia perno e valorizzi le forze, le tradizioni e le caratteristiche del territorio. Questo porta a un modello economico strategico sostenibile nella direzione delle forze più immateriali possibili e a elevato valore aggiunto. Noi le abbiamo classificate come prodotti e servizi collegati ai beni e bisogni di natura culturale come l’arte, la musica, l’intrattenimento, lo spettacolo, lo sport, l’enogastronomia di qualità ed eco-sostenibile, i beni storici, i beni naturali, i beni relazionali, l’internet e, appunto, il turismo. Se si vuole orientare l’economia a un suo sviluppo davvero sostenibile occorre ridurre le attività collegate alla materia, e aumentare quelle collegate all’immateria che, nel caso del territorio in questione, vuole dire orientare ogni attività alla salvaguardia e sviluppo delle attività turistiche, delle risorse materiali del paesaggio, come le spiagge e quelle immateriali, come le attività culturali che le sostengono. L’ampliamento del porto così come sarebbe previsto è un’operazione non sostenibile di green-washing perché va nella direzione opposta, perché è un processo materico, mentre la conversione in porto turistico proposta dai Paladini, (su interpretazione del socio architetto Tiziano Lera, e con una banchina per il commerciale) senza alcun ampliamento, promette sviluppo del turismo in tutte le sue componenti storiche, di paesaggio, di relazione, di cultura e di svago come ulteriore propensione”.

Quindi la parola ai sindaci sugli aspetti strettamente connessi erosione e ampliamento porto. Bruno Murzi di Forte dei Marmi, nel raccomandare a tutti i presenti di sensibilizzare ulteriormente tutte le categorie economiche interessate, ha confermato il sostegno all’operato dei Paladini e l’impegno del Comune di Forte dei Marmi nel contrastare il manifestarsi del fenomeno erosivo in tutte le sedi opportune e attraverso le forme sia politiche, che legali. Va ricordato che sul precedente accordo di programma per l’ampliamento del porto firmato da Regione, Comune di Carrara e Autorità Portuale della Liguria Orientale pende un ricorso al Tar, firmato dal Comune e dai balneari di Forte dei Marmi, da alcuni balneari di Montignoso, oltre ad alcuni balneari e camping di Marina di Massa: Partaccia.

Il sindaco di Massa Francesco Persiani quanto al porto ha sottolineato la necessità di fare chiarezza, nel lamentare “come non sia stata e non sia permessa un’interlocuzione con i Comuni vicini”, quanto alla risistemazione e al ripristino della spiaggia, ha confermato di voler seguitare un non facile dialogo con la Regione e l’impegno per il piano dell’arenile. Tanto più ha ricordato Enrico Ghiselli, assessore all’ambiente del Comune di Forte dei Marmi, che alla fine del Forum Internazionale delle coste e del mare del 2018, i sette sindaci firmarono un documento inviato alla Regione, con cui chiedevano la programmazione del ripascimento. I problemi da risolvere sono urgenti. “Stiamo da tempo seguendo e studiando ogni aspetto dal punto di vista legale – ha detto l’avvocato Anna Schiaffino di Massa, segretario dei Paladini, e siamo pronti ad avvalerci di studi legali specializzati”.

“Bisognerà essere uniti e compatti per questa duplice battaglia – ha ripreso Colacicco – utilizzare tutti gli strumenti, e muoversi insieme tutti i portatori di interesse, categorie economiche, associazioni ambientaliste, Paladini” ma anche amanti del territorio, ha ricordato Umberto Donati, vicepresdente dei Paladini. “Come primo atto di una strategia – ha chiuso Colacicco – i Paladini prepareranno una richiesta formale all’Autorità Portuale per ottenere le prove e i documenti che proverebbero che l’ampliamento non porterà erosione. Invitiamo a firmarla tutte le categorie economiche, le associazioni ambientaliste e chiederemo l’appoggio dei sindaci. C’è già l’assenso di Fiba e dell’Unione Balneari di Forte dei Marmi”.